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23 giugno 2026

Widow's Bay

Mondo Serial

Un'isola ben isolata che ambisce a diventare una nuova meta da scoprire per i turisti.
Un'isola così piena di miti, leggende urbane e strani fatti che i suoi abitanti non sembrano del tutto apposto.
Come non esserlo se hanno avuto il serial killer di ragazze negli anni '90, la sirena della baia per chi resta solo, la nebbia assassina che si può alzare, il fondatore stesso dell'isola che ha scacciato la peste e la fame e soprattutto l'impossibilità, per chi sull'isola ci è nato, di andarsene da lì. Chi ci prova muore in mare o nel giro di un paio di giorni. 
Coincidenza? Non credono proprio gli abitanti di Widow's Bay, che si tengono alla larga dai confini marittimi e che non sembrano scomporsi a dover gestire fattacci e fatti di sangue messi ben in mostra in un museo.
Il sindaco Loftis però non ci sta, lui che viene da fuori, lui che ha sposato -e poi perso- una locale, lui che lì si ritrova a crescere e proteggere un adolescente non così timorato, vuole fare di Widow's Bay la nuova Martha's Vineyard risvegliando i rintocchi di una campana e ogni tipo di leggenda che lì si aggira.


È senza troppi dubbi la serie TV del momento, la serie di cui tutti stanno parlando e la serie che più sorprende.
Apple TV+ non si smentisce, né nel non saper pubblicizzare a dovere i suoi prodotti né nel riuscire a inanellare uno dopo l'altro prodotti di ottima qualità.
Qui abbiamo una serie TV che in fondo è il compendio di molti film horror, tra ambientazione isolata, personaggi sinistri, presenze che si manifestano. Ma c'è qualcosa di più, c'è un umorismo irresistibile, un equilibro non facile da tenere ma che qui funziona alternando momenti surreali e alta tensione. Il merito è prima di tutto di Katie Dippold, che Widow's Bay l'ha ideata e scritta, dopo aver militato tra le fila degli sceneggiatori di Parks & Recreation, e si vede. Poi ci mettiamo Hiro Murai, produttore e regista di metà degli episodi che dà il tono alla serie TV, con i suoi colori caldi, con le sue atmosfere vagamente gotiche aiutato da un Ti West d'eccezione nell'episodio flashback che ci riporta fino alla fondazione di Widow's Bay nel 1702, in cui brillano Betty Gilpin e Hamish Linklater che non a caso si ritrova ancora una volta leader di una comunità isolana tormentata da presenze soprannaturali. Qui in una chiave decisamente più leggera, anche se non è certo l'episodio migliore di questa stagione, forse quello che perde un po' di ritmo.


Perché a mancare è Matthew Rhys, vero mattatore di Widow's Bay, sindaco impaurito e tormentato, con mire arriviste ma anche un cuore di padre da tenere a bada. Le sue mimiche facciali dicono tutto, i suoi tempi comici sono perfetti. Certo, la scena gliela ruba spesso l'assistente Patricia/Kate O'Flynn che si ritrova a seguire i dettami di un libro di autoaiuto che forse è altro nel folle Beach Reads (1x04) e a scappare da un serial killer slasher mettendo in scena il montaggio più divertente per essere sicura di averlo davvero ucciso. Assieme al trip lisergico di Loftis e alla sua permanenza nell'hotel del villaggio (in cui in un colpo solo ci sono tre dei miei incubi peggiori: spazio chiuso, inseguimento ristretto e clown, bingo!) sono gli episodi più riusciti che mettono in scena i vari generi horror e le loro varie derive riuscendo però a mantenere un tono personale e originale, omaggiando e citando (sì, anche Lo Squalo), riprendendo e divertendo, con una personalità ben marcata e speciale. 
La colonna sonora fa spesso da contrappunto, soprattutto sui titoli di coda che alleggeriscono i finali aperti e sospesi, mentre personaggi apparentemente minori come lo sceriffo Bechir, la segretaria Ruth, l'assistente Rosemary e l'esperto di occulto Wyck e pure l'impiegato Dale (il tanto amato Jeff Hiller) rendono colorata, variegata, assurda e folle la vita su un'isola in cui non dovrebbe succedere niente e invece succede di tutto. Sono personaggi a cui ci si affeziona grazie a uno sguardo o a una battuta al momento giusto, e che quando tornano fanno già sorridere. 
Non è facile trovarle serie TV così. Purtroppo.


Si arriva quindi a un finale che lascia aperte molte questioni per una seconda stagione che non poteva che essere già confermata.
Giocando con lo spettatore che nel mentre è libero di pensare e elaborare le sue teorie, almeno uno dei grandi misteri è stato svelato mentre ne restano altri, come altri sacrifici da compiere.
E se ci fosse stato bisogno di un altro motivo per applaudire, sta proprio nello svelamento di quel mistero e di quel colpo di scena, con la sceneggiatura a disvelarlo con sapiente originalità arricchendolo di una presentazione genealogica ricca di frecciatine e una sospensione d'azione sorseggiando un the nel bel mezzo della tempesta.
Sì, non è facile trovarle serie TV così ben scritte e recitate, teniamocele strette.

Voto: ☕☕☕☕/5

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