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8 dicembre 2017

Mistero a Crooked House

Andiamo al Cinema

Altra Agatha Christie, stesse aspettative.
Come con l'Orient Express, quello che si chiede a un altro adattamento di una delle tante storie gialle della scrittrice inglese, è un certo rigore british, un'attenzione particolare per la scenografia come per i costumi, ma soprattutto per gli intrecci che andranno a svolgersi.
Questo, a Crooked House, succede.
Succede però che non basta.
Sì, infatti, non abbiamo un regista che si diverte e dimostra tutte le sue doti, anzi, nell'inserimento di flashback pecca in raccordi non proprio da antologia, e nonostante qualche scena di danza ben ritmata, la regia di Gilles Paquet-Brenner resta perlopiù anonima.
Non abbiamo attoroni che si succedono come fossimo in un all stars game, pur avendo una Glenn Close particolarmente in parte e delle brave Gillian Anderson e Christina Hendricks.
Abbiamo però una storia, la preferita proprio della Christie.


Aleggia un mistero, a Crooked House.
Il patriarca della famiglia Leonides è morto in modo sospetto, e la prima sospettata è -va da sé- la giovanissima moglie che nessuno sopporta.
Poco a poco, però, in quella famiglia dalle finanze illimitate, le crepe iniziano a mostrarsi: figli e fratelli che si detestano apertamente, mogli e nuore che non vedono l'ora di andarsene e nel frattempo annegano la loro mancanza di futuro felice nell'alcool, nipoti costretti a vivere fra quelle mura più che protettive.
A chiamare il detective privato Charles Hayward, sarà proprio uno di questi, Sophia, di lui infatuata in quel del Cairo, e ora, prima che la polizia e la stampa sconvolgano tutto, chiede chiarezza.
Come sempre, si inizia con interrogatori vis-a-vis, si prosegue fomentando sospetti,e come sempre, i sospettati possono essere tutti, tutti hanno una motivazione per odiare quel marito, quel padre, quel nonno.
Ad aiutare un detective combattuto, innamorato, e che deve far fronte pure lui a un padre ingombrante che non c'è più, una piccola detective in erba, la nipote più piccola dei Leonides, che tutto osserva, tutto nel suo taccuino trascrive.


Ora, si pensa: abbiamo una location da sogno come una di quelle tenute inglesi immersa nella campagna inglese, abbiamo un'ambientazione appositamente spostata in quegli anni '60 che stanno per sconvolgere ulteriormente l'aristocrazia inglese, abbiamo un cast di ottimi attori che si fondono con la loro parte (anche se lo stropicciato Max Irons sembra troppo bello e troppo giovane per il ruolo), e abbiamo una storia intrigante, che non si conosce, e di cui soprattutto non si conosce il finale.
Dove sta il problema?
Il problema sta nella mancanza di ritmo.
In una narrazione che si ferma, che non avanza, che alle conversazioni singole, ai giorni che passano, alla CIA che si mette di mezzo, non sa dare abbastanza mordente, finendo per far sembrare quei 115 minuti, infiniti.
Ed è un peccato, un doppio peccato, vedere un'altra Agatha Christie maltrattata al cinema, o per lo meno non trattata come si deve, come dovrebbe e come in passato è successo.
L'unica, allora, è consolarsi con altro.
Io, Agatha, preferisco trovarla assieme al Dottore e a Donna Noble contro vespe assassine aliene. Sì.


Regia Gilles Paquet-Brenner
Sceneggiatura Gilles Paquet-Brenner, Julian Fellowes, Tim Rose Price
Musiche Hugo de Chaire
Cast Max Irons, Glenn Close, Gillian Anderson, Christina Hendricks

2 commenti:

  1. Vedrò in queste sere, ma con scarse aspettative.
    Tra me e Agatha non è amore, soprattutto al cinema, intuisco.

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    1. Qui si viaggia su territori più classici, ma la noia purtroppo è in agguato.

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