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12 settembre 2026

Venezia 83 - Film Politici

Naza

Dal buio dei tetti di Tel Aviv le confessioni di chi fa parte dell'intelligence israeliana e ammette i modi sistematici con cui si sta compiendo il genocidio a Gaza. 
Orrori fatti di numeri e cifre gelide, con un'intelligenza artificiale sfruttata per essere ancora più precisi nel colpire indistintamente civili e non.
Sono interviste già raccolte in indagini giornalistiche a partire dal 2023 e, lo si dice parlando di cinema visto che in una Mostra del cinema siamo, poco di nuovo dicono a chi è ben informato sugli orrori che accadono in una guerra che non sembra avere fine e poco di cinematografico ha, in notti buie e interviste che si susseguono, in cui i volti e le voci degli intervistati vengono modificati digitalmente per proteggere e l'identità. 


È stato il film annunciato a sorpresa a questa Mostra e diventa ora un'arma a doppio taglio nella lotteria dei premi. Film così restano necessari e restano importanti nel farsi documento e testimonianza della realtà, nell'indagare la banalità del male e il male estremo che sa ripetersi, ma trovarli in competizione sembra sempre più indicato morale, pur dando così loro luce e a un festival la possibilità di posizionarsi.


Kami nour - A Bit of Light

Nell'Iran che si appresta a essere bombardato dagli Stati Uniti, un medico ha deciso di farla finita.
Lo annuncia con lucidità al fratello prima, alle sorelle poi, e chiede loro di accompagnarlo a dare l'annuncio alla madre.
C'è troppo orrore ormai, c'è troppa tristezza e lui, da medico, si sente impotente dopo che non è riuscito a salvare i giovani in protesta che chiedevano il suo aiuto ed è finito in carcere per aver prestato loro soccorso. Come vivere in un mondo così?


Lo accompagnamo in questo viaggio a tappe, mentre cerca di sistemare la sua vita, tra piante da regalare, gatti da affidare e ultime cure da dispensare. Ma è proprio durante questo viaggio che un po' di luce riesce a farsi strada nel suo cuore, sentendosi utile, vedendo in quanti possono dipendere da lui. 
Ali Asgari riesce a girare un altro film dall'Iran e lo fa in modo asciutto e preciso, riuscendo comunque a smuovere e commuovere senza bisogno di grandi manifesti o grida di protesta. Basta lo sguardo di un uomo, bastano i gesti della sua famiglia, basta la chirurgia di interni che si mostrano macchiati di sangue o illuminati da un'improvvisa luce di umanità.


No Paradise If You Are Killed by a Woman 

Certe scelte della programmazione di quest'anno non le capisco.
Com'è che un film così, non solo importante ma anche bello e riuscito, è stato messo nelle sale più piccole e negli orari più scomodi? Una sola proiezione in sala Grande a mezzanotte e poi da cercare con il lanternino. Per fortuna la candidatura a rappresentante dell'Iraq ai prossimi Oscar me lo ha fatto cercare, e scarpinato fino alla tristissima Sala Astra ho trovato il mio colpo di fulmine.
Un film di genere, sì, ma anche un film di denuncia.
La protagonista è una cecchina curda che combatte l'ISIS. Cittadina norvegese rapita assieme alla sorella e venduta come moglie e schiava, è riuscita a scappare e ha fatto della ricerca della sorella la sua missione.
Cecchina infallibile manda all'inferno centinaia di combattenti e anche quando una possibile fuga le viene offerta non la accetta, non senza aver salvato al sorella ora sposa di un cecchino rivale, svedese.
Ricostruita la loro storia torniamo a Mosul, in una città divisa in due in cui si muore di fame, in cui girare per le strade è pericoloso, in cui tunnel sotterranei collegano pericolosamente gli edifici. L'obiettivo è uno solo, trovarla quella sorella e per farlo Vyan deve prima eliminare gli altri cecchini di zona.


Un film di genere, si diceva, quello del thriller d'azione dove l'azione è fatta di tanta pazienza e mira, e un film solido soprattutto,di quelli che prendono e non mollano, in cui anche la retorica delle parole di Vyan si sposa bene con il suo ruolo di eroina già santificata e disposta a tutto. La interpreta una bravissima Avan Jamal di cui spero sentiremo ancora parlare.
La regia attenta, il montaggio preciso anche nei minimi movimenti, la scenografia affollata, fanno il resto e lo rendono un candidato forte per i prossimi Oscar e uno dei film migliori passati -sotto silenzio, purtroppo- a questa Mostra.

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