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31 luglio 2020

The Assistant

È già Ieri -2019-

Un'assistente non si ferma mai.
Né di notte né di giorno.
Non se si è assunti da poco, non se si è donne in un ambiente di uomini, non se ci si deve occupare di qualunque tipo di mansione.
Presenza invisibile ma costante, Jane vive le sue giornate in ufficio.
Si sveglia in piena notte, passa l'intero weekend in attesa di essere esentata.
Organizza, pulisce, riordina, prepara, lava.
Avrebbe due colleghi, Jane, ma le lasciano le telefonate più difficili, la lasciano in alto mare, rimproverando i pranzi non precisi, le mail di scuse che manda.
Una giornata all'interno del suo lavoro e ci sembra di averle già viste tutte.
Lunghe ed infinite, stressanti psicologicamente e fisicamente.
Con un capo che non si vede mai, che si teme e si difende, che assume e riceve visite fuori dall'orario di lavoro.
Lo capisce Jane che qualcosa nell'ufficio di questo grande produttore non quadra.
Piccoli indizi, grandi sensazioni.
Denunciare?
Proprio lei che non è il suo tipo?
E a chi?
A chi già la giudica e non sta dalla sua parte, dalla parte di una possibile verità?


Forse ho raccontato troppo della trama di The Assistant, ma in realtà la trama altro non è che una giornata di lavoro di Jane, che per prima accende le luci dell'ufficio e per ultima le spegne.
Sola in una New York che dovrebbe essere il paradiso per una giovane piena di speranza, si trasforma invece in un incubo grigio e claustrofobico fatto di appuntamenti da fissare, telefonate a cui rispondere, solidarietà che manca.
Ultima ruota del carro, sfruttata e pressata, Jane non sembra avere scelta ma in realtà ci verrebbe da urlarle "Basta, vattene", "Molla tutto, vivi!".
I sogni di chi una casa di produzione la vuole scalare partono così, dal basso?
Partono svantaggiati rispetto a chi ha dalla sua un'ottima presenza ma nessuna esperienza?
L'atonia di Jane, le sue improvvise allucinazioni, sembrano dire di sì.


Julia Garner è protagonista assoluta e nonostante a pelle non sia mai piaciuta, qui regge sulle sue esili spalle l'intero film, accompagnata dalle brevi presenze del sempre odioso Matthew Macfadyen e della bella Kristine Froseth.
È lei che sempre seguiamo in spazi anonimi, sempre osserviamo in gesti quasi coreografati, sempre compatiamo e giudichiamo.
È lei che potrebbe cambiare le cose e finisce invece per venirne schiacciata.
Lo sguardo della documentarista Kitty Green qui al suo primo film di finzione, si sente e si vede tutto. Nel bene e nel male.
Con le emozioni lasciate fuori, l'occhio indagatore che vuole farsi denuncia.
Se dal lavoro si è ancora a casa, se lo smartworking ha sopperito nel bene e nel male agli orari e agli spazi d'ufficio, se le vacanze stanno per arrivare, The Assistant è forse il film un po' fuori stagione da recuperare, ambientato pure in inverno com'