#LaPromessa2026
Per molti è una delle migliori serie TV di sempre.
Va detto che appartiene a un panorama televisivo distante dai tempi veloci e dai toni agitati di oggi, e vederla con vent'anni di distanza è come fare un viaggio nel tempo nella preistoria televisiva in un misto di nostalgia per serie TV adolescenziali tra il diretto e i cliché e per una TV che non sembra esistere più.
Di mezzo, però, Friday Night Lights ha avuto molte vite, passata per il tritacarne dello sciopero degli sceneggiatori, passata per rinnovi tentennanti, si è saputa far strada nel cuore di molti.
Nel Mio? Un po' a fatica, perché quei tempi sono decisamente distanti, perché ho sempre preferito la cinefilia di Dawson rispetto agli sportivi One Tree Hill, perché i lunghi episodi e le lunghe stagioni sono fatte di personaggi che non tornano, di tematiche che vengono abbandonate.
Ideata da Peter Berg, parte dall'omonimo film dello stesso Berg tratto dal romanzo/saggio Friday Night Lights: A Town, a Team, and a Dream scritto da H.G. "Buzz" Bissinger che raccontava la stagione sportiva dei Permian Panthers, squadra liceale di Odessa, Texas.
Quello che Berg non è riuscito ad approfondire in un film che vede nel cast anche Billy Bob Thorton decide di farlo in una stagione televisiva.
Partivo già in svantaggio chiedendomi cosa spingeva un'intera cittadina del Texas ad appassionarsi in modo così viscerale da diventare invadente e violenta nei confronti di una squadra di football del liceo, ripeto, del liceo, ma siamo in quegli Stati Uniti retti dal sogno americano, alla ricerca di nuovi eroi, di borse di studio e di grandi campioni, insomma, quello che il cinema e la TV ci hanno raccontato fino allo sfinimento e che alla fine è al centro di molti episodi della serie, che si focalizza su personaggi irritanti come Buddy Garrity, che sacrifica un matrimonio a favore del football e di un'intera cittadina che vive di glorie passate e di speranze future da caricare sulle spalle dei figli.
A Dillon, nonostante tutto, sono stata bene, appassionandomi a qualche personaggio (Tim e Landry su tutti), alzando spesso gli occhi al cielo (per Julie, per Lyla) e se c'è una cosa che mi ha fatto sentire adulta è il non essermi presa una cotta per nessuno dei giovani protagonisti, trovando invece rafforzata quella che da sempre mi lega a Kyle Chandler.
Anche lo stile delle riprese mi ha inizialmente allontanato, tremolanti, a mano, documentaristiche, fatte per essere più naturali possibili con gli attori chiamati a improvvisare e a muoversi sul set con tre macchine da presa a seguirli riuscendo così a girare lunghe scene senza tagli.
Uno stile particolare con cui fare i conti, quindi.
Arrivo tardi, insomma, forse troppo per apprezzare davvero un pezzo storico di TV che per com'è fatto non poteva invecchiare benissimo. Tra cliché che sfiorano il razzismo, salvatori bianchi, stili educativi sorpassati, l'occhio di oggi è diverso e il mio partiva già con qualche pregiudizio per una serie TV che alla fine non riesce a finire nel mio Olimpo.
Clear Eyes. Full Heart. Can't Loose. diventa però un motto motivazionale, con i primi Panthers a vincere contro i secondi e i Lions, con una generazione d'attori che qui si è fatta le ossa arrivando fino agli Oscar. Altro che State!
Lascio spazio agli appunti veloci presi stagione dopo stagione e a qualche miniclassifica tra atleti, personaggi e coppie favorite:
STAGIONE 1
Devo sempre fare i conti con il tempo che passa.
Lo metto a nota quando recupero titoli passati, e quindi mi immergo in tempi televisivi più lenti, in episodi che potevano sviluppare di più certi personaggi o certi temi, in una presentazione non sempre a fuoco dei temi o dei protagonisti.
L'episodio pilota è notevole, con l'infortunio di Jason Street a tenere con il fiato sospeso, con la stagione dei Dillon Panthers a essere compromessa e così il ruolo di coach di Eric Taylor.
