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18 marzo 2017

Paterson

E' già Ieri -2016-

Ogni mattina, la sveglia non suona alle 6.30.
Non serve, la sveglia, se il tuo orologio interno è ben bilanciato.
Apri gli occhi, controlli l'ora, infili l'orologio al polso e abbracci la tua donna.
La baci.
Lei si girerà, ti racconterà i suoi sogni, e ti lascerà andare a lavoro.
Lavoro è guidare un autobus per le strade di Paterson, è ascoltare le conversazioni casuali di chi su quell'autobus sale.
A pranzo, un panino, e un cupcake, preparato con amore, fantasia e estro dalla tua donna, che fra i tanti sogni, forse troppi, ha quello di fare dei suoi cupcakes un lavoro.
E torni da lei, e parli con lei, ceni con lei.
E porti fuori il suo cane, ti fermi a bere una birra, a parlare in quel vecchio pub di Paterson con chi c'è.
E il giorno dopo, ricominci da capo.



Questa è la giornata di Paterson, a Paterson.
Una giornata scandita dalla routine, ma una giornata sempre ricca e sempre nuova, perchè nelle sue giornate c'è la poesia.
La poesia che legge, nelle pagine logore di William Carlos Williams, che a Paterson ha dedicato un poema, e le poesie che Paterson stesso annota nel suo taccuino, che compone mentre va a lavoro, mentre esce la sera.
Poesie semplici, strane, diverse.
Poesie d'amore.
Sono queste a renderlo speciale e a rendere speciali quei suoi giorni tutti uguali, chiuso in una routine, in una città, da cui forse ci si aspetterebbe di più.
L'amore, non è di quello di tante parole, né di grandi gesti, ma è fatto di piccole sorprese, di condivisioni, di aiuto reciproco.
Basta? Può bastare?


Jim Jarmusch fa scegliere a noi la risposta.
Lui ci mostra una settimana, una sola, della vita di Paterson.
Si diverte e ci diverte interpuntando queste giornate con gesti che non cambiano, con cassette della posta ballerine, e cerchi bianchi e neri che si espandono in casa.
Ma sono le persone, ovviamente, a fare la differenza.
Sono quegli stralci di conversazione, quegli incontri occasionali e speciali, a rendere speciale anche Paterson.
La sua sceneggiatura è perfetta, una volta oliato il suo meccanismo, fatto di un equilibrio leggero, di parole che danzano in punta di piedi e di sorrisi sinceri.
I silenzi, sono tanti quanto le parole, le musiche, forse, un po' fuorvianti all'inizio.
Ma si finisce per ringraziare Jarmusch, per aver dato ad Adam Driver un ruolo simile ma allo stesso tempo diverso dal suo solito, per averci inondato con la solarità e la bellezza di Golshifteh Farahani e per aver fatto di un cane un ottimo, stupendo attore.
Lo si ringrazia, infine, per averci dato un altro film di quelli piccoli, di quelli semplici, fatto di parole, e di silenzi, di ripetizioni e cambiamenti, di poesia, che si può nascondere anche in una scatola di fiammiferi e di cui si ha sempre un gran bisogno.


Regia Jim Jarmusch
Sceneggiatura Jim Jarmusch
Musiche Carter Logan
Cast Adam Driver, Golshifteh Farahani
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4 commenti:

  1. Devo mettermi quando sono dell'umore e vederlo.
    L'ho iniziato, una sera, ma trovavo le poesie sui fiammiferi di una bruttezza imbarazzante e no, non ero in vena di trovarci il lirismo dentro. Aspetto, soprattutto per via di quei "se ti è piaciuto guarda anche". :)

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    1. Sì, ci vuole il mood giusto perchè all'inizio anch'io ho storto il naso di fronte a quella poesia e quella musica, ma poi mi sono lasciata andare e mi sono innamorata della semplicità di Paterson e della vita a Paterson, davvero ricca di poesia. E pure quei fiammiferi, hanno preso un significato in più ;)

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  2. La tua rece è incoraggiante, ma Jim Jarmusch lo temo sempre un pochino.
    Come Ink, mi sa che aspetto pure io il momento giusto. ;)

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    1. Lo temo pure io, pur avendo visto poco di suo e trovandolo piuttosto respingente. Qui invece è molto indie, molto romantico e molto semplice, e con la serata giusta, sono davvero scintille ;)

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