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10 ottobre 2022

Il Lunedì Leggo - La Felicità del Lupo di P. Cognetti

Cognetti è ormai una voce che mi fa sentire a casa.
A casa anche fra quelle montagne, che poco frequento, che più vorrei scalare.
A casa fra uomini solitari, dai destini incerti, dalle famiglie ingombranti.
A casa fra riferimenti letterari, sogni di indipendenza, incontri fra animi simili.
Mi sento a casa, anche quando mi chiedo: ancora?
Un altro racconto fra le montagne, un altro quarantenne in crisi, che cerca nelle solitudine, nel lavoro fisico, un'altra via, un'altra vita?
Sì, mi ci sento a casa, in questo racconto scarno e secco, in questi personaggi che si incrociano, si sfiorano, si scontrano e si cambiano in quel di Fontana Fredda, lì dove pure i lupi, dopo anni di assenza, stanno tornando.


È lì, che da Milano, è andato rifugiarsi Fausto.
Scrittore in crisi, separato pur non essendosi mai sposato, si reinventa cuoco, nella cucina di Babette, un'altra donna sfuggita dalla città, portando fra quelle montagne una casa, un focolare, come la Babette del film. Lì, trova lavoro anche la giovane Silvia, che dall'alto dei suoi 27 anni ancora non sa cosa vuole fare. Vuole vivere, vuole viaggiare, vuole mettersi alla prova, arrivando fino ad un rifugio, non il suo, non ancora.
E poi, c'è Santorso il burbero, il solitario, il futuro che è anche il passato, lui e il suo gin segreto, che li osserva e che si isola, che si arrabbia con se stesso, con gli anni e gli acciacchi che si fanno sentire.
Dall'autunno all'estate, l'anno che li vede scambiarsi ricordi e desideri passa in fretta, passa al ritmo della montagna, dove l'estate si attarda ad arrivare e dura troppo poco.
Dove la felicità non è uguale per tutti, c'è chi la trova nella piena libertà che la montagna offre, chi in un sogno da realizzare, chi ancora è come un lupo, che deve spostarsi, sempre.
Sono le loro voci, che si alternano, a farmi sentire a casa.
Voci che sembra di conoscere, ma che sono in realtà nuove.
Con Fausto, ovviamente, con i suoi dubbi e il suo desideri di solitudine, con i suoi riferimenti letterari, ad essere fantoccio di Cognetti stesso.


Lo capisci, ormai, ora che credi di conoscerlo bene, ora che hai letto quasi tutto di lui e che per non farti mancare niente, te lo sei pure ascoltato.
Lo hai accompagnato su nel grande Nord assieme all'amico Nicola Magrin, in quel viaggio a lungo sognato che parte dalla tomba di Raymond Carver a Port Angeles, e arriva su, su, fino all'Alaska, al Magic Bus dove Alex Supertramp ha trovato la morte.
Un podcast, Sogni di Grande Nord, pieno zeppo di citazioni, da Thoreau a London fino ovviamente a Hemingway e Krakauer, di riflessioni sulle scelte di chi si isola, di chi viaggia per ritrovare se stesso, di chi sfida se stesso e la natura, di viaggi attraverso le pagine dei libri degli altri, quelli che hanno formato una mentalità, uno stile, una vita.


E finisce che li ritrovi tutti, questi Maestri e queste ispirazioni, nella secchezza, nella precisione, nella  poesia, che si respira fra le montagne di Fontana Fredda. 
Finisce che ti senti a casa pure a bordo di un camper che percorre chilometri e confini, nella natura selvaggia e nelle contaminazioni degradanti dell'uomo fra Canada e America, inseguendo un sogno e i sogni degli altri.
Succede, se trovi la voce giusta, quello di uno scrittore che a lungo ha cercato la sua.
Succede, se i sogni sono simili, anche se tu le montagne ancora resti a guardarle dalla finestra.
Prima o poi, ti ripeti, gli scarponi tornerai ad indossarli. 

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