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25 agosto 2026

Evil Dead Burn

La Settimana Horror

Era un seguito annunciato e già in cantiere.
Una scena iniziale che era già scritta e si ricollega stranamente alla scena iniziale già vista e che ci riporta un anno dopo alla stessa baita fra i boschi, sì, quella più moderna e stilosa.
Avevamo lasciato una deadite in libertà, alla ricerca di nuove vittime, e le trova in due giovani pescatori che a fatica si sono ritagliati un weekend di libertà. Poco ci importa di loro, poco contano ai fini della trama perché faranno presto una brutta fine e hanno per noi un solo scopo: mostrarci lo stile che avrà, questo nuovo Evil Dead.


Lo mette subito in chiaro Sébastien Vaniček: questo è un nuovo capitolo, è suo, suo lo stile fatto da un montaggio veloce, un occhio per i dettagli, l'acceleratore spinto verso il cruento premuto fino al massimo.
Lee Cronin gli ha lasciato il comando per andarsene fra le mummie (ne parleremo in questa settimana) e Vaniček ha messo le carte in tavola con Sam Raimi e Robert Tapert produttori: mi interessano poco i litri di sangue da buttare addosso agli attori, voglio il cruento vero, voglio che lo spettatore senta quel cruento, l'orrore del dolore.
Inutile dirlo, ci riesce. 
Ci riesce in un modo molto cruento, ovvio, a volte troppo, a volte gratuito, mettendo da parte ancora una volta l'umorismo nero che aveva fatto la fortuna della saga di Raimi e che ci aveva regalato un personaggio unico come Ash -che qui compare in una fotografia soltanto, assieme alla sua Delta.
Il set e lo sviluppo della trama sembrano contare poco a questo giro, i personaggi ancora meno per come sono poco stratificati e per come gli attori li sanno rendere poco interessanti, nonnina smemorata e sadica a parte, va bene.


Abbiamo una famiglia ricca e chiusa, abbiamo una coppia che non funziona, litigi continui, e un incidente che libera lei da un marito violento ma non da una famiglia che lo piange e che non l'ha mai sopportata. Il funerale poco sentito, poco riuscito, non aiuta a distendere i nervi e in una cena dove si sputa veleno la violenza viene a galla. Tutto riporta al solito genio di turno, un figlio più insicuro e meno amato che trova in soffitta le carte del nonno che ha abbandonato la famiglia e evoca i deadites, di turno. Lo si vede nel vero inizio, con una scelta un filo anticonvenzionale di fare due incipit per poi buttarci dentro la storia.
Ora, ritrovare gli eredi di Joseph Brice sembra una trovata interessante, far capire che i deadites sono a loro interessati proprio per il loro nome, pure, ma a Vaniček sembra importare poco, sembra importargli più di uccidere e far male, far soffrire nel peggior modo possibile e darci scene da vedere a occhi socchiusi con gli artigiani degli effetti speciali a trovare il modo più ingegnoso per realizzarle queste morte cruenti. Tra sportellate in faccia, candele da bere, coltellate varie e cani che fanno la fine che Anne Hathaway non vorrebbe (ma il divieto ai minori di 14 anni già c'è, tranquilli), Evil Dead Burn brucia tappe e fa terra bruciata attorno agli elevated horror che avevano portato alla rinascita della saga, che vedeva una protagonista femminile e combattiva, la famiglia come nucleo, la crisi abitativa come contesto.
Qui non c'è niente di tutto questo, c'è la solita famiglia disfunzionale che passa alle maniere forti, c'è la solita final girl che non riesce a portarci a fare il tifo per lei, colpa della mancanza di carisma di Souheila Yacoub.


In realtà, quello che Vaniček fa è riportarci indietro nel tempo, non ne La Casa originale, ma in quel remake del 2013 che puntava al gore che tanto andava all'epoca. Lo fa con il suo stile fatto di montaggio serrato, di dettagli, di ritmo veloce a cui fa da contrappunto una colonna sonora molto francese, molto elettronica firmata da Double Danger.
Non mancano le scelte sbagliate, gli scontri che non sono finali e i colpi di scena quando tutto sembra finito, con la motosega lasciata da parte a favore di un piccone pneumatico in un bagno di sangue che sembra riportare alla mente Finché morte non ci separi, e vallo spiegare alla polizia cos'è successo in quella cena, in quella casa.
Se questo seguito sembra riportarci sulla strada dei vari Naturom Demonto, e di come sono stati scoperti, sembra pure riabbracciare in modo difficile da spiegare Ellie Bixler visto il successo avuto dal suo capitolo. E non è l'unica deadites in libertà, ora.
Continuo a preferire i capitoli originali, continuo a sentire la mancanza di Ash, ma resterò sintonizzata per capire cosa ne sarà di questa saga, con Evil Dead Wrath già previsto per il 2028.

Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
3 Leoni su 5


2 commenti:

  1. Evil Dead Vs. LA FAMIGLIA, Metaforoni che si sprecano. Ha detto bene uno dei miei compari, sembrano tutti "La Casa" apocrifi quelli senza Ash. Cheers!

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  2. A sorpresa, mi è piaciuto molto più del precedente, con la sua aria da drammone familiare e questa regia al cardiopalma. Sempre bravi i francesi in materia di gore!

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