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30 ottobre 2026

Camp Miasma - Adolescenza, sesso e morte

La Settimana di Halloween

Non sono un'appassionata di horror a livello di Kris.
Non conosco ogni attrice che ci ha partecipato, non ho macinato anche i sequel meno riusciti di una saga, non mi ci sono approcciata, soprattutto, a tenera età rimanendone folgorata.
Per Kris l'horror, la saga di Camp Miasma in particolare, corrisponde al suo risveglio sessuale, al suo capire cosa desiderare, cosa preferire.
Adulta, è una regista a cui Hollywood ha aperto le porte dopo un esperimento fortunato più di critica che di pubblico in cui re-immaginava Psyco dal punto di vista della tenda della doccia. 
Già.
E cosa può offrire a una regista queer e horror, Hollywood? 
Il reboot di una saga, quella di Camp Miasma appunto, in un ennesimo sequel in cui cercare di coinvolgere la sua prima Scream Queen, ritiratasi dalle scene poco dopo quell'exploit e andatasi a rifugiare niente meno che a Camp Tivoli, ovvero Camp Miasma, ovvero quel campeggio abbandonato dove il film è stato girato.


La scova lì, Kris, cerca di sedurla in tutti i sensi possibili per renderla la protagonista del suo reboot, mentre Billy Priesley cerca di sedurre Kris con i suoi modi un po' fuori dal mondo, un po' preoccupanti, un po' folli in un grande gioco delle parti e dei piani, perché Camp Miasma è un grande esperimento metacinematografico.
Un film nel film nel film che lo rende interessante al di là del tono usato, che è quello sottile dell'ironia, quello di una parodia di molti sequel tirati per i capelli e dei molti elevated horror che girano ultimamente a Hollywood.
Jane Schoenbrun fa della sua stessa ossessione per gli schermi, il suo soggetto.
Lo aveva già fatto con lo strano I saw the TV glow, film cult per molti, che non ero riuscita a farmi piacere. Dopo la TV, passa al cinema, o meglio, al genere horror e ai suoi sequel, a quello che gli horror vogliono essere, sono, diventano, in base agli occhi di chi li guarda.
I giochi, gli easter eggs, per gli appassionati non mancano e le intenzioni sono presentate fin dagli splendidi titoli di testa fatti di quei gadget, di quella memorabilia, di quelle cose da nerd che mandano ai pazzi i fan nerd del mondo horror. Qui ricostruito e generato per una saga che non esiste e che assomiglia a molte altre saghe, perché in fondo quello che è Camp Miasma e sono molti horror lo riassume bene Billy: "fear and fluids". 


Ma dentro lo stesso Camp Miasma ci sono strati interpretativi, c'è la maschera del killer Little Death che più che una ventola può sembrare una macchina da presa, c'è il suo essere transgender o genderless, c'è il suo nome stesso, che richiama l'orgasmo in francese ed è in fondo quello che Billy e Kris cercano: un sesso libero, un sesso liberatorio, un sesso che sta di nuovo negli occhi di chi guarda anche se porta alla morte. Piccola o grande che sia.
Jane Schoenbrun non ha di certo badato a spese, e non solo vediamo le disavventure di Kris nel cercare di convincere e quindi conoscere Billy a partecipare al suo reboot, vediamo anche il primo e mitico Camp Miasma, e infine vediamo quella che sembra la versione metacinematografica di Kris, o almeno quello che genera la sua mente standosene troppo a lungo a Camp Miasma. Non ha badato a spese nemmeno nella scelta di casting, con Gillian Anderson perfetta femme fatale sul viale del tramonto e icona lesbo da sempre, e Hannah Einbinder che riprende un un ruolo meno impacciato ma comunque sottomesso molto simile alla sua Ava nei confronti di Deborah.
Gioca anche con il casting, Schoenbrun, a ricordarci quanto è intrisa di cultura pop la sua formazione e nel ricreare horror, nell'inventarne e nel renderli meno spaventosi, li analizza sotto tutti i punti di vista -compresi quelli tecnici- sotto i nostri occhi riconsegnandoceli più luminosi, più divertenti, più colorati, in tutti i sensi.


Dentro i tanti strati, dentro i tanti significati di Camp Miasma c'è quello che convince. Per me sta nello sguardo sognante di Kris mentre rivede il suo film di riferimento, per altri può stare nella sua scoperta sessuale, per altri ancora il suo confrontarsi con quelli di Hollywood o semplicemente con Little Death in gambe al vento e senza bisogno di un reggiseno come richiesto alle scream queen. 
Nel prendersi gioco di un genere, Schoenbrun gioca che è un piacere e questa volta diverte e convince, preso atto di un tono parodistico, della ricerca continua dell'effetto fichetto, ci si può godere lo spettacolo e chiederne ancora. Di seguiti, in fondo, è fatto il genere horror.

Voto: ☕☕☕½/5

2 commenti:

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