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30 gennaio 2026

Blue Moon

Andiamo al Cinema a Noleggio

È sempre questione di tempo, con Richard Linklater.
Quello che passa, quello che sfugge, quello che manca e quello che torna.
E quello che resta chiuso in una sera, una sera fatale, in cui vincere e perdere, gioire e rattristarsi, ripensare a vecchi successi, scriverne di nuovi, cercare vecchi amori, scriverne di nuovi.
La sera in questione è quella della prima di Oklahoma! il musical che rinverdisce la scena dei musical a Broadway, un nuovo classico anche per chi vi ha assistito e sta festeggiando il compositore e il paroliere Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II.
Il luogo in questione è il Sardi's, a Broadway appunto, rifugio per scrittori e aspiranti musicisti.
Il protagonista, assoluto, è Lorenz Hart.
Che con Rodgers formava la coppia perfetta, quella che ha portato successi come The Lady Is a TrampManhattanMy Funny Valentine e Blue Moon, ovviamente, alla ribalta.
Ma Hart è inaffidabile, un gran paroliere, una grande mente, ma che eccede nei festeggiamenti, che beve e si inebria, che si perde e passa nottate che diventano giornate in cui a teatro non si presenta, in cui Rodgers è chiamato a cavarsela. Non è così che vuole lavorare Rodgers, che ha trovato un nuovo compagno a cui affidare le parole della sua musica, che ha trovato il successo, quello vero, in una serata tutta per lui che però diventa tutta per Hart, almeno per noi.


Lo vediamo arrivare Hart, e sedersi al banco, in attesa e pieno di invidia e un filo di risentimento ben camuffati dietro a un fiume di parole, lo ascoltiamo condividere confidenze e ricordi e fattarelli al barista che elude più di una volta la parola data a non farlo bere, al pianista della serata, un soldato in licenza, ma anche a E. B. White, sì, lo scrittore di Stuart Little, a Stephen Sondheim, sì, il futuro compositore, a George Roy Hill, sì, il futuro regista.
Personaggi di un universo grande ma che diventa piccolo dentro Sardi's, in cui ci si scontra ci si confida, ci si ispira.
E ascolta, Hart, ascolta le promesse di Rodgers per future collaboraizoni, ascolta i sogni di quel soldato pianista, ascolta le parole, il ritmo, la vita degli altri, anche di Elizabeth Weiland, sua giovane musa, sua aspirante amante che però no, non lo vede in quel modo. Nemmeno lei.
E Hart, come si vede? Come uno scrittore fallito? Come un amico invidioso? Come un beone da bar che non riesce a dire di no a un bicchierino e non sa stare zitto con i suoi pensieri, ma li deve condividere, con chiunque sia a tiro?


È questione di tempo per Richard Linklater, quello della nostalgia per un passato di creazioni felici e per un futuro che qualcosa può ancora riservare.
E di tempo da passare dietro la macchina da presa sembra averne avuto parecchio in questo anno in cui escono due sui film mentre il decennale Merrily We Roll Along è ancora in produzione.
Se per Nouvelle Vague che guarda ancora al passato e ancora al cinema, a quello francese ovviamente, dobbiamo aspettare marzo per l'uscita in sala, Blue Moon è arrivato direttamente e silenziosamente a noleggio.
Forse perché intriso di una cultura americana per appassionati, forse perché molti di quei volti e di quei nomi che ruotano attorno a Lorenz Hart non sono così riconoscibili o così vendibili per i distributori italiani. Non lo è nemmeno Lorenz Hart per dire, che prima di vederlo incarnato da Ethan Hawke mica conoscevo.
Un Ethan Hawke perfetto nel suo essere sornione e fragile, affascinante e malinconico, anche camuffato così, con un parrucchino poco donante, con la bassa statura di Hart messa in scena grazie a specchi e prospettive che un po' tirano fuori dal racconto, va detto. Che procede per parole, per un fiume di parole in piena, con giochi di parole e parole ispirate, con parole di confronto e parole di conforto.
Se Andrew Scott è l'amico ferito che una mano la sa ancora tendere, se Margaret Qualley è un'affascinante ragazza piena di vita ma forse fuori epoca con quel suo sorriso smagliante, è Bobby Cannavale, barista e psicologo, a spalleggiare al meglio Hawke. Ad ascoltarlo, a dargli ancora un bicchiere, a proteggerlo come può.


Il film è tutto qui, dentro un locale, dentro una festa, dentro un successo che però è di altri.
Una serata come un'altra che però è speciale, una serata in cui rimanere al caldo, al chiuso, ancora per un po'. Prima che la pioggia arrivi a portar tutto via.
Nonostante la cultura prettamente americana che nella colonna sonora incessante, come nei riferimenti, come nelle apparizioni speciali, impregna Blue Moon, il ritmo, il tempo, le parole di Linklater sono sempre quelli giusti su cui accordarsi.

Voto: ☕☕/5

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