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8 marzo 2021

Il Lunedì Leggo - New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti

Attenzione: questo libro farà male se la vostra voglia di viaggiare in questo anno in cui non è stato possibile è irrefrenabile
Attenzione: questo libro vi farà male se siete già stati a New York o se avete intenzione di andarci o se vorreste ritornarci.
Attenzione: questo libro vi farà male se la vostra lista dei libri da leggere è già lunga, perché vi spingerà ad aggiungere titoli, autori, raccolte di racconti a non finire.
Avvertenze finite, anzi no, l'ultima: finirete per amare ancor di più Paolo Cognetti.
Uno che ormai si identifica con le montagne, ma che prima di trovare rifugio nelle cime che gli hanno fatto vincere il Premio Strega, era di casa a New York.


New York è una finestra senza tende nasce come guida atipica, come un parlare di quella New York distante dalle mete più turistiche, centrata principalmente sul Lower Manhattan dei porti, sulla Brooklyn del ponte e sulla Williamsburg vista in Unorthodox, in cui s'intrecciano le vite di scrittori, le trame di film, le esperienze personali di Cognetti nei suoi numerosi viaggi in America.
Quello che ne esce è un ibrido strano.
È un parlare di una città attraverso chi la vive davvero, è un parlare di autori sacri come Melville, di scoperte più recenti come Rick Moody, di architetti e ingegneri, di quartieri più che periferici e di semplici abitanti e vicini di appartamento dalle lontane origini italiane, inframmezzando i discorsi, scoprendo pub, ristoranti, negozi… insomma, la storia di New York.

È un po' quello che Fran Lebowitz ha fatto con Martin Scorsese per Netflix, ma qui il punto di vista è quello di un ospite, di uno stanziale di passaggio, di un ammiratore soprattutto, che ripercorre le tappe di quegli autori che lo hanno formato, che li intervista pure, scoprendo nuovi angoli di città e ambientazioni dove racconti e romanzi hanno preso vita.
E se io pensavo di essere una patita di letteratura americana (che ricopre ben due delle mie librerie), ora mi devo ricredere. Anzi, devo mettermi in pari.
Il miscuglio, quindi, funziona.
Funziona così tanto che si finisce per sottolineare, appuntare, segnare, tanti di quei nomi che si vorrebbe avere un conto aperto in libreria per soddisfare tutte le curiosità e un biglietto già in mano per scoprire quei posti poco turistici ma decisamente autentici che ci si è persi (che fortuna, vien da dire, trovare certi pub, certi luoghi, che si erano già goduti in quel viaggio che resta indimenticabile: fa tirare un sospiro di sollievo, rende fieri di sé).

Certo, Gotham -come la chiama Cognetti- cambia velocemente faccia: palazzi che crollano, quartieri che vengono gentrificati, una certa asocialità di chi non vuole condividere i suoi luoghi, fanno di questa guida, di questo diario, un qualcosa di personale e difficilmente etichettabile.
Ma funziona, anche troppo bene, con quel piglio fluido che si ama di Cognetti, con quel suo saper raccontare storie, intrecciare vite e ricordi come aveva fatto con Sofia e i suoi vestiti neri, mettendoci dentro tanto di sé, tanta poesia.

"E anche se eri uno scrittore timido, affetto da quella sindrome tipica degli scrittori che ti impedisce di essere del tutto dentro le cose mentre le fai e ti costringe a guardarle sempre un po' dal fuori, 
pattinare sul ghiaccio nel cuore di Manhattan l'ultimo giorno dell'anno, con una bella ragazza sconosciuta che ti teneva per mano e le luci della città sopra la testa, 
per un momento ti faceva dimenticare i tuoi libri e sentire proprio come tutti gli altri, uno degli altri."

Se le frontiere sono ancora chiuse e se viaggiare fa ancora paura, la soluzione è farlo attraverso pagine di carta.
Sorvolare l'Atlantico con questo Anfitrione è decisamente uno dei modi migliori, pur con questa consapevolezza:

"Ci sono luoghi da cui parti tranquillo: sai che resteranno fermi mentre non ci sei, ti aspetteranno intatti come i ricordi d'infanzia, o la casa dei tuoi genitori. 
Ritroverai gli oggetti di una volta e lo stesso vecchio odore. 
Altri sono come le persone: continui a immaginarle identiche mentre tu viaggi, impari e ti trasformi, e invece al prossimo incontro saranno cambiate almeno quanto te, e dovrai ricominciare da zero.
New York è così. 
Ecco qual è il problema quando si cerca di raccontarla: 
qualsiasi parola spesa su di lei porta incisa una data, e comincia ad invecchiare subito dopo averla scritta."

8 commenti:

  1. Prima o poi tornerò dall'amato Paolo (e magari andrò pure a New York, sognare è gratis)!

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    1. Viaggiare con lui è sempre un piacere, prossimamente però tornerò sulle sue montagne!

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  2. https://francobattaglia.blogspot.com/2019/06/inusual-new-york.html Vero. New York cambia a vista d'occhio, non sembrerebbe possibile vista la concentrazione pazzesca di uomini e cose. Ma accade. E centrifuga anche te. Mentre guardi quella rivoluzione.

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    1. Vengo a leggerti!
      Dall'effetto NY è difficile riprendersi, sono passati anni ma ancora mi ritrovo a fantasticare su luoghi e persone, leggerne aiuta a sconfiggere la nostalgia.

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  3. Che voglia di tornare a New York! Questo libro sembra, come dici tu, il modo perfetto per viaggiare senza muoversi davvero, visto che ora come ora non è possibile... grazie del suggerimento!

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    1. Prego, settimana prossima ce ne sarà un altro ;) ci si consola così, un anno esatto che non prendo un aereo e non mi sembra possibile.

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