Pagine

26 aprile 2024

Kindling - Un'estate da ricordare

Andiamo al Cinema a Noleggio

È l'estate in cui 5 amici da sempre devono ritrovarsi.
Due di loro tornano dall'università, cambiati e un po' imbarazzati, ad accoglierli chi è rimasto trovando un lavoro in una libreria, che li informa che sì, sembra che il tempo per uno di loro sia agli sgoccioli, il cancro ormai è diffuso, al suo fianco, ancora, sempre, oltre ai genitori il quinto membro del loro gruppo, che dalla famiglia è stato quasi adottato.
Si ritrovano, tutti e cinque, in imbarazzo per quella malattia, per quella fine ormai certa, per passare almeno una settimana insieme.
A ricostruire i ricordi.
A bruciarli, poi.
Questo il suo desiderio: un grande falò, grazie a cui continuare a vivere attraverso i cinque fondamenti della sua vita, rappresentati da ognuno di loro, che dovranno trovare un simbolo le cui ceneri arriveranno fino all'atmosfera: gli amici, la famiglia, la casa, l'amore e il proprio paese.


A complicare le cose ci sono:
- una madre preoccupata e ingombrante che si scontra con un padre che vive il lutto in modo diverso, 
- la distanza che nel mentre si è creata fra chi se n'è andato e chi è rimasto, 
- e una ragazza, a cui nascondere il proprio segreto, con cui passare più tempo rispetto a quegli amici tornati per lui, a cui non dire della sua condanna, del suo tempo limitato, fingendo almeno un po', almeno un altro po', la normalità.
Fino all'inevitabile scontro, con la realtà, con i segreti, con le recriminazioni egoiste.
Fino alla pace, da sancire fra le lacrime davanti a quel falò in cui bruciare, per far vivere in eterno, i loro ricordi.
Così lo avrei scritto Kindling.
Così, purtroppo, Kindling non è scritto.


Connor O'Hara amplia il suo cortometraggio del 2016 con George MacKay trovando in George Somner un sosia credibile, e se lì, in un quarto d'ora appena, il centro era il falò, qui è chiamato ad allungare la storia che gli sfugge di mano.
Taglia momenti, taglia spiegazioni, inserisce improvvise litigate, improvvise rimostranze e a farne le spese è l'unitarietà del racconto. Che si disperde e si allunga in notti che con il conto alla rovescia allo scadere, devono contenere tutte le riappacificazioni del caso, compresa una morte evitata.
Spiace fare le pulci a una sceneggiatura che si ispira a fatti veri diventati ancora più drammatici nella realtà, in cui Connor ha perso due amici in breve tempo, ma la sensazione è che in sala di montaggio abbiano vinto i momento da videoclip rispetto alle parole, sacrificando passaggi fondamentali e cercando conflitti improvvisi troppo improvvisi.
Fortuna che Wilson Mbomio ha lo sguardo malinconico giusto, Conrad Khan il fascino che resta anche se fra questi 5 amici diversi fra loro, che solo nei momenti di montage sembrano uniti, a spiccare è Mia McKenna-Bruce, già vista in How to have sex e che dimostra di essere un volto da tenere d'occhio vista la sua naturalezza.


Poteva essere un bellissimo dramma inglese che quando deve sdoganare il lutto e metterci il suo humor, nero, inglese, ci sa fare.
Resta un'occasione mancata che non perde l'occasione di cercare la lacrima facile in un finale lasciato alle note di Harry Brokensha che, nonostante tutto, sa colpire.

Voto: ☕☕/5

2 commenti:

  1. L'avevo adocchiato perché sembrava avere le carte in regola per piacermi. Però aspettavo qualcuno che si sacrificasse per vedere se meritava, e a quanto pare no

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sono immolata nella speranza di un piccolo film inglese da amare, ma dopo il primo quarto d'ora ho capito che qualcosa non andava. Ho continuato solo per capire quante altre cose ancora poteva sbagliare il regista.

      Elimina