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10 giugno 2020

Galveston

È già Ieri -2018-

La regia -che non ti aspetti- di Mélanie Laurent.
La sceneggiatura scritta e tratta da un romanzo di Nic Pizzolatto -sotto pseudonimo.
Elle Fanning come protagonista femminile.
Una storia on the road, tra brutti ceffi e brutti giri, nuove vite da inventarsi.
Com'è che non ha avuto il successo che si sperava?
Com'è che non l'avevo ancora visto, Galveston?
Potrei dare la colpa alla presenza del sempre antipatico Ben Foster, ma non sarebbe giusto.
O al fatto che Pizzolato non è che le centri sempre tutte le sue idee, basti pensare alla seconda stagione di True Detective.
O forse, scavando un po', si scopre che Pizzolatto stesso si è dissociato dal film, con la sceneggiatura modificata in corso d'opera.
Cosa sia rimasto d'originale non mi è dato sapere.
Di certo la storia sa prendere, ma non sa esplodere.



Si parte e c'è un uomo da uccidere.
Lo richiede il capo, non si discute.
Si progetta il piano, entrare in casa di notte, silenziosamente, sparare, e andarsene.
Ma qualcosa non va come i piani.
Il vero piano non era quello, però.
Roy trova altri sicari lì per uccidere lui.
Lui che ha fatto una domanda di troppo, che sa troppe cose.
Lui che ha comunque una condanna già decisa: un cancro terminale ai polmoni.
Ma Roy è un osso duro e riesce a scamparla, salvando da morte certa la giovane Rocky, professione escort.
Si porta dietro anche documenti importanti, vedi mai che possano servire a negoziare.
Partono, ed è una lunga fuga.
Un allontanarsi il più possibile da lì, con tappe in cui stare tranquilli è impossibile, in cui le cose si complicano.
Vuole passare per casa Rocky, vuole salvare quella che dichiara essere la sorella da un patrigno violento.
Uno sparo, nessuna parola, e via di nuovo.
Ci si ferma a Galveston, in un motel per derelitti, dove la proprietaria ne ha viste di cose, ne sa di cose. E tiene tutto sotto controllo.
Possono fidarsi, di stare lì, loro che sono una famiglia imperfetta?
Che si studiano ancora, che non sanno se fidarsi gli uni degli altri?
Prima, Roy, vuole sistemare i conti con il passato una volta per tutti.


Letta così, la storia non è niente di così originale.
Una di quelle storie nell'America più polverosa, più rozza, dove non sembra esserci salvezza per chi sta nel fondo.
C'è una speranza, fatta di attimi di bellezza, di cene eleganti, di balli romantici, rubati per un momento all'ansia di sopravvivere.
Ma pure questi vengono spazzati in un attimo.
In un finale pieno di sangue e dolore.
Ben Foster non è forse il volto giusto per rappresentare un uomo duro dal cuore tenero come Roy, ma forse sono io che da sempre ho problemi con lui.
Elle Fanning, cìva da sé, gli ruba la scena.
Escort o prostituta che dir si voglia, illumina lo schermo riuscendo comunque a metterci il dolore necessario, la provocazione richiesta, nella sua Rocky.
Mélanie Laurent il suo compito lo porta a casa, grazie soprattutto a una fotografia d'alto livello e a  scene d'azione ben girate.
La coda buonista, un filo di troppo causa trucco, la si poteva anche evitare.
Ma se Galveston non ha saputo sfondare è perché qualcosa manca e sembra mancare per tutta la durata della visione: l'originalità probabilmente, l'urgenza del racconto pure, ma anche un suo respiro regolare.

Voto: ☕½/5


2 commenti:

  1. Per Elle e Melanie, potrei fare lo sforzo.

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    1. La durata non eccessiva aiuta, ma alla fine poco resta, sei avvertito ;)

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