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20 maggio 2026

In Breve: Scrubs Revival - Rooster - Deadloch S02

Mondo Serial

Dopo una piccola pausa francese, si torna con le migliori risate in circolazione e non a caso sono a firma Bill Lawrence, ma si torna anche in Australia con una delusione scottante:

Scrubs Revival

Si torna fra le corsie del Sacro Cuore ed ero la prima ad averne paura.
Di questi tempi in cui la nostalgia è sempre più canaglia, di questi tempi di revival, reboot, sequel senz'anima, facevano bene Zach Braff e Bill Lawrence a seguire l'onda lunga di The Pitt e ributtarsi nella medicina?
A sorpresa, sì.
Perché Scrubs arriva dopo 16 anni in cui ha continuato a crescere fra nuovi spettatori e spettatori come me che l'hanno rivisto, arriva dopo averci pensato bene e scelto bene i tempi e i modi in cui ripresentarci due amici ora cresciuti e con nuove responsabilità, nuove relazioni da affrontare e nuovi studenti da educare.


Dimentichiamoci -ma l'avevo già fatto- le ultime stagioni e i loro insopportabili nuovi personaggi, qui gli internisti ci conquistano a poco a poco con la loro personalità ingombrante, con le loro insicurezze, con le loro particolarità, senza scimmiottare quelle passate, senza voler essere gggiovani a tutti i costi e senza togliere ombra a J.D. e Turk, la cui amicizia resta l'osso principale di questo revival.
Quanto ai tempi di oggi in cui né i rimproveri di Cox né le battutacce di Todd sarebbero accettate, ci si scherza e anche se manca quell'umorismo volutamente scorretto che ne ha fatto il cult che è, Scrubs mantiene la sua natura di serie dramedy, capace di far ridere e di commuovere fino alle lacrime.
Non si è voluto strafare, quindi, ci si limita a 8 brevi episodi che sembrano l'introduzione timida per capire se c'è interesse per una stagione completa e che tra misterini da risolvere (il divorzio con Eliott) e drammi dietro la porta (il ritorno di Cox), mette la giusta carne al fuoco.
La risposta non ha tardato ad arrivare, dei sogni a occhi aperti di J.D. non ci si è stancati e ne vedremo ancora!

Voto: ☕☕½/5



Rooster

Bill Lawrence non se ne sta con le mani in mano.
E tra un revival, una terza stagione molto corale ma a suo modo riuscita, e una quarta su cui già si discute, ha il tempo anche per creare una comedy nuova di zecca.
Rooster sembra la solita serie TV ambientata nel mondo accademico americano fatto di élite e di cardigan, di matrimoni traballanti e di cattedre da ottenere, e se la parte degli studenti è coperta dalle serie teen che non si smette di sfornare, la parte dei professori è quella più interessante.
Rooster è il personaggio immaginario, più affascinante e più sicuro di sé, che Greg Russo ha creato. Lui che dopo un matrimonio disastroso si ritrova a essere un divorziato solitario, lui che in visita al College dove insegna la figlia fresca di separazione e scandalo pubblico, decide di rimanere, o meglio è ricattato a farlo, ritrovandosi a tenere un corso su come scrivere bestseller leggeri e nel mentre cercare di dare una svolta alla sua vita e aiutare la figlia.


In mezzo ci sono insegnanti per cui prendere una cotta, presidi molto ingombranti, segretarie molto provocanti e anche studenti che fanno sentire un po' più cool, un po' più giovani, in un racconto corale che funziona intrecciando e ampliando e dando di che discutere e di che arrabbiarsi. Come sa interpretare bene i personaggi scomodi e odiosi Phil Dunster!
Se il multiverso di Lawrence si espande richiamando per cammei e comparsate attori delle altre serie TV da lui prodotte, a fare la parte del mattatore è immancabilmente Steve Carell, ormai beniamino del piccolo schermo e dei titoli comici con un cuore.
Diventata a sorpresa la serie comedy più vista su HBO, è il segnale che il pubblico cerca e segue piccoli prodotti ben pensati, ben scritti e ben realizzati. E anche ben musicati, con il ritorno della voce di Michael Stipe nella splendida sigla e piccole perle anni '90 nella colonna sonora.
Unico difetto? Con la sua ambientazione autunnale e il finale natalizio, esce a un passo dall'estate creando un cortocircuito temporale. Fortuna che il meteo impietoso di queste ultime settimane è sembrato andarle incontro.

Voto: ☕☕½/5

Deadloch - Stagione 2

Tanto avevo amato la prima stagione ambientata in un'isola lesbo della Tasmania, tanto ho odiato questa seconda stagione più sudata, più urlata, più confusa, ambientata a Darwin.
Sono di nuovo in compagnia delle detective molto sui generis Duclie Collins e Eddie Redcliffe, che dopo aver risolto in modo non troppo brillante ma entusiasmante il caso di un serial killer sull'isola di Deadloch, si trasferiscono sulla terraferma ma pullulante di alligatori per risolvere il caso di una coppia di giovani turiste scomparse, ma anche di un braccio mozzato trovato in bocca a un alligatore e non ultimo capire se si è trattato di un vero suicidio quello che coinvolge l'ex partner di Eddie.
Messa così sembra una stagione ricca di svolte e di spunti, nella realtà si urla e basta, esagerando nei toni e non ritrovando nemmeno un briciolo della comicità sottile e geniale che brillava nella stazione di polizia di Deadloch.


Sarà che sono più urlanti i personaggi di contorno, famiglie ingombranti, caotiche e irrisolte, sarà che non si sa bene quando e come far evolvere le protagoniste che già sono diventate amiche e a loro modo una famiglia, sarà che i vecchi ritorni sembrano snaturati in questo contesto che pullula di bifolchi difficili da educare e sarà che l'indagine sembra spesso girare a vuoto, puntando su colpevoli passeggeri e su troppa faciloneria investigativa.
Ho faticato quindi, sia a interessarmi al caso che ad andare avanti con gli episodi, abbassando il volume della TV, irritandomi a ogni escalation non richiesta e soprattutto provando una forte delusione per quella che appena due anni fa era stata una scoperta entusiasmante.

Voto: ☕☕/5

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