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10 marzo 2026

Il Suono di una Caduta

Andiamo al Cinema

Una fattoria nella campagna dell'Altmark, in Germania.
Quattro donne di quattro generazioni diverse che l'hanno abitata, vissuta, lasciata.
Quattro donne, bambine, adolescenti, giovani adulte, che tra quelle mura hanno sperimentato le pulsioni verso la morte e verso il sesso, testimoni di segreti, di una Storia che le sfiora.


Alma, è una bambina, la più piccola di casa, che viene presa in giro dalle sorelle, che rimane impressionata dai loro scherzi, che ruotano attorno a una sorella morta che porta il suo stesso nome e sembra assomigliarle tanto, che si rende testimone dell'amputazione che salva il fratello dalla chiamata alle armi e del matrimonio combinato che diventa invece una sentenza per la sorella.
Erika è un'adolescente, che dal corpo amputato dello zio è attratta, tanto da osservarlo di nascosto, da avvicinarsi mentre dorme, da non sentire i richiami del padre che la vuole a lavoro, presa com'è dalla fascinazione per quella gamba che non c'è più.
Angelika è un'altra adolescente e anche lei gioca in modo pericoloso con lo zio e con il cugino, li provoca, li sfida, in quegli anni '80 più liberi sessualmente ma ancora tesi se si vive vicino al confine che divide in due la Germania.
Infine, Lenka e Nelly, ancora bambine, che in quella fattoria ci arrivano ai giorni nostri e assieme ai genitori devono rimetterla in sesto, esplorando dove si fa più pericolosa, cercando nuove amicizie che possono mettere in allarme.


Mascha Schilinski racconta queste quattro storie unendole come fossero un racconto unico, chiudendoci dentro i muri spessi di quella fattoria, facendoci poco a poco respirare l'aria di una natura brulicante di dettagli, immergendoci in un fiume che scorre e come noi è testimone del tempo che passa.
Se le immagini bucoliche, se gli interni ricchi di dettagli, se la composizione delle scene girate in - stregano e avvolgono lentamente nella loro atemporalità, sono le voci narranti, sono i pensieri e le tentazioni e le riflessioni di queste donne a fare il racconto, che si compone di alcune banalità, di alcune poesie, di frasi e sentimenti che appesantiscono non poco i 155 minuti di durata.
Dentro a questo racconto, si perde il senso del tempo, però, soffrendo per la fragilità e l'impressionabilità di Alma, cercando di ricostruire l'albero genealogico di Erika, sopportando poco i modi sbrigativi e disinibiti di Angelika, che tutti giudica meno se stessa, e infine sentendo la solitudine e la voglia di essere viste di Lenka e di Nelly.
Donne, prese dagli impulsi della vita e della morte, che si sentono sole e depresse, attratte vuoi da quello che non possono avere, vuoi da una fine che sembra più lieta. Quasi a chiamarle, fantasmi del passato che ancora vivono in quella fattoria, fantasticando sulla loro morte, su quella caduta e il suono che produrrebbe.


Il Suono di una Caduta ha vinto a Cannes il Premio della Giuria ed era il candidato della Germania agli Oscar pur non arrivando alla cinquina finale.
Fresca della visione della prima stagione di Heimat, mi ci sono immersa cercando e in parte trovando un linguaggio simile.
Anche nel 1984, le frasi ad effetto e le riflessioni poetiche non mancavano, anche lì una casa, un villaggio, era il vero protagonista con lo scorrere del tempo e delle epoche a vedersi sui volti della famiglia Simon e sulle generazioni che si formavano.
Nei tre anni per scriverlo, nell'anno di ricerca del cast e infine negli appena 34 giorni di riprese, Mascha Schilinski sembra metterci un senso più profondo ma non immediato, con la voglia di cercarlo che manca mentre si alternano le storie, le epoche, le protagoniste, mentre se ne predilige una e si è poco interessati all'altra, mentre il sesso nelle sue pulsioni sembra sempre più presente e la morte fa da richiamo.
Nonostante la bellezza tecnica, il rigore nella fotografia e nella ricostruzione, la sensazione è che queste storie si sfiorino senza intrecciarsi, si autoalimentino senza trovare una conclusione, lasciando solo il ricordo di una fotografia impostata e sbiadita, tante domande, e poco più.

Voto: ☕☕/5

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