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30 agosto 2018

Venezia 75 - Roma

E' una storia piccola quella che ci racconta Cuaròn. E' una storia dal respiro ampio, che come un'onda prende la rincorsa, si rilassa, accoglie tutto. Compresa la Storia.
Siamo a Roma, quartiere di Città del Messico, siamo in una casa affollata e ricca, con quattro figli e una moglie sola, sempre più sola quando il marito già assente per lavoro, se ne va definitivamente. In quella casa a prendersi cura di tutto e di tutti, e a prendersi pure gli sfoghi per la situazione, è la domestica Cleo, giovane indaffarata e felice, che finisce pure lei sola, quando si ritrova incinta.



Una storia piccola, si diceva, una storia che vede due donne e il loro universo farsi fronte comune, mentre fuori suonano marce di guerra, esplodono rivolte che finiscono nel sangue.
Ma quest'ultimo Cuaròn che torna a casa dopo aver sorvolato lo spazio in Gravity, è più intimo e raccolto, inquadra e racconta il quotidiano, fatto di pulizie, di ordine, di acquisti e visite mediche. Sembra che poco accada, ma proprio come il Mektoub My Love dello scorso anno, c'è un percorso, dentro questo nulla, che lentamente prende piede, affascinando, arrivando al cuore.
E proprio come Kechice, Cuaròn racconta qualcosa di personale, lo fa ambientando una storia universale e senza tempo negli anni '70, lo fa aiutandosi con attrici non-attrici incredibilmente brave, lo fa ricordando un cinema d'altri tempi, con quel bianco e nero pulitissimo ad aumentarne l'effetto.
Prodotto da Netflix, Roma si merita comunque il più grande degli schermi -qua e là, al cinema dovrebbe comunque uscire, si dice- perché la fotografia così curata, così sorprendente, con ogni inquadratura e movimento di macchina a scrutare e arricchire rende una storia così piccola ancora più grande.

2 commenti:

  1. So già che lo amerò molto. Ti aspetto con Lanthimos, che temo.

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    1. Sì, è pane per i nostri denti: la quotidianità e la sua bellezza

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