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27 maggio 2017

I Nostri Ragazzi

E' Già Ieri -2014-

Due coppie.
Una borghese in modo appariscente, ricca e fredda, una borghese in modo radical, con tanti libri, tanta cultura, tanta umanità.
Due fratelli.
Uno alto, serio e avvocato dei colpevoli, con le conoscenze giuste, uno basso, buono, pediatra dal cuore d'oro.
Due cugini.
Una ricca e che dal padre ha preso la poca sensibilità e i vizi, uno succube, ma allo stesso tempo un po' innamorato, chissà, represso, di certo.
Due cene.
Una che è un rito, poco sentito e sempre uguale, con le solite dinamiche di due coppie diverse che cercano di coesistere, una per cercare una soluzione per l'indicibile, per mettere un cerotto a un danno ormai irreparabile, con le dinamiche perse, smarrite, finite all'opposto.



I nostri ragazzi, film datato due anni, aveva le carte in regola per piacermi.
Un cast come si deve capitanato da due attori che ammiro, un Alessandro Gassmann di cui ascolto sempre volentieri la voce, un Luigi Lo Cascio che è sempre bello ritrovare, e che in quel suo rifuggire dai riflettori, mi appaga.
Una storia che prometteva serietà, sì, ma una dose di teatralità che ci sta sempre bene.
Mi aspettavo meno ambienti, una sola cena, una lunga discussione per risolvere quello che quei "nostri ragazzi" avevano fatto.
Invece, Ivano De Matteo esce per le strade di Roma, entra in ospedali, in tribunali, in ristoranti e in appartamenti lussuosi, entra e scava nelle dinamiche famigliari e di coppia, e trova il marcio.


Liberamente ispirato al racconto di Herman Koch, che è ora nelle sale nella versione americana The Dinner con Richard Gere e Laura Linney, qui, spostando e cambiando l'azione nella borghesia romana, qualcosa manca, qualcosa è di troppo.
Di troppo, quella teatralità di cui sopra, che eccede, quel finale intuibile, purtroppo, che lascia comunque l'amaro in bocca, e una recitazione seppur genuina ed equilibrata, fin troppo sospirata e che a tratti avrebbe bisogno dei sottotitoli o del volume al massimo.
Ma I nostri ragazzi, nel suo mostrare un dramma in divenire, nel prepararci a questo dramma e nel cambiare le carte in tavola, lì quando pensavamo di aver inquadrato all'interno dei loro cliché i protagonisti, è una bella prova di regia, di attori, di sceneggiatura, tesa e teatrale, certo, e che forse su di un palco, dove certi eccessi, certe recitazioni stanno meglio, meglio starebbe.


Regia Ivano De Matteo
Sceneggiatura Valentina Ferlan, Ivano De Matteo
Cast Alessandro Gassmann, Luigi Lo Cascio, 
Giovanna Mezzogiorno, Barbora Bobulova
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8 commenti:

  1. A me era piaciuto tantissimo.
    Grandi prove e ricordo bene il finale, agghiacciante.

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    1. Grandi prove, ma finale un pochino scontato. Non so, me lo immagino più su un palcoscenico, anche con gli stessi attori, che non qui al cinema.

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  2. Non mi è piaciuto. O almeno non quanto mi sarei aspettato... sono (parzialmente) d'accordo sulla discreta prova di regìa e attori, ma sulla sceneggiatura no: decisamente troppo teatrale e tagliata con l'accetta, con un finale tipico di chi proprio non sa più dove andare a parare (anche se, tengo a precisarlo, non ho letto il libro di Koch e non so come finisce). Tu Lisa sei riuscita a vedere "The dinner"? Ero curioso...

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    1. No, gli ho preferito appunto questa versione italiana anche se è solo liberamente ispirata al racconto di Koch. The dinner poi non lo si trova facilmente, ma ha quell'alone di tappabuchi estivo che me lo rende già indigesto.

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  3. In questo caso invece sono abbastanza d'accordo, non sufficiente, sembra infatti come se il film tirasse una pietra e nascondesse la mano, non riuscendo nel suo intento di far riflettere ;)

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    1. La riflessione, c'è, ma è piuttosto scontata e mal equilibrata, purtroppo. Restano bravi attori, una storia intrigante e molto teatrale.

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  4. Questo non lo conoscevo proprio...
    Devo dire però che non mi attira per niente, proprio come l'equivalente americano con Richard Gere.
    Le vicende troppo teatrali non fanno per me...

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    1. No, direi che questo non fa proprio per te, così come quello con Richard non fa neppure per me, a questo punto.

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