Il finale pure, con la corsa al titolo statale che è tesa e passionata, anche se si vuole metterci troppo dramma nel finale, tra gravidanze e nuove offerte di lavoro.
In mezzo ci si perde un po', purtroppo, ma come sempre è questione di entrare nei tempi della serie TV, di familiarizzare con i personaggi.
Non mi ha convinto da subito, gli ho dato fiducia.
STAGIONE 2
Princess Carolyne riassume tutto.
La stagione che passa in mezzo al famoso sciopero degli sceneggiatori di Hollywood che ha affossato molte serie TV nel 2007 travolge anche Friday Night Lights e lo fa in un mix di assurdità su cui si decide poi di stendere un velo pietoso per non pensarci più.
Tra Landry e Tyra coinvolti in un omicidio, Julie che perde la testa e si fa mollare da Matt, Buddy che divorzia e diventa padre putativo di un neo scarcerato e Lyla che diventa una devota cristiana non so cos'altro elencare per dire quanto sconforto ho provato a ritrovarmi una stagione pasticciata come poche in quella che per molti è la migliore serie TV del piccolo schermo. Mah.
STAGIONE 3
Finalmente si ragiona.
Dimenticate le assurdità della stagione precedente, con una riga bella netta tirata su personaggi e storyline che lascia un filo spaesati inizialmente, è l'anno in cui Smash, Matt, Tim, Jason, Tyra e Lyla devono decidere che fare della loro vita.
L'ultimo anno di liceo, insomma, con l'attesa delle risposte dal college, con i soldi da trovare per andarci, con il football da salutare.
È qui che Coach Taylor sa farsi valere, è qui che Tami sta dalla parte giusta, in una crescita notevole della serie TV, dei suoi tempi e dei suoi temi.
Un finale che riesce a raccontare il destino dei nostri in un matrimonio che sa essere anche divertente (che ci fanno i Taylor lì? se lo chiedono anche loro), mentre Matt fa l'ennesimo errore di buon cuore. Mannaggia a lui.
STAGIONE 4
Finalmente mi aveva conquistato, finalmente avevo amato i suoi personaggi, ed eccoti una nuova generazione da conoscere.
Quella di nuovi Panthers e quella degli East Dillon, quella di giovani sbarbatelli che non sembrano avere chissà quanta personalità, chissà quali storie originali per prendere il posto dei veterani.
Si continua a volere bene a Tim che gira a vuoto, a Landry che si sente perduto, a Matt in lutto in un episodio decisamente doloroso, mentre i nuovi arrivati per quanto sgomitino non hanno presa.
Ce l'ha una serie che deve rinascere come la East Dillon, il quartiere Bronx di Dillon, in quelle dicotomie tanto amate dalle serie TV: buoni vs cattivi, ricchi vs poveri, bulli vs cenerentole.
La scintilla per me si è spenta di nuovo, a colpi di cliché e ripetizioni.
STAGIONE 5
L'ultima stagione, in cui le cose tornano leggermente a fuoco.
In fondo gli East Dillon si sono fatti valere, hanno senso di esistere, almeno per ora.
Li si segue crescere, migliorare, farsi fin troppo aggressivi e fare a pezzi gli insegnamenti di coach Taylor, si vede Julie sbandare per l'ennesima volta e per l'ennesima volta tornare da Matt e si vedono quei personaggi tanto amati tornare per un ultimo saluto, Jason compreso.
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| (il finale che non abbiamo visto) |
Un ultimo saluto che diventa malinconico e bellissimo, lo ammetto, convincente per come chiude tutti i cerchi, per come rende onore a quei personaggi che restano nel cuore e per come è riuscita a far crescere i nuovi, che restano abbozzati, a cui serviva solo un po' di tempo in più, forse.
Tra trasferimenti, ritorni, nuovi figli e amori consolidati, il cuore lo spezzano Coach Taylor nell'ascoltare Tami e Tim, con il suo pezzo di Texas, per sempre.
La chiusa finale è quanto di più perfetto si potesse chiedere.
Clear Eyes. Full Heart. Ci dobbiamo lavorare.
