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1 aprile 2026

Roofman

Andiamo al Cinema a Noleggio

Dalle 45 alle 60 rapine in McDonald's e altre catene di fast food. 
Un metodo efficace e veloce che sta nel passare dal tetto, sfondarlo, chiudersi dentro, farsi dare chiavi e incasso dai dipendenti e lasciarli per qualche ora nel freezer in attesa dei soccorsi.
Soldi facili, per uno dalla mente acuta, da un'intelligenza più alta della media: questo il superpotere di Jeffrey Manchester che però non l'ha aiutato a tenersi un lavoro o la famiglia, a dare alla figlia gli agi che merita.
Nonostante le accortezze, Jeffrey che di agi inizia a circondarsi, viene riconosciuto e arrestato e condannato a 45 anni di prigione e ufficialmente estraniato dalla famiglia.
Ma è uno sveglio, Jeffrey, uno che capisce quando tenere la testa bassa, che sa studiare l'ambiente che lo circonda anche se è la prigione, uno che alla prima occasione riesce ad evadere in modo perfetto e a nascondersi.


Come insegna Slow Horses nella sua stagione migliore, quando tutti corrono, il nascondiglio perfetto sta nello stare fermi, e Jeffrey sceglie un'ala nascosta di un Toys 'r us, in cui dormire di giorno e tornare bambino di notte, sfamandosi di caramelle e avanzi, vivendo pazientemente in attesa che notiziari e polizia smettano di cercarlo.
Il nemico numero uno diventa allora la sua stessa mente, che lo porta ad uscire, a interessarsi a una commessa del negozio, a entrare nella sua comunità sotto mentite spoglie e farsi spazio nella sua di famiglia, in attesa di poter scappare, forse, e ricominciare.
Una storia incredibile, di un criminale dalle buone intenzioni e dai modi gentili, che però sempe un criminale resta.
Capisco com'è che si è pensato di farne un film, con Jeffrey Manchester che sembra imitare Michael Scofield, anche se dalla prigione ci mette meno a scappare e ai complotti preferisce pupazzi e cioccolatini in una fuga stanziale. Mettici poi il fascino del criminale dal cuore d'oro, l'uomo comune che ruba alle grandi aziende e non sembra far danno a nessuno, e come per Tony Kiritsis l'interesse c'è.


La ciliegina la fanno un Channing Tatum che offre un One man show dove si capisce quanto si sia divertito a tornare bambino e a mostrarsi come al suo solito in tutti i suoi muscoli (ridimensionati per l'occasione), e una più timida Kirsten Dunst, con cui la chimica non è delle migliori, più seria e seriosa rispetto ai tempi comici che Tatum ha.
Presa da balletti, colori, pupazzi e metodi ingegnosi di sopravvivere e far soldi, mi ero persa la regia.
Scopro solo a titoli di coda che a dirigere le gesta di Jeffrey Manchester c'è Derek Cianfrance, uno che di solito racconta drammi e poco si lascia andare al lato più pop e commerciale del cinema. Spinto da una storia incredibilmente vera, ha passato ore a intervistare il vero Jeffrey Manchester in carcere, ha coinvolto chi l'ha arrestato, chi l'ha conosciuto, chi l'ha aiutato, nella realizzazione del film dando loro piccole parti, in un risultato più giocoso, al passo con il suo protagonista e il suo personaggio.


Spiace che un film così non sia riuscito ad arrivare nelle nostre sale ma sia passato direttamente allo streaming, con quella patina vintage data dalla pellicola 35mm, la scelta di comprimari di spessore come LaKeith Stanfield, Juno Temple, Peter Dinklage, Ben Mendelsohn e Uzo Aduba che riescono a spezzare la monotonia di un Toys 'r us notturno.
La storia vera è quasi più interessante del film, che ricostruisce senza troppi guizzi affidandosi al fascino del protagonista, con la presa di coscienza di un cinema che sa leggere la società e gli eroi che cerca anche nel chiaroscuro del crimine.

Trailer
Voto: ☕☕/5

1 commento:

  1. L'altro giorno stavo pensando a una cosa che dev'essere probabilmente stupida. Anni fa, prima che un film passasse in tv dopo essere stato al cinema, passavano anni e prima doveva passare per le cassette/dvd. Poi il tempo di questo passaggio si è accorciato sempre più fino a diventare inesistente, per cui molti non vanno neanche al cinema (per cui dovrebbero pure pagare) perché tanto il mese dopo, quel film ce l'hanno sulla piattaforma. Non è possibile da parte delle major cinematografiche imporre periodi più lunghi? La pirateria renderebbe vano questo obbligo? Oppure sono le piattaforme che finanziano molti film e dunque il film al cinema è contro i loro interessi (come ad es. per l'ultimo di Knives Out).

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