Pagine

3 settembre 2017

Venezia 74 - Victoria e Abdul

Cosa ci si aspetta da un film di Stephen Frears?
Risate in leggerezza con una sceneggiatura piena di ironia, sentimenti che fanno capolino all'improvviso e fanno commuovere, una protagonista dispotica che poco a poco apre il suo cuore, una spalla che le sta a fianco, bonaria e piena di vita.
Vittoria e Abdul risponde a tutti i requisiti per essere il più classico dei film di Frears, con la dispoticca protagonista che è nientemeno che Judi Dench -ancora una volta- nei panni di una regina Victoria stanca della vita di corte, imprigionata in un ruolo di facciata e con una corte al seguito che non la sopporta.



Il classico film di Frears ha però dalla sua una storia non convenzionale, e rimasta segreta per anni: quella dell'amicizia che unì la regina nei suoi ultimi anni di vita, con Abdul (interpretato dal bello e bravo Ali Fazal), semplice civile indiano, capitato a Londra quasi per caso, e da lì quasi mai allontanato, divenando confidente, maestro e soprattutto amico della regina.
Lo scandalo, a palazzo, non si fece attendere, con i servitori di sempre pronti a muovere battaglia, indispettiti dal nuovo arrivato, dagli ulteriori scandali che potevano uscirne, dopo l'amicizia tanto chiaccherata con John Brown.
Queste piccole scaramucce sono quelle che più regalano sorrisi, con la regina che non si lascia sfuggire frecciatine e il controllo, ma sono i momenti di tenerezza, quelli di cuore, a rendere speciale il film, con i momenti in cui Abdul nel suo amore per la vita, si fga davvero maestro, mushi, della sua nuova alunna, privata dei viaggi, degli amici veri, dei gusti della vita.
Indubbiamente, il film sembra ripetersi nel suo sviluppo, sembra ricalcare altre commedie impegnate viste qua e là, ma ha cuore, ha la perfezione delle ricostruzioni, degli abiti e degli interni tipici del cinema british di alto livello, ha due interpreti che comunicano con gli occhi.
E anche se è il solito film alla Frears, è il film che fa sempre piacere vedere.

2 commenti:

  1. Fatta eccezione per Alta fedeltà e "Tamarra" Drewe, io da un film di Stephen Frears mi aspetto giusto tanti sbadigli.
    E questo mi sa che non farà eccezione...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, questo é un Frears tutt'altro che cannibale, ma nella sua leggerezza geriatrica non poteva che piacermi lo stesso :)

      Elimina