Pagine

14 gennaio 2026

Primavera

 Andiamo al Cinema

Pio Ospedale della Pietà, Venezia.
Bambine vengono abbandonate, a volte per un po', a volte per sempre e vengono cresciute ed educate in modo religioso, viene loro insegnato a leggere, a scrivere, a suonare, se c'è del talento. Aspettando un marito che paghi la loro dote, aspettando dentro quelle mura senza mai conoscere il mondo là fuori, ripagando la loro educazione con pii lavori domestici, con la musica. 
La musica che per alcune diventa una fuga, diventa un modo di esprimersi e di farsi apprezzare, anche se nascoste da una maschera, dietro a una grata.


Dopo Gloria! viene la Primavera, che ci riporta a Venezia, questa volta non quella condannata dagli editti napoleonici ma quella in guerra con i turchi, a segnare il destino di Cecilia.
Orfana e abbandonata, arrabbiata con quella madre che non l'ha voluta e che non è venuta a riprendersela, promessa sposa ad un ufficiale in guerra, ma violinista eccezionale che messa da parte l'umiltà, brillerà sotto la direzione di don Antonio Vivaldi.
Un Vivaldi tutt'altro che famoso, povero e dalla salute cagionevole, tornato a Venezia accettando a paga ridotta la direzione dell'orchestra della Chiesa della Pietà scoprendo un talento da illuminare, illuminandolo con le sue sonate e i suoi concerti.
È un'intesa facile da mal interpretare, quella tra un maestro e un'allieva e una comunanza di spirito nel trovare nella musica quella libertà che manca alla loro vita.
È sempre questione di denaro, però, di denaro e di libertà, quella che si pensava di volere fuori dalle mura del convento, quella che invece si raggiunge grazie alla musica.


Viene facile e naturale fare un paragone con il Gloria! di Margherita Vicario. 
Stessa ambientazione, stessi temi, anche se qui si mette da parte l'amicizia femminile e la coralità delle storie a favore del mito di Vivaldi, delle sue musiche che catturano e di uno sguardo meno pop e meno moderno anche alla regia.
Damiano Michieletto viene dal teatro e lo si nota nella messa in scena, con il montaggio non sempre capace di esprimere l'intensità della musica suonata, affidandosi più alle reazioni dei vari personaggi di contorno come sentinelle d'emozione.
Valentina Bellè, aristocratica giuliva ma empatica, Andrea Pennacchi governatore da cliché e Fabrizia Sacchi priora dura capace di sorprendere, sono lì anche per questo, per far brillare ancor più una Tecla Insolia a cui basta uno sguardo per stregare, voce narrante mai pedante in lettere di fuoco e un Michele Riondino a tratti fuori fuoco, nel caricare il suo Vivaldi di cenni e di malanni che migliora quando il montaggio non lo limita.


Se li si deve confrontare, Gloria! vince nella sua originalità e nella sua bellezza femminile di un racconto femminile, femminista e universale che anela alla libertà e che non ha bisogno di grandi nomi per imporsi.
Ma i confronti non sono mai giusti, soprattutto per quello che è un altro esordio, che funziona, appesantendosi solo nel mezzo quando i colpi di cannone svegliano una sceneggiatura che rischiava di incartarsi e consegnando un finale non troppo lieto, va detto, se si è cinici (o realisti).
Meno televisivo di quanto una locandina bruttarella poteva far pensare, quello che è il primo film visto su grande schermo dell'anno è un film italiano di qualità che va a scavare in una storia poco nota, arrivando magari in ritardo, ma riuscendo comunque a colpire.

Voto: ☕☕/5

1 commento: