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19 novembre 2018

Il Lunedì Leggo - L'uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon

C'è una fantasia che da sempre accende la mente del mite Kees Popinga: entrare in una casa chiusa, godere dei suoi piaceri e poi fuggire, in quei treni che sfrecciano nella notte nella stazione di Groninga, e che sembrano promettere una nuova vita, una nuova libertà.
È il classico borghese Kees Popinga, sposato placidamente con una donna che è più domestica che moglie, padre di figli dallo sguardo già rassegnato, lavoratore fiero in una ditta navale che sta per chiudere. Trovare il suo capo ubriaco in un bar in cui non oserebbe mai entrare, è il suo punto di svolta. Venire a sapere dei conti nascosti, della bancarotta imminente, lo mette letteralmente al tappeto. Chiuso, nella sua stanza, in un ostinato silenzio, Kees esce di casa come niente fosse, passa per la stazione, prende il primo treno per Amsterdam. E da qui, diventerà un fuggitivo, peggio, un assassino.
Un uomo che arriva a Parigi di notte, che passa la notte con un prostituta senza toccarla, alla ricerca di una nuova identità.
Quella di un temibile criminale a cui la polizia dà la caccia?
Quella di un solitario che passa le giornate a passeggiare per la città, aspettando che venga la notte? Quella dello stratega, che vince partite di scacchi con facilità, e si impegna a vincere anche quella con l'ispettore Lucas? O semplicemente quella del paranoico, come gli esperti psichiatri già lo definiscono sui giornali?
Vaghiamo con Kees, allora, osserviamo la sua mente, ascoltiamo i suoi pensieri, le sue ossessioni e i suoi piani. Le sue fughe continue e i suoi continui soliloqui.

È il romanzo che non ti aspetti da Georges Simenon, sempre evitato per le storie di Maigret troppo fumose, troppo ingiallite per i miei gusti e per una prolificità che mi rende sempre sospetta.
Qui si è però lontani dal giallo, dalle investigazioni, anche se sempre di un animo umano si scandagliano gli angoli più bui.
A fare la differenza, in un romanzo che lentamente avvolge le sue spire attorno a un protagonista instabile, è la voce narrante, che anticipa, che commenta, che presenta il caso come se a breve si entrasse in un'aula di tribunale. Vero che questa voce si placa, lasciando spazio a ossessioni e che quell'aula non arriverà, ma la caccia che mostra, la fuga che descrive, rende incalzante, e pure tragico, il destino di un uomo che non voleva essere semplice, voleva essere qualcuno, anche un matto, nudo, per strada.

2 commenti:

  1. Altro grande autore che, a torto, ho evitato fino a ora.
    Tralasciando le indagini, penso proprio che questo faccia più al caso mio, oltretutto lo incrocio spesso sulle bancharelle proprio in questa edizione (della stessa ho Il nome della rosa e Il giovane Holden). :)

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    1. La biblioteca di Repubblica troneggia con un sacco di titoli nella mia biblioteca, romanzi classici e immancabili, copertine non proprio belle ma tant'è, si risparmia!

      Questo Simenon potrebbe piacerti, di certo parte benissimo, poi si fa parecchio cervellotico ma breve com'è lo si ama lo stesso.

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