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4 settembre 2020

Venezia 77 - Amants | Cigare su Miel

Amants

Sulla carta doveva essere un film perfetto.
Francese, Stacy Martin fra i protagonisti, una storia d'amore travagliata vissuta tra Parigi, l'Oceania, Ginevra.
In realtà, si rivela essere un triangolo d'amore dove l'amore poco si sente, patinato e tristemente non tanto già visto, quanto inutile da vedere.
Alla coppia Lisa-Simon dovremmo affezionarci, per loro dovremmo tifare. Invece a questa aspirante cameriera di classe, a questo spacciatore senza remore, poco ci interessiamo. Il fattaccio che li divide a Parigi, che vede lui prendere la via della fuga, manda lei in crisi esistenziale, tanto da sposare un miliardario che passava giusto giusto nel club dove lavora.
Le fortune, no?



La bella vita fatta di resort di lusso, di viaggi in giro per il mondo, di shopping continuo fatto pure di un bambino che deve essere adottato non bastano a Lida per essere felice. E quando il caso vuole che proprio nell'hotel dall'altra parte del mondo Lisa ritrovi Simon, la passione ritorna.
Certi, Léo è un cattivone reso giusto con qualche spinta, qualche inevitabile scena di sesso costretto. E allora, anche se il padre offre una via di fuga, anche se le possibilità di andarsene ci sono tutte, la soluzione più razionale per questa coppia di amanti diventa l'omicidio.
Ma che, sul serio?
Sul serio.
E così, la regia patinata di Nicole Garcia, la bella Martin che pure qui non disdegna di mostrarsi a ripetizione al naturale e sembra perennemente in sfilata per mostrarci un altro look perfetto, fanno chiedere a gran voce com'è che un film così è finito in concorso, com'è che la Francia a Venezia convince solo i critici francesi.
Eh, com'è?

Cigare su Miel

Altra Francia, altra Francia che non convince. Qui però la contaminazione con l'Algeria fa la differenza.
La storia sarebbe quella di Selma, giovanissima che si sente più algerina a Parigi dove è nata e cresciuta, sempre fuori posto. In famiglia, dove la vogliono accasata e pudica, fuori, dove vuole mostrarsi più moderna, più sicura di quello che è.
Le pulsioni la controllano.
La spingono fra le braccia di Julien, a giocare maliziosa con i suoi amici e con i pretendenti che i genitori invitano a cena. Pure loro giocano alla donna libera, alle apparenze da mantenere.


Così, quello che sembrava un film sulle tensioni di una giovane verso il proprio corpo, verso il suo ruolo di donna, diventa una storia che non sa che filone seguire. Che cambia continuamente pelle senza equilibrio.
Amori che passano, scuola che non si frequenta, età che non si capisce, madre che improvvisamente ha spessore, padre benevolo che si trasforma in padrone.
La bellezza della protagonista su cui la regista si sofferma di continuo in continue scene pudicamente esplicite potrebbe offuscare il giudizio, ma la verità è che questa opera prima è troppo acerba per convincere in almeno uno dei tre filoni (non) scelti.

2 commenti:

  1. La Francia a Venezia convince solo i critici francesi.
    Ma mi sa che convincerebbe anche me ahahah

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    1. Ho dei dubbi, voglio vedere se Stacy Martin offuscherà il tuo giudizio o se pure a te del suo amante non fregherà niente :)!

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