Pagine

18 aprile 2026

Dust Bunny

Andiamo al Cinema a Noleggio

Sono tra gli orfani di Pushing Daisies.
Quella colorata, buffa, assurda serie TV che andava in onda su Italia1 quando ancora le serie TV le si chiamavano telefilm, con un fabbricatorte capace di resuscitare i morti che collabora con un detective privato che risolve così facilmente i suoi casi e una non-più-morta di cui innamorarsi ma non poter più toccare, pena l'impossibilità a resuscitarla.
Una serie buffa, colorata, con un umorismo magari un filo macabro, ma sempre a segno.
Vuoi il budget, vuoi l'essere avanti con i tempi, è stata cancellata alla sua seconda stagione, proseguendo parzialmente in libri pop-up a rendermela ancora più perfetta e con i rumors continui di riportarla in vita a darmi speranza e spaventarmi allo stesso tempo.
E Bryan Fuller, il creatore, che fine aveva fatto?
Si era dato ad altre serie TV che non hanno avuto troppa fortuna per quanto intense, da Hannibal a American Gods, facendo sempre un po' fatica a far approvare i suoi progetti coraggiosi che sanno spaziare tra l'azione, l'horror, la leggerezza e il pop.
Probabilmente stanco di aspettare o forse solo desideroso di mettersi alla prova, eccolo ora, a sorpresa e direttamente in streaming, esordire come regista in Dust Bunny.
Ed è un peccato trovarlo a noleggio, non solo perché il film con il suo formato claustrofobico in 3.00:1 perde di potenza nello schermo della TV e non solo perché ci sono così tanti particolari e dettagli da desiderare uno schermo migliore per rendergli onore.


Vogliamo spiegare Dust Bunny con riferimenti facili per gente un po' pigra? Prendi Wes Anderson e fagli dirigere un film horror con scene d'azione.
Più o meno è questo, un film ambientato in un condominio dai colori pastello e dai dettagli animaleschi, in una città dove non mancano scontri e assassini nascosti, in cui una bambina ha paura del mostro sotto il suo letto. Un coniglio fatto di polvere, che si attiva se sente qualcuno sul pavimento di notte neanche fosse un Tremors.
Nessuno crede a Aurora e al suo mostro, non i genitori che spariscono dopo una notte di trambusti né quel vicino di casa a cui chiede aiuto. Lui, assassino di professione, ha già sconfitto un drago a Chinatown e pur intrigato dal caso, più preoccupato dal fatto di essere stato visto e seguito, prende la solitudine e la paura di Aurora a cuore, tanto da allarmare il suo capo, una Sigourney Weaver che è sempre un piacere ritrovare.
Tra piccoli furtarelli, silenziosi assassini, conigli che sbucano dal terreno e un'alleanza insperata con quella che forse non è solo un'assistente sociale, Dust Bunny riesce ad essere un mix tra commedia, azione, horror e favola nera. Riuscito?
In parte, perché purtroppo qua e là il ritmo cala, con la situazione a ripetersi, con le notti di Aurora a sembrare uguali nei loro incubi e con una predisposizione sempre più tipica dei registi di oggi a essere dei perfetti decoratori d'interni.


Ora, lo vorrei anch'io un appartamento come quello di Aurora, anche in un condominio come quello di Aurora e ruberei volentieri la lampada-gallina di quel vicino di casa che resta senza nome, come si conviene ad un assassino, le carte da parati, i colori pastello, gli arredi antropomorfi sono da invidia, ma non sempre basta.
Bryan Fuller alla regia ci sa fare, regalandoci scene d'azione ben coreografate e pensate a equilibrare anche gli effetti speciali meno realistici e posticci.
Poi, ovviamente, c'è lui: Mads Mikkelsen.
Che si carica sulle sue spalle, con quello sguardo curioso e pericoloso, con quel silenzio che porta avanti per tutto l'inizio del film, il film, facendo coppia con una bimba tanto tenera quanto arrabbiata. Ormai si è lasciato andare il nostro Mads, una carriera solida e la voglia di giocare.
Vestito con abito sgargianti che sono un altro fiore all'occhiello (come lo è la colonna sonora con musiche alla Danny Elfman e lo dico alla compositrice Isabella Summers come un complimento) Mads è il sicario dal cuore d'oro, è l'assassino infallibile, è un solitario finalmente scosso dalla sua solitudine che riesce a rendere originale un rapporto tipico delle commedie d'azione che nei padri putativi e protettivi sguazzano.


Dust Bunny è in fondo una favola dark che a livello visivo stupisce, a livello narrativo inciampa un po', anche in un finale forse troppo frettoloso dopo tutta quell'azione e quei sacrifici, che però potrebbe anche essere l'inizio di nuove avventure. 
Magari in una nuova serie TV che magari va pure a collidere con l'universo di Ned e Chuck e Emerson. Sarebbe bellissimo, ma il mio cuore è già stato infranto troppe volte dalle speranze sui titoli di Bryan Fuller. 

Voto: ☕☕/5

Nessun commento:

Posta un commento