La Settimana di Halloween inizia nel segno dei morti.
Quelli che vede, da sempre, Emma.
Li vede e li sente, lì dove se ne sono andati, lì dove ancora si tormentano per capire cosa gli è successo, come andare avanti.
Li vede, e li accetta, tanto da essere riuscita nonostante le loro interferenze a costruirsi una carriera di medico e una famiglia. A fatica, però, tant'è che dal suo lavoro è stata mandata in pensionamento anticipato per uno scandalo dai tempi del COVID, che una sorella a malapena le parla e come madre non è certo delle più amorevoli con la figlia Caro, aspirante fotografa che non la capisce e non capisce com'è che ora mette in affitto il suo appartamento in centro città per trasferirsi e svuotare la casa della nonna morta da qualche settimana.
Emma sua madre la vede ancora, e la sente lamentarsi, senza corde vocali, mentre infesta la sua stessa casa. Quella che sta sistemando, quella in cui verranno a dormire momentaneamente sua sorella e sua nipote, in arrivo dagli Stati Uniti per cercare nel sistema ospedaliero argentino un aiuto per Julie, sua nipote, che mangia, troppo, che si isola, continuamente, che fa sesso, sempre, da sola. Da sola no, lo fa con i suoi amici, quegli spiriti che anche lei vede e che sente, un gene comune a Emma, forse, che le rende diverse e che non affrontano allo stesso modo.
Ci si muove in una Buenos Aires tutt'altro che turistica, quella di vecchi quartieri minacciati da palazzoni fatiscenti in cui ci si droga, si spaccia e si uccide, rimanendo impuniti dalla polizia che nemmeno ci prova a farsi vedere, rimanendo ghettizzati e dando adito a pregiudizi e razzismi che portano la tensione sempre più in alto. Finché i morti, quelli che in quel quartiere, in quei palazzoni sono stati nascosti, minacciati o giustiziati, non iniziano a sentirli tutti, vederli no, ma sentire i loop in cui sono chiusi, sentire le urla di dolore, di paura, di aiuto, quello sì.
Emma diventa la santona a cui chiedere aiuto, diventa la figura cardine di un quartiere intero, ma anche la strega da temere, mentre cerca la nipote scappata dal suo ricovero, mentre cerca di dare un senso a quel suo potere, che è tanto una punizione quanto un dono.
Miniserie di appena quattro episodi, è arrivata su Netflix senza grande clamore.
E pensare che alla regia, come all'adattamento dei romanzi di Mariana Enriquez, c'è Pablo Larrìn.
Il regista cileno sempre attento a raccontare tanto il suo Paese quanto il Sudamerica, quanto infine le figure storiche importanti dei nostri tempi, da Jacqueline Kennedy a Lady Diana fino a Maria Callas, in quei film più internazionali e più di gran respiro. Qui collabora per la seconda volta con Netflix e decide ancora una volta per un taglio diverso, strano, speciale, per il suo racconto.
Con El Conde aveva trasformato in un vampiro ancestrale il dittatore Pinochet, in una satira che meritava sicuramente più luce, qui parla di morti e di spiriti e di uno strano rapporto con questi morti e questi spiriti, mostrando un quartiere in decadimento, dove il sangue e la violenza tra pattuglie improvvisate e regolamenti di conto, sembra già destinato alla morte. Emma non vuole la nostra simpatia e non vuole di certo quella della sua stessa famiglia e dei suoi concittadini, con uno sguardo più aperto ma comunque giudicante, un occhio clinico, è a suo modo gelida, preferendo punire i vivi e stare dalla parte dei morti, in una sua idea di giustizia e di morale.
Gelida è anche la fotografia che mostra una Buenos Aires grigia e decadente, dove non sembra splendere il sole, dove piove a dirotto, dove il verde può essere contaminato e così anche l'acqua, a trasformarsi da sorgente di vita a sorgente di morte, in un grigio imperante.
Il racconto prova a farsi più corale, in quattro episodi prova a comprendere storie grandi e piccole di quel quartiere, spostando spesso il focus e creando una certa confusione.
La presenza magnetica di Mercedes Morán ruba la scena agli altri, alla figlia gelosa con i sensi di colpa, alle aspiranti modelle nella loro gioventù, a quella nipote ingombrante che spera in una vita migliore, nell'aldilà.
Non ci vengono risparmiati particolari macabri e particolari disturbanti, che sono i brividi veri di una miniserie che racconta il prima e il dopo, il presente, rimanendo in una vaghezza difficile da inquadrare.
Affascina, però, in un modo sinistro, in un modo diverso di mostrarli questi fantasmi sfocati, e di raccontarla la morte, fatta di sensi di colpa e di amore che non muore.
Voto: ☕☕☕/5



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