COPPIE MENO PREFERITE
Lyla & Tim
Gli amici che non vorresti, troppo diversi per farci il tifo.
Lyla & Jason
La coppietta perfetta troppo perfetta per farci il tifo.
Matt & Julie
L'altra coppietta perfetta, quella in versione indie, troppo perfetta per farci il tifo.
COPPIE PREFERITE
Vince & Jess
Una coppia quasi troppo adulta per crederci dopo le tante sbandate adolescenziali viste nelle stagioni precedenti.
Ma finalmente della maturità, finalmente un rapporto in cui si parla apertamente.
Landry & Tyra
Un tira e molla infinito e per questo quello per cui fare il tifo.
Il nerd e la bella del liceo, la redenzione dietro l'angolo e anche se di mezzo ci finisce pure un omicidio inspiegabile, restano nel cuore.
Coach Taylor & Tami
Un matrimonio fatto di compromessi continui, certo, di confronti e di lunghe nottate a parlare, una chimica notevole che non si spegne con l'età, un rapporto adulto e maturo che diventa la roccia su cui appoggiarsi.
Conferma di essere troppo cresciuta per shippare storielle adolescenziali senza futuro se guardo a questo matrimonio sicuro come alla migliore delle relazioni raccontate.
PERSONAGGI MENO PREFERITI
Matt Saracen
L'insicuro, timido, Matt che dovrebbe essere il protagonista della serie TV capace di rubare il cuore proprio per il suo essere un bravo ragazzo agli antipodi del classico quaterback di football. Ma a volte sa essere anche troppo insicuro e troppo timido e verrebbe da dargli una spinta, anche perché il suo lato artistico non è così interessante. In coppia fissa con Julie quasi da subito -a parte l'inutile parentesi con l'infermiera della nonna- diventa interessante quando prende e se ne va davvero, non con quel finale che sembrava perfetto della terza stagione.
Ho faticato a sopportarlo, purtroppo.
Smash Williams
Il contrario di Matt, lo spaccone, l'esuberante, il tutt'altro che affidabile Smash.
E per questo non sempre simpatico, finisce con facilità nel giro degli steroidi, si porta sulle spalle il peso della sua famiglia nonostante la madre migliore della serie TV -più di Tami? viene da dire di sì, signora Smash- e la storia d'amore con Noelle che potrebbe redimerlo ai miei occhi viene inspiegabilmente tagliata fuori dalla stagione e lui si perde.
Fortuna che Coach Taylor gli guarda le spalle e lo vediamo volare fra i migliori giocatori sul finale.
Lyla Garrety
La ragazza pompon per antonomasia, la brava ragazza tutta casa e chiesa, letteralmente vista la parentesi da santona con Matt Czuchry.
La cattiva da subito visto come tradisce il paralizzato Jason con il suo amico Tim, cerca di redimersi per il resto delle stagioni senza riuscirci mai davvero.
Dietro la patina di brava ragazza c'è altro, c'è un cervello, c'è la voglia di andarsene da Dillon, di trovare la sua strada, ma che fatica arrivarci, che recitazione adolescenziale mi ha la provocante Minka Kelly.
Becky Sproles
L'aggiunta che nessuno richiedeva nelle ultime due stagioni.
Che si mette in mezzo alla vita di Tim e della famiglia Riggins, che sgomita per avere un ruolo definito, ma almeno porta a un episodio intenso che parla con onestà di aborto dentro quel paese bigotto che è Dillon sono gli Stati Uniti.
Julie Taylor
I nervi che fa venire Julie!
Sempre arrabbiata, sempre con il broncio, sempre a voler fare quello che vuole.
I genitori che si ritrova sono purtroppo soffocanti, ma lei non è da meno mentre si mette con Matt, tradisce Matt, rivuole Matt, insegue Matt.
Il problema è come è scritto il personaggio, che diventa spesso l'unico a cui appoggiarsi per poter parlare di ribellione giovanile e di insicurezze nell'età adulta.
Coach Taylor
Mi spiace, ma per quanto la cotta nei confronti di Kyle Chandler vada avanti dai tempi in cui aveva un gatto rosso e riceveva il giornale del giorno dopo, il suo coach tutto grugni, silenzi e scoppi di violenza l'ho trovato gran poco educativo, gran poco a fuoco.
È lo sguardo dell'oggi che me lo fa vedere così, in cui certi atteggiamenti sono poco tollerati, ma poco insegna alla sua squadra se non punizioni, poco sono efficaci i suoi schemi visto come i Dillon funzionano quando non lo ascoltano e fanno di testa loro.
Padre e marito altrettanto poco comprensivo, riesce sempre a redimersi -anche sul finale- perché sa che il vero coach è sua moglie.
PERSONAGGI PREFERITI
Vince Howard
Sembra un po' la quota nera dopo l'addio di Smash, ma lentamente il personaggio di Vince si smarca pur ripetendo molte delle trame e delle evoluzioni del suo precedente.
Tassello importante nella carriera di Michael B. Jordan, come non amarlo?
Jason Street
Il classico quaterback bello, bravo e perfetto che però subisce un contraccolpo notevole.
Paralizzato deve reinventarsi e deve accettare la sua condizione e anche se spesso è fin troppo sbruffone e fin troppo perfetto, anche se impone la sua paternità a una storia prematura, guadagna punti lentamente e finisce fra i buoni della serie TV.
Tyra Collette
La cattiva ragazza, la ragazza facile, la ragazza che non può che finire prigioniera di Dillon con un figlio in giovane età?
No, Tyra abbatte tutti questi cliché con una crescita notevole del suo personaggio tutto sguardi torvi e marcatura stretta nei confronti di Tim Riggins, trovando in Landry l'amico -e anche l'amore- capace di farla crescere, e in Tami la coach capace di spronarla a diventare altro.
Cresce, se ne va, e resta fra i personaggi che più ho amato.
Tim Riggins
Il cattivo ragazzo per cui è impossibile non innamorarsi.
Sarà che ha la faccia -che cresce bene- di Taylor Kitsch, ma sbronzo, misterioso, silenzioso, non sa che vuole fare della sua vita, sa che ama aiutare gli altri. Certo, si fa la ragazza del suo migliore amico ricoverato in ospedale, ma poi ridiventa quel migliore amico nonostante tutto sempre affidabile capace di regalare gli episodi migliori come spalla del nerd Landry, come guida motivazionale a New York e in Messico di Jason, come padre putativo di Becky e come fratello minore ben più responsabile del maggiore Billy, ed è tutto dire.
Tim è il texano per antonomasia, testa dura e birra in mano, sa che la stagione con i Dillon resterà l'apice della sua gioventù, sbandando per capire che fare poi nonostante le carte che la vita gli regala, cerca solo un po' di pace e di tranquillità in terra texana senza altre pretese.
In un finale commovente lo troverà, se lo meritava.
Landry Clarke
Il nerd, il secchione, il tutor e il bravo amico.
Sì, quel giovane di Jesse Plemons diventa il mio giovane di riferimento e non solo perché suona il metal.
Lo capiscono anche i produttori che su di lui si può puntare, riuscendo a renderlo credibile anche come giocatore di football. Dopo Tyra, dopo Matt, si perde un po', e nel finale gli si dà il giusto spazio, purtroppo.
Tami Taylor
Madre un filo opprimente, certo, ma moglie e preside e tutor e donna che sa il fatto suo, sa come farsi rispettare, sa stare dalla parte giusta.
Fortuna che c'è lei a risolvere molte delle situazioni, fortuna che sa tenere a bada la testa calda del marito e quella viziata della figlia, fortuna che sa come gestire un paesino pieno di malelingue come Dillon con una grazia e una praticità invidiabile.
Connie Britton, che donna che sei!


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Non una delle migliori serie di sempre, però a suo tempo è stata un'ottima visione. Vista oggi a 20 anni di distanza però non saprei... Ci credo che non è invecchiata troppo bene :)
RispondiEliminaIl fatto che a Dillon siano tutti fissati con una squadra di football del liceo è abbastanza assurdo, ma mai quanto la passione dei giapponesi per delle squadre di calcio delle elementari e delle medie in Holly e Benji XD