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17 giugno 2026

Disclosure Day

Andiamo al Cinema

Non serve indire nessun giorno speciale per rivelare il mio giudizio su Steven Spielberg.
Regista generazionale, regista legato a doppio filo al telefilm che mi ha cresciuto, regista che alterna buoni titoli, titoli ispirati, titoli che non mi coinvolgono.
Insomma, un buon regista, un buon mestierante, che ama raccontare pagine di storia americana e anche riscriverla.
Se i suoi classici sono in fondo anche i classici della mia infanzia, con gli ultimi lavori ci siamo allontanati. Pur ammirando la sua tecnica, pur ammirando la sua regia, non hanno avuto presa a livello di storie, di film tout court, né l'adattamento di un classico della fantascienza né la rivisitazione di un musical altrettanto classico, ma a colpirmi è stato il racconto altamente personale della sua infanzia e della sua formazione di regista, un racconto finalmente di cuore.
Lo stesso poteva succedere qui, in un film a cui in fondo lavora da sempre, un film che va a scandagliare sulla sua forte convinzione di una vita che c'è, là fuori, e che è già venuta in contatto con noi e che si riallaccia a quei classici di cui sopra, vuoi quello più bambinesco, vuoi quello più impegnato.


Con Disclosure Day Spielberg non bada a spese e lo si capisce fin dalla scena di apertura al bordo di un ring di wrestling, né a livello di lavorazione con location, comparse e scene d'azione rocambolesche né per attori andando a prendere nomi solidi e nomi di presa né, infine, in una trama che si snoda e cerca di rispondere a più domande.
Ora, il segreto che ha circondato l'uscita del film faceva pensare a un seguito ideale proprio di quegli Incontri ravvicinati del terzo tipo, e in fondo, si potrebbe dire che spiritualmente siamo da quelle parti. Siamo ad incontri avvenuti che si risvegliano e devono essere risvegliati, siamo in una cospirazione da desegretare perché la verità deve starsene là fuori. 
Per tutti.
Abbiamo quindi Daniel che quei segreti li conosce bene e li ha custoditi per anni e che ora in tutta coscienza è pronto a rivelarli, rubandoli all'organizzazione per cui lavora, in un piano che non sa essere più grande -e comprendere- anche lui.
Abbiamo Noah, a capo di questa organizzazione che pur non essendo governativa riesce a muoversi per il Paese facendo danni e facendo un po' quel che gli pare, cercando di fermare Daniel e soprattutto di prendere Margaret.
E abbiamo Margaret, appunto, che inizia a parlare russo e poi coreano, a cui basta guardare negli occhi una persona per conoscere tutto il suo passato, che teme di avere il Parkinson, capisce di essere al centro di un'operazione più grande e che comprende anche lei, e ci si abbandona non potendo fare altro.
E infine abbiamo Hugo, che questa operazione cerca di dirigerla e tenerla organizzata.


Potrei dire che abbiamo pure Jane, l'amore di Daniel, ma il suo personaggio interpretato in modo piuttosto meccanico da Eve Hewson è il più debole di una sceneggiatura che decide di comprendere anche un discorso religioso, una diatriba su Dio e la fede dentro a un discorso decisamente più grande e importante che riguarda gli alieni che sono lì fuori, fuori dalla Terra, e la verità che li riguarda. Una deriva che forse la atea che è in me non si pone minimamente e che affossa il film con citazioni bibliche e una morale che con un segreto così scottante, sembra inserito a forza da Steven per non lasciare niente al caso. Tranne i potenti, quelli veri, il Governo che mai compare e che non si sa come resta fuori dall'azione, appaltandola alla Wardex.


Purtroppo non è l'unico difetto di un film che mantiene il ritmo, mantiene l'azione e l'attenzione desta per i suoi densi 145 minuti, ma che mi ha perso in scene d'azione poco credibili con agenti addestrati e temibili che si fanno sfuggire non per una, non per due, ma per ben tre volte vuoi Daniel vuoi Jane, tranquillamente nascosti dietro staccionate o alberi. Peggio della mira pessima degli stormtrooper.
Steven si rifà con una scena ad alta tensione che vede auto-contro-treno che gli frulla in testa dai tempi di Duels, e con un finale, soprattutto, dove ad essere alta è la componente emotiva.
Avrei da ridire anche su una fotografia che non sceglie i suoi toni, risultando gelida e asettica, bucolica e calda senza una vera coerenza, data anche da una scenografia meno impressionante del previsto, costumi meno simbolici visto che poco ci si cambia nelle 48 ore d'azione e una colonna sonora firmata dal fido John Williams che Steven non vuole lasciar andare in pensione che pur facendosi portante, pur cercando di essere invisibile, finisce spesso per prendere il sopravvento e concitare troppo. Mi sto davvero lamentando di John Williams? Visto come mi ha tirato fuori da alcune scene con la sua enfasi, purtroppo sì.


Facendo le pulci al cast, posso dire che preferisco Josh O'Connor in piccoli film e in piccoli ruoli visto che qui viene facilmente eclissato vuoi dal dispotico Colin Firth vuoi da Colman Domingo, che dove lo metti ci mette il cuore nei suoi monologhi.
Non me ne voglia infine Emily Blunt, che riesce ad essere sfaccettata e a sfumare il suo personaggio dalla svampita starlette di turno a un'eroina che entra nel flow, non me ne voglia per come è riuscita a dire no all'uso dell'AI e a centrare al primo ciak il piano sequenza che la vede parlare una lingua aliena alquanto inquietante, ma pur portandosi sulle spalle e su un volto non sempre espressivo il film, a rubarle la scena, proprio sul finale, è la giornalista Courtney Grace, giornalista di professione che si ritrova a gestire in diretta il Disclosure Day in tutta la sua imponenza.


Ora, non so se nel mondo atrofizzato alle notizie live, ai video di pochi minuti, ma soprattutto alle fake news e all'AI un desecretamento simile avrebbe lo stesso impatto, siamo tornati sulla Luna, ci arrivano fotografie da Marte e in fondo si tratta di contenuti tra un ADV e una sponsorizzazione dei nostri feed, ma voglio credere a un mondo spaventato ma non allarmato, un mondo capace di fermarsi e cercare di capire, un mondo che osserva, prima di tutto, la verità.
Steven si ferma qui, sul più bello, lasciando aperte domande e scenari, si ferma e lo fa nel momento più giusto riuscendo a far prevalere una certa dose di magia in un film tutt'altro che perfetto, che sento di non riuscire ad amare fino in fondo e che non riesce ad essere l'evento che speravo e che sperava per primo di essere.

Voto: ☕☕/5

1 commento:

  1. Pensa che io ho amato tantissimo sia la Blunt che la figlia di Bono e il film mi ha coinvolta così tanto da lasciarmi in lacrime.

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