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18 agosto 2019

La Domenica Scrivo - Viaggio negli Stan (sensazioni, emozioni)

La paura lascia presto il posto alla curiosità.
La curiosità, man mano che i giorni passano e si scopre di più -di modi, usi, paesaggi- alla meraviglia.
Succede se finisci in vacanza in Stati e Paesi che fino a qualche mese fa nemmeno conoscevi. Succede se per una volta metti da parte grandi città e musei, sostituiti da montagne, laghi, canyon e cascate.
È la vacanza che non ti aspetti, in tutto e per tutto.
Zaino in spalla, il comando lasciato ad amici più pratici e sicuri di te nell'organizzarsi man mano, con spostamenti continui via treno, via autobus, via taxi e via aereo.
Un'avventura.
Una scoperta.
Attraverso quelle vecchie repubbliche sovietiche che da poco lasciano entrare senza bisogno di visto.
Quelle repubbliche che de facto sono ancora dittature, ma che stanno scoprendosi e aprendosi al turismo.
Inizia come uno shock.



Con il cirillico che si sostituisce al nostro alfabeto, con la confusione, le voci, l'inglese che latita. Con città in cui domina il kitsch, in cui si mescolano ricchezza e povertà.
Si parte dal Kirghizistan, da Osh e da un Lenin che la sovrasta, imponendosi come sfondo a tutte le foto di innamorati dentro un Love Park in cui trovano posto tunnel di cuori, tacchi a spillo giganti, mulini a vento, cupidi e una Tour Eiffel.
Meglio la montagna, allora, meglio attraversare un pezzetto di Pamir Highway e arrivare alla valle dei Monti Alay. Meglio godere di montagne che sono confini, di una natura in cui abitano con calma mucche, pecore, cavalli, pastori. Nelle loro yurta, per l'intera estate, ad offrire latte di cavalla a noi, ignari turisti che gusti così acidi, così fermentati mal sopportiamo.
Ma resta il fascino, di monti di velluto, di scalate che diventano un'impresa.
Ci si sposta, ancora, prima un aereo, poi un taxi collettivo per 4 ore di deserto e di altre montagne, fino ad arrivare ad un lago, ad una yurta tutta per noi, a cavalli da provare a cavalcare.
Ed è la meraviglia.
Per quel lago così grande da sembrare un mare, per quel cielo pieno zeppo di stelle, con stelle che cadono e che fanno esprimere desideri, per quel campeggio diverso, unico.


Ma si riparte, ancora, in un taxi che ci ferma in canyon rossi e fatati, sotto cascate difficili da raggiungere, fino a lasciarci a Karakol, stremati e non preparati per un'altra uscita in montagna.
No, meglio fermarsi un po'. Meglio assaporarlo il Kirghizistan attraverso piatti ricchi di carne (che fatica, quindi, per una vegetariana) e di aglio, dentro un villaggio che apre le sue porte, una casa la sua tavola, e tra oroscopi e confidenze, salutarlo al meglio.
Al meglio, prima del peggio.
Prima di 13 ore di autobus per attraversare il confine, con la frontiera a vederci bloccati per due ore. Lì, in attesa.
Smog da respirare, cani randagi da coccolare.
La sorpresa quindi, nell'arrivare all'alba ad Almaty.
In un Kazakistan più ricco, più europeo, in cui la polvere, lo sporco del viaggio sembrano un passato remotissimo.
Si respira, qui, si vive.
Tra bar, locali, ristoranti. Viali alberati, parchi, luna park in cima a colline. E un lago, raggiungibile via taxi, meta domenicale di molti.
Respira, godi di un hotel di lusso.
Godi di una birra in pace, di un bazar carico di odori e colori.
Godi della musica che dalle strade, dalla metropolitana, da un semplice sottopassaggio, esce.
E preparati.
Ultima tappa.


Per raggiungerla, dopo averla strappata a fatica ad un giovine recalcitrante, un taxi, un aereo, un altro taxi, un treno e un altro taxi ancora.
Una giornata spesa così, con l'Uzbekistan che si presenta al suo meglio (tutti, tutti, curiosi e pronti ad aiutarci) ma anche al suo peggio, in un treno della speranza dalla temperatura interna di 42 gradi.
Ma tutto questo -e dico tutto: tutti quei giorni a camminare, a combattere insolazioni, indigestioni, vesciche e stanchezza- ripaga.
Samarcanda.
Un nome che è leggenda.
Samarcanda.
Un nome che è musica.
Sole e azzurro.
Sabbia e azzurro.
La storia, la bellezza. Di mausolei e palazzi, di tombe e di moschee in cui la geometria, il colore, l'audacia e l'altezza lasciano senza parole.
Vedi tutto, segni tutto, sogni tutto.
Passi un tramonto intero a guardartelo, il Registan. Senza riuscire a staccargli gli occhi di dosso.
E capisci che quei libri che ti hanno preparato -e di cui domani parlerò- avevano entrambi ragione, e rubi loro quelle parole che a te non vengono:

In quel preciso momento capii che lo scopo di tutto quel lungo viaggio era di starmene seduta esattamente lì, davanti al Registan al tramonto, al suono di una moderna musica pop uzbeka e cento passeri cinguettanti.
Erika Fatland

Vado a letto depresso alla semplice idea che, essendo venuto a vedere Samarcanda, non avrò d'ora innanzi più modo di sognarla.
Tiziano Terzani


10 commenti:

  1. Che poi non so, ma esistono davvero questi paesi dal nome quasi impronunciabile? Sembra proprio di sì, questa la conferma ;)

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    1. Esistono e non aspettano altro che di crescere attraverso il turismo. La loro risorsa più importante :)

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  2. Bel viaggio.
    Mi piacerebbe fare un giro in Kazakistan.

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    1. Purtroppo del Kazakistan ho visto solo Almaty, molto ricca, molto europea, molto verde. Una ventata d'aria fresca e riposante dopo la polvere del Kirghizistan ma immagino sappia offrire altro nella sua vastità. Più avanti, chissà, intanto mi resta il cruccio di Bukhara e Khiva.

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  3. Stan?
    Pensavo parlassi della canzone di Eminem... XD

    Di sicuro sono delle vacanze originali. Non so invece se potrebbero risultare delle vacanze per me, però chissà.

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    1. Non sembravano nemmeno delle vacanze per me, così poche città, così tanta natura. E invece -vesciche, stanchezza e insolazioni a parte- si sono rivelate un'avventura bellissima.

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  4. Sicuramente delle vacanze molto originali. Lo ammetto, prima di questo post poco ne sapevo di queste zone, poco mi ispiravano. :)

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    1. Non fosse stato per quegli amici fissati, mai ci sarei andata e ogni tanto ho pure pensato: chi me l'ha fatto fare con la lunga lista di Paesi che voglio vedere di finire qui?! Ma ora, tornata e riposata, non posso che ringraziarli.

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