Andiamo al Cinema
Troppo belli per essere i protagonisti zitelli di un romanzo classico.
Troppo puliti per essere due inglesi di campagna del XVIII secolo.
Troppo bianco per essere Heathcliff, descritto come un personaggio dalla pelle scura.
Troppo eccessivo, esagerato, stuzzicante il Trailer.
Ma cosa vuole questa Emerald Fennell?
Quante polemiche vuole accendere dopo aver fatto parlare più per un filmino dai toni erotico/grotteschi che per quello più coraggioso e bello?
Le polemiche erano partite anche prima in realtà, all'annuncio di voler adattare il classico di Charlotte Brontë (lei, ma davvero!, quella che fa bere dalla vasca da bagno?!) per poi acuirsi con la scelta della bellissima Margot Robbie e del bianchissimo e aitante Jacob Elordi. La risposta, piuttosto ovvia, e per questo giusta è solo una: questa è la mia versione. Meglio, è la versione che la me adolescente si è fatta di un romanzo che in molte, in adolescenza, abbiamo letto.
Io per prima, con passi struggenti imparati a memoria, con quello struggimento a coprire il ricordo tutto, con la trama che invece è andata ad affievolirsi nella memoria (anche se giustamente ricordavo un proseguimento dei tormenti e dei piani di vendetta qui evitati, per fortuna).
Di rileggerlo, non ne ho avuto voglia, troppo legato a una certa età di crescita in cui certi tormenti si sposano bene e di vedermi una delle tante versioni con protagonisti sempre belli e sempre bianchissimi, nemmeno.
Sono andata in sala passata la prima settimana, passata l'ondata di ragazzine lì per solleticare i loro ormoni con quelle scene a intasare il loro algoritmo sui social o per l'attrattiva che Elordi fa, anche quando fatto di pezzi di altri corpi.
Sono andata in sala, e mi sono immersa nella bellezza delle brughiere dello Yorkshire, di un 1771 non certo pulito, non certo perfetto, in una tenuta -quella degli Earnshaw- tenuta in piedi da domestiche e venduta a pezzi da un padre ubriacone. Lì cresce Catherine, lì arriva Heathcliff, suo animale da compagnia più che amico, suo protetto, più che fratello adottivo, suo schiavo, mentre dorme in una stalla.
La prima parte si spende così, a vedere l'amore che nasce, le gelosie che aumentano e i giochi che cambiano una volta che i giovani e già bellissimi Charlotte Mellington e Owen Cooper lasciano il posto a Margot Robbie e Jacob Elordi, appunto, ma soprattutto con l'arrivo del ricchissimo Edgar Linton come vicino di casa a cambiare tutto. Perché quella ricchezza agognata e desiderata potrebbe cambiare il destino infelice in cui la zitella Catherine sembra scivolare, con Heathcliff incapace di innalzare il suo livello e di salvarla.
Scoprire la ricchezza, il gusto estetico di Linton, così strano, così sinistro, così unico, esalta quanto lo sguardo di Catherine di vedersi così salvata anche se abbandonata improvvisamente da Heathcliff.
Ed è qui che ci si illude, che si applaude alle scelte estetiche di una regista che aveva già dimostrato di puntare sugli arredi interni, sul gusto eclettico, sui vestiti matti, per farne metafore e per costruire i suoi personaggi e il suo mondo, un mondo fatto di visioni e di colori accesi -verde, rosso, rosa- di opere moderne, ovviamente più moderne del XVIII secolo, a fare da anacronistico abbellimento di un'opera svecchiata del suo linguaggio e che sembra abbracciare il mondo già visto con gli occhi curiosi e stralunati di Bella Baxter.
Ma è con il ritorno di Heathcliff che tutto cambia. Che tutto scivola in un ormone impazzito, in un darsi e non frenarsi, in quell'amore impossibile e platonico su carta che qui diventa peccaminoso e carnale al punto da stancare e rendere decisamente poco simpatici quei protagonisti e il loro amore per cui si faceva il tifo.
L'ossessione di entrambi, la sete di vendetta, con un marito zerbino, una protetta inquietante e una Nelly Dean come capro espiatorio cercano di alzare i toni e dare sostanza a quelle che sono infinite e ripetitive scene bollenti in cui Margot Robbie e Jacob Elordi, così belli e così dannati, saranno anche un piacere da vedere, ma non sembrano la coppia più affiatata con quella distanza d'età e di esperienza su schermo a farsi sentire.
Non aiutano le canzoni interpretate da Charli XCX, pure queste va da sé anacronistiche, ma piuttosto difficili da distinguere e apprezzare per fare da contrappunto.
Passate le polemiche, piuttosto inutili, abbassati gli scudi dei cultori dei classici che li vogliono classici, com'è questo Cime Tempestose tra virgolette, rivisto e corretto e aggiornato?
È un buon film, da una parte, con due interpreti struggenti e con scelte estetiche notevoli che si ricorderanno più del resto, ed è un film che forse voleva troppo, che forse parla troppo a un pubblico che vuole essere smaliziato, eccessivo, esagerato e struggente e che viene fin troppo accontentato quando ormai non c'è più altro da raccontare, perché se un amore non è più impossibile, ma viene consumato e consumato e consumato, quello che si ha è una certa stanchezza, una certa noia. Anche di fronte alla bellezza così ostentata, che si fa abitudine.
Voto: ☕☕☕/5




Piaciuto parecchio anche a me, alla faccia del pregiudizio.
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