Andiamo al Cinema
- Il numero dei morti aumenta;
- Gli omicidi sono sempre più elaborati con più sangue e più violenza: una carneficina;
- Mai e poi mai pensare che il killer sia morto.
Le regole per un sequel horror, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett le conoscono bene avendo ridato vita alla saga di Scream e avendo steso nuove regole per quanto riguarda i requel.
Ora però si trovano alle prese con un seguito vero e del loro film cult, quel Finché morte non ci separi che aveva estasiato i fan dello slasher con i litri e litri di sangue utilizzati negli effetti speciali e che avevo recuperato con colpevole ritardo.
Sono passati 7 anni, ma non per Grace, che viene soccorsa fuori dalla magione dei Le Domas, viene portata in ospedale tallonata da un detective pronto ad accusarla di omicidio e qui abbiamo la prima sorpresa: Grace non è l'orfana e sola al mondo che Daniel aveva deciso di sposare per darle finalmente la famiglia che meritava, ha una sorella, più giovane, che ha abbandonato e con cui non parla da 7 anni.
E già qui il mio senso di sequel tirato per i capelli inizia a scricchiolare, perché se devi inserire un personaggio mai citato prima, che sia un figlio nascosto o un parente qualunque, qualcosa non va.
Ma concediamo a Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett l'idea di poter unire il progetto in cui Samara Weaving e Kathryn Newton collaboravano a cui stavano pensando, a quello che poi è diventato il seguito di Finché morte non ci separi.
Dicevamo, qual è l'idea di questo seguito?
Di ricominciare da subito, di rimettere a Grace le vesti di una sposa insanguinata, di farla nuovamente giocare a un gioco più grande, che questa volta coinvolge più famiglie, tutte quelle che hanno stretto patti con Le Bail e che vogliono possedere l'anello del potere con cui controllare il mondo.
Che le regole del nuovo gioco le esponga Elijah Wood, uno che di anelli e potere se ne intende, è solo uno dei tanti inside joke, gli altri prevedono le armi che Sarah Michelle Gellar ha usato nella sua lunga carriera da cacciatrice.
Dicevamo, Grace deve vedersela con più famiglie, le famiglie devono vedersela con le loro armi e a darsi il cambio di stirpe se qualcuno soccombe. Non siamo più in una magione gotica e affascinante, ma in una tenuta con tanto di campo di golf ad aumentare i luoghi dove possono nascondersi Grace e Faith che nel mentre devono risolvere i loro problemi di mancata comunicazione e sorellanza.
Come succede a molti seguiti, manca l'effetto sorpresa con il rischio di dare ai fan un film fotocopia che rende omaggio e cita l'originale, alla ricerca comunque di qualche scena ad effetto, di qualche morte truculenta. Il problema sta alla base, sta nei componenti di famiglia che sono delle macchiette di cui poco ci importa, sta nei gemelli Ursula e Titus con poco su cui lavorare, e la vedi Sarah Michelle Gellar cercare di colmare l'interpretazione di un Shawn Hatosy che ci crede davvero troppo.
Il problema sta anche in molte scelte discutibili che sì, avrebbero fatto finire prima il film, sì, lo avrebbero reso meno sanguinolento, ma quando in velocità si accetta un matrimonio riparatore (in un altro senso, però, quello vitale) allora quelle scelte le metto ancora una volta in discussione.
Sarà che tra una fuga, un passo di danza, un pestaggio e un'esplosione il rapporto fra le sorelle non sembra migliorare di tanto e non ci fa affezionare al loro destino com'era stato per la sola Grace nel primo capitolo, sarà poi che i cattivi non fanno così paura, che la modalità di fuga più che di nascondiglio in uno spazio così ampio perde di fascino, sarà che i complottismi e i riti satanici prendono piede in fretta, ma l'entusiasmo questa volta mi è mancato.
Le regole sono rispettate, soprattutto in un finale dove i famosi galloni di sangue usati da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett aumentano ancor più di numero, ma manca qualcosa.
Ci sono voluti 7 anni per pensare a un seguito così, un seguito che riprende da dove ci aveva lasciato alla faccia della continuity nel volto di Samara Weaving, che cavalca l'alone di un cult senza avere lo stesso mordente.
Ma mai pensare che il killer sia morto davvero.
Voto: ☕☕½/5



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