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31 agosto 2018

Venezia 75 - Double Vies

Avvertenza: è un fiume in piena Olivier Assayas in questo film.
E' un fiume poi particolarmente radical chic e francese, anzi, radical chic come solo i francesi possono permettersi.
Chi altro potrebbe infatti costruire un intero film su riflessioni sul mondo di oggi, sul futuro della cultura, del mondo dell'editoria, della figura dello scrittore con incursioni nel mondo della politica, pure?



Parole e parole che si sormontano, in dialoghi a due o a gruppo che fanno da teatro a quanto Assayas ha da dire, su che ha da riflettere.
Sembrerebbe il film più pesante immaginabile, chiusi di volta in volta in un appartamento di lusso o in una camera d'albergo a sentire parlare senza sosta di opinioni e riflessioni altrui, invece no. Invece una sceneggiatura così densa è anche ben calibrata, in grado di creare una storia solida, con amici ed editori che si tradiscono alle spalle, con scrittori in crisi e coppie che cercano di recuperare terreno.
E poi ci sono innumerevoli stoccate.
Ci sono risate liberatorie e sincere, vuoi quando si chiama in scena Haneke, vuoi per le frecciatine lanciate ai blogger, ai tweet, alle serie TV o per ironiche scelte metacinematografiche
Certo, ci vuole una certa preparazione e una certa dose di pazienza, perché a sentir parlare di digitalizzazione e lettori in perdita, ci si può annoiare, ma gli attori in scena -da citare una splendida Juliette Binoche e un ancor più splendido Guillame Canet- reggono il tutto con una naturalezza invidiabile.
Così, pur passando da una conversazione all'altra senza soluzione finale, Assays non ci lascia senza fiato stordendoci, ma mostrandoci con arguzia tutta la sua intelligenza.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Decisamente, tante parole, tanti libri ed editoria, e tutto regge alla perfezione!

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