Andiamo al Cinema su Netflix
Lui, Simone, è un pompiere con la testa sulle spalle e una famiglia ingombrante che lo vorrebbe sistemato per bene, con una brava ragazza, con dei figli e una stabilità.
Lei, Lucia, è una che stabilità non sa darla e non sa trovarla, cambiando sogni e lavoro e vita, sapendo solo una cosa: figli non ne può avere e non ne vuole.
Ma vuole Simone, e forse l'idea azzardata di provare ad adottarne uno potrebbe aiutare entrambi, a trovare un senso nel loro stare insieme, nel loro non volersi perdere, iniziando un po' seriamente, un po' con qualche paura, un percorso burocratico non certo facile in Italia.
È un film piuttosto lineare quello di Daniele Luchetti, un lui e una lei che si conoscono grazie a un incidente stradale, una passione che esplode e che continua, la voglia di continuare a divertirsi sempre a modo loro e alla fine, forse, la voglia di mettere anche la testa apposto. Con l'altro e con quello che non sapevano di volere.
Il processo di adozione diventa quindi un processo ai loro sentimenti, mentre li vediamo omettere e mentire, coprirsi e sfidarsi, mettersi in discussione e rincantucciarsi in vecchie e cattive abitudini.
Poco di nuovo viene da dire anche a livello di produzione, con la romanicità che non può che emergere in un dialetto che si fa però stentato e poco naturale, nonostante la chimica tra il solito bravo Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, mortificata da uno stile scostante come il suo personaggio. Se funzionano gli attori sono spesso le scene a non funzionare, in una scrittura zoppicante e forzata, un tono che non prende una direzione precisa, in un'evoluzione della trama piuttosto scontata e un finale che seppur lieto, seppur ovvio, resta non facile da spiegarsi.
Capisco com'è che Lucky Red ha preferito distribuirlo non al cinema ma direttamente su Netflix per un film che trova la sua dimensione casalinga come un salvaserata né troppo leggero né troppo impegnato, in sala vista la produzione semplice avrebbe solo disperso gli spettatori e perso alla gara degli incassi.
Daniele Luchetti sempre interessato alle dinamiche di coppia e di famiglia sembra qui fare un passo indietro rispetto alle produzioni più dense e solide -seppur con i loro difetti- di Lacci e di Confidenza, con una sceneggiatura che ruota attorno a due personaggi difficili da mettere a fuoco, che vivono di cliché che non aiutano a volergli bene.
Una dimensione che viene fin dal titolo, in fondo.
Manca un certo coraggio, manca anche un senso cinico davanti a primi passi e a un processo complicato come quello dell'adozione che qui diventa in una seduta di psicoterapia di coppia, di famiglia, che proprio sul finale, per quello che lo precede, lascia un filo interdetti.
Salverà la serata dando la sensazione di aver visto un film con un messaggio, ma resta confuso, resta purtroppo dimenticabile.
Voto: ☕☕/5



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