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31 agosto 2019

Venezia 76 - Electric Swan | No One Left Behind | Lingua Franca

Piccole pillole di piccoli film

Electric Swan




Siamo a Buenos Aires, siamo in un condominio non propriamente ben tenuto, minacciato da perdite, oscillazioni. Ci lavora un solitario portinaio, abituato a doversi prendere cura dell’anziano cane di un’anziana signora, delle avances di una giovane ballerina.
Fa quel che può, cercando di venire a capo di quelle perdite, di aiutare i suoi inquilini.
Poi, però, tutto esplode in una scena onirica, con la musica del Lago dei Cigni che rimbomba nelle casse, con visioni, trasformazioni, difficili da capire.
Dopo soli 40 minuti resta un grande punto di domanda, non si sa se carico di significato o di sola ironia.



No One Left Behind



A Guillermo Arriaga ho sempre voluto bene.
Lui, penna un tempo amico di Iñárritu, torna a ballare da solo in una piccola storia dall’ovvio intento politico.
Un gruppo di ufficiali americani attraversa il confine con il Messico per porgere l’estremo saluto al loro commilitone . Conoscendo così la sua storia, la sua famiglia, il suo mondo.
Tutto schematico, purtroppo, tutto preparatissimo a partire da quelle parole, dalle idee, che un tempo erano la forza di Arriaga. Scalfito nel ruolo Danny Huston.
Il tutto dura solo 29 minuti, ma che sono anche troppi.

Lingua Franca



Sulla carta, sembrava un dramma romantico come piacciono a me.
Lui, russo-americano dal passato scapestrato che cerca la redenzione lavorando nel macello dello zio e prendendosi cura della nonna.
Lei, filippina e trans, che risparmia badando a quella nonna e cercando un marito per il permesso di soggiorno.
Finiranno per innamorarsi, con quel segreto però a dividerli.
In realtà, traccia di romanticismo ce n’è poco, c’è invece tanta carne esposta, tanto ritornare su temi e lenzuola consunte che non aiuta.
Ci prova Eamon Farren a dare brio e ritmo al suo personaggio, ma Isabel Sandoval (che oltre ad essere protagonista è anche regista e sceneggiatrice) preferisce concentrarsi sul suo corpo, sulle sue ferite e sulla politica sull'immigrazione di Trump.
Il risultato, quindi, è pesante e non positivo. E quel finale che vorrebbe essere malinconicamente poetico, sa invece di buco nell’acqua.

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