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22 maggio 2020

Her Smell

È già Ieri -2018-

Avevo già bollato Alex Ross Perry come un radical chic di quelli pretenziosi e fastidiosi nel 2017 con Listen Up Philip, film in realtà del 2014 che tutt'ora fatico a ricordare di aver visto.
Rimosso, giustamente.
Lo avevo in parte rivalutato grazie a Queen of Earth, thriller psicologico in cui il merito andava più ad Elisabeth Moss che non ad altri.
Poi ero ritornata alla valutazione iniziale, grazie o per colpa del ritratto snobistico di snob che è Golden Exits.
E proprio quando mi stavo chiedendo com'è che senza rendermene conto avessi segnato in tre tempi diversi ben tre film di Alex Ross Perry nell'agenda, ecco che arriva la stangata.
Il colpo da maestro, il film che ridefinisce tutto.
Va detto che pure qui il merito va principalmente ad Elisabeth Moss, un'attrice che non vuole certo rendersi la vita facile e va a scegliere ruoli sempre estremi, sempre da pazza a pezzi, sempre capaci di tirar fuori il meglio di lei.
E la sua Becky Something dai tempi di Mad Men, e nonostante l'escalation irritante che ha preso The Handmaid's Tale, è forse la sua prova migliore.


Becky è una cantante punk come devono essere le cantanti punk: sopra le righe, eccentrica ed esagerata.
Completamente fuori controllo.
Che nel dietro le quinte si fa accompagnare da guru che la sfruttano, che si circonda di persone sbagliate mescolando il tutto con dosi massicce di alcool e droga.
Ingestibile da parte di manager saliti alla ribalta proprio grazie alle Something She, dalle compagne di band, dagli ex partner e pure da una madre irrequieta.
Lei che urla, che grida, che ride in faccia a tutti quelli che cercano di aiutarla e di salvarla.
Lei che attacca, si difende, lei che è però la mente e il cuore di un gruppo osannato da pubblico e critica e che conosciamo con un concerto che manda tutti in visibilio, ma che crea il caos nei camerini, con una figlia in pericolo costante, con i nervi che arrivano a fior di pelle.


Scena due
Studio di registrazione.
Sempre lei, in un altro mondo, in ritardo, fuori tempo e fuori controllo.
Che né chi lo studio lo gestisce né chi dovrebbe aiutarla a comporre, sanno come prendere.
Becky è quel genio sregolato che nei momenti più impensabili tira fuori il meglio di sé, il giusto giro di chitarra, le giuste parole per una canzone.
Finché non torna ad essere la solita egocentrica capace di ferire fisicamente e psicologicamente le amiche di sempre che prendono la saggia decisione di abbandonarla, e pure le nuove arrivate che vogliono percorrere i suoi passi.
E tutto si distrugge.


Scena tre
Becky ha una nuova chance, di esibirsi, di sistemarsi.
Con un'intervention studiata e progettata prima che possa salire sul palco, ma che non tiene conto del suo ritardo, del suo apparire ormai oltre ogni controllo, con il pubblico a venerare più la sua figura spettacolare che non la sua musica.
Sono sempre gli stessi attori in gioco, sempre le stesse figure che cercano di far pace con lei, di aiutarla.
Ma è ancora possibile?


Scena quattro
Una casa in campagna.
Dove Becky è andata a ritirarsi, finalmente fuori dal giro di droghe e guru, finalmente ripulita e in contatto con sé.
Finalmente capace di essere madre, amica, anche se con la paura di ricadere.
Regala momenti di pura tristezza cosciente di quello che ha perso, di pura poesia seduta ad un piano, di pura musica mentre si mostra titubante in nuove composizioni.


Scena finale
Si torna lì, dove tutto è iniziato.
Dove tutto potrebbe ricominciare o forse, si spera, chiudersi.
Un concerto omaggio, un ritorno alle scene.
Un palco in cui Becky, le Something She e tutte le donne che l'hanno amata, odiata, sopportata e supportata, si riuniscono.

E anche se la musica è punk fino ad un certo punto, anche se è inaspettatamente una versione acustica di Bryan Adams a rubare il cuore, finisce che Alex Ross Perry lo rivaluti.
In grado com'è stato di gestire un'Elisabeth Ross immensa che per sua dichiarazione non ha improvvisato niente, neppure una virgola delle sue urla e dei suoi deliri.
Perché Her Smell è composto di lunghe scene claustrofobiche in cui a fatica non si scaglia contro Becky il telecomando, in cui comprimari come Dan Stevens, Amber Heard, Gayle Rankin (la Sheila the She-Wolf di Glow) la reggono e la aiutano (sulla presenza della prezzemolina Cara Delevingne preferirei stendere un velo pietoso).
Con luci al neon, location ridotte all'osso, Alex Ross Perry tira fuori un film a suo modo estremo e che ricorda in alcuni momenti il Climax di Gaspar Noé, con il pensiero che corre a Courtney Love e ad Amy Winehouse, e a tutta la sofferenza e l'umanità che avevano dentro.
E che fa capolino in quei  brevi flashback amatoriali -dettagli essenziali- a raccontare di un successo inseguito e arrivato per sancire un'amicizia, prima di una band, in inizi pieni di speranza che non si possono dimenticare.

Voto: ☕☕☕☕/5


7 commenti:

  1. Ecco, questo lo aspettavo e volevo vederlo. Purtroppo non si sono mobilitati neanche i subber!

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    1. Che non si trovassero in italiano l'ho trovato strano, ma non ho voluto aspettare e ho fatto bene: una Moss incontenibile!

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  2. Anch'io vorrei vederlo ma on line non ce n'è traccia. E dire che sono un segugio...
    Forse per ora solo in lingua originale?
    ps: Moss attrice di livello superiore.

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    1. Sì, per ora scavando bene solo in v.o., ma la Moss lo richiede: qui è davvero strepitosa!

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    2. V.o. tutta la vita, però almeno i sub in italiano! :)
      Confido in OpenSubTitles.

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  3. Courtney Love... Amy Winehouse... Elisabeth Moss... radical-chicchismo... punk...
    dove devo firmare per vederlo? :)

    Solita domanda, anche se dai commenti qua sopra mi pare che non ci sia possibilità: ma i sub ita non si trovano proprio da nessuna parte?

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    1. Film cannibalissimo questo, e continuo a chiedermi perché i sottotitolisti italiani non lo considerino. Purtroppo solo in inglese al momento.

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