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14 ottobre 2026

St. Elmo's Fire

#LaPromessa2026

C'erano 7 amici al bar, che volevano cambiare il mondo o forse solo la piega presa dalle loro vite.
Il bar in questione è il St. Elmo's Fire, a Washington D.C.
Ma non erano 6 gli amici al bar?
Non era il Central Perk di New York?
Quello arriverà dopo, sul finire degli anni '90, qui siamo nel pieno degli '80, con il mondo luccicante a cui ambire, le carriere da costruire, il matrimonio come fine ultimo e il doversi sentire adulti già a 22 anni.
Ventidue, esatto.
In cui in realtà non si è ancora pronti per sposarsi e chiudersi ad ogni possibilità d'amore o di carriera, in cui non si è ancora sicuri se specializzarsi in legge o in medicina e seguire così il cuore, non si vuole vivere della paghetta di papà e nella casa di papà anche se il ricatto per uscirne è sposarsi, non si vuole rinunciare alla propria gioventù, agli anni dorati del college, anche se un figlio lo si è già fatto e la musica non sembra la carriera più sicura da intraprendere.


Insomma, gli anni '80 non sono molto diversi da oggi, anche se a parlare sono i 30enni di oggi.
Forse è per questo che un film come St. Elmo's Fire funziona ancora, funziona lì dove non è riuscito a conquistare i critici parruccati pronti a definirlo il peggior film di sempre, un film semplicemente brutto per come gira a vuoto nelle vite vuote dei suoi protagonisti. Non c'è trama, c'è gossip, dicono. Solo drammi da teenagers cresciuti per modo di dire, per chi in realtà dovrebbe iniziare a prendere le redini del mondo. Peccato che proprio a quegli adolescenti e agli adolescenti a venire continua a parlare il film di Joel Schumacher, un regista capace di affossare saghe e di non convincermi mai appieno, tranne qui. In cui la sua regia dinamica, i suoi stacchi e il suo ritmo funzionano nell'entrare nelle vite e nei drammi di Leslie che non vuole sposare Alec, di Alec che cerca di salvare sempre tutti, di Kevin che è innamorato senza speranze, di Jules che colleziona debiti e amanti mentre aspetta la morte della sua matrigna, di Billy che deve fare i conti con l'essere impreparato a una qualunque carriera e non essere più il bello del college, per Wendy, ancora vergine, che non vuole vivere di ipocrisie e di Kirby che si innamora e stalkera una dottoressa cercando attraverso l'amore di dare un senso alla sua vita in stallo.
Il film gira attorno alle loro vite solo apparentemente vuote, in realtà piene di drammi, di amarezza, di ricerca, che finisce in un bicchiere di troppo, in un tiro di droga, nell'ossessione per l'amore, con l'amicizia che è fatta anche di screzi, di confronti, di silenzi. Insomma, quello su cui si costruisce buona parte dei prodotti d'intrattenimento oggi (il resto è il crime).


Uscito a qualche mese di distanza da The Breakfast Club e con parte del cast sponsorizzato proprio da John Hughes, e un paio di anni dopo Il Grande Freddo è il titolo che ne fa l'unione, prima i giovani liceali dalle grandi speranze, poi gli adulti irrisolti che si ritrovano a fare i conti con le loro scelte, in mezzo le paure, i dubbi, i primi approcci disastrosi alla vita adulta dei ventenni.
Poco è cambiato, molto è andato a peggiorare e anche se alcune scelte -di stalking, di pressione, di approccio- sono oggi discutibili, mostrano una generazione allo sbando che ha dato vita a una generazione d'attori che ha infestato gli anni '80.
Il cosiddetto brat pack composto da Rob Lowe (che non invecchia, migliora) Andrew McCarthy (la mia cotta), Emilio Estevez, Rob Lowe, Andrew McCarthy, Demi Moore, Judd Nelson, Ally Sheedy e Mare Winningham. Mettici poi la comparsata di Andie MacDowell sempre inarrivabile e qui così simile alla figlia e hai un film in cui continuare a dire: anche lui?
Sì, anche lui.


Joel Schumacher dalla carriera non sempre all'altezza, lascia spazio di manovra a questi attori, ma si muove fuori e dentro le loro vite, con quella patina di vissuto, di film spontaneo anche se sceneggiato, di un film che non ricerca l'effetto ma solo l'affetto, di un'amicizia capace di resistere alle crisi e alle distanze, che con il tempo è solo migliorato.
Lo vedi da come è girato e montato, lo senti da una colonna sonora che entra a gamba tesa sottolineando l'amore, e la passione, e il ritmo di un film che non frena, che passa da una scena all'altra, da una vita all'altra, trovando lo spazio per tutti i personaggi di maturare, almeno un po'.
Con un'ambientazione decisamente autunnale e di per sé nostalgica, ha pure costumi perfetti per un Halloween sofisticato, al momento sarei indecisa fra la tenuta da neve di Andie MacDowell, il look scompigliato di Kevin o le mise seducenti di Demi Moore, con tanto di frangetta e voce roca.


I critici continuano a pensarlo come un brutto film che dà ai giovani quello che i giovani vogliono, con personaggi tutt'altro che amabili, ma proprio per questo gli si vuole bene.
Nonostante la sua influenza in quella sit-com su 6 amici che qui si ama, St. Elmo's Fire è ancora in attesa non di una serie TV (che sembrava per essere prodotta nel 2009 e nel 2019), ma di un seguito di cui forse non c'è così bisogno. I ventenni di ieri, bloccati e insicuri, sono diventati i 60 enni di oggi, altrettanto bloccati e insicuri e nostalgici che possono solo fare più danni.
Meglio ricordarli così, uniti nonostante tutto, a progettare un futuro migliore. Insieme.

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