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27 giugno 2026

In The Grey

Andiamo al Cinema

Sono una spettatrice semplice, certo preferisco il cinema d'autore, le commedie sofisticate, l'animazione migliore e le piccole perle indie, ma se esce un nuovo film di Guy Ritchie, stai sicuro che me lo vede.
Sarà per quello stile di cui infonde sempre i suoi prodotti il regista inglese, sarà per gli attori che sceglie, ma anche se la storia è sempre quella, con l'azione ad avere la meglio sui dialoghi e tutto a trasformarsi in un grande giocattolone che Guy si diverte a comporre, rompere e far esplodere, io ci sarò.
Colpevole di non aver ancora visto quel MobLand che una patina di seriosità in più sembra averla, mi sono rifatta con In The Grey.


La trama è piuttosto semplice: c'è un boss mafioso che deve un miliardo di dollari a un misterioso finanziere, c'è un'avvocata che decide di prendere l'incarico per riaverlo quel miliardo, e ci sono i suoi scagnozzi che con metodi legali si mettono al lavoro per bloccare le entrate di questo boss e costringerlo a pagare e con metodi meno legali si preparano studiando la sua isola per essere pronti ad ogni evenienza e fuga imprevista. 
Il fatto che l'avvocata sia la femme fatale Eiza Gonzalez che riesce a risultare credibile nei panni da urlo di un'avvocata senza scrupoli e che gli scagnozzi capo abbiano i muscoli, la bellezza ma soprattutto l'ironia di Jake Gyllenhaal e Henry Cavill fa il resto. 
Perché i tre con Ritchie hanno già lavorato e qui uniscono le forze e il sex appeal regalandoci fughe rocambolesche, contrattazioni da duri e esercitazioni esplosive portate avanti, ovviamente, con stile.


Potrei storcere il naso davanti a un film piuttosto piatto, in cui veri e propri colpi di scena non ce ne sono, in cui il tempo è impiegato a mostrarci i vari piani progettati per bene e poi quei piani prendere vita con le loro possibili variazioni in un tripudio di spari, inseguimenti, esplosioni e pure bazooka.
La vera domanda non è tanto se il film funziona -lo fa a modo suo, rimanendo nel limbo dei film di Guy Ritchie che si possono dimenticare in fretta- quanto quanti soldi riesce a racimolare visto il dispendio di mezzi, location, esplosioni e bazooka per uno che ultimamente esce direttamente in streaming e che nel tornare al cinema è stato scaricato dalla Lionsgate visti i ritardi della post-produzione rivelandosi un flop per la Black Bear che si è auto-distribuita.


Corda continuano a dargliene, Guy se la prende e ci fa quel che ci vuole, ripetendo se stesso e le stesse dinamiche.
Io la prendo come sembra fare il buon Jake Gyllenhaal, sguazzando in mezzo a questo stile, a queste esplosioni e pure a questi bazooka, divertondomi insomma pur sommando i difetti.
Finché troverà spettatori semplici come me, Guy avrà il suo pubblico da sfamare, e con due titoli già in postproduzione e due stagioni di MobLand confermate, avrò di che sfamarmi.

Voto: ☕☕½/5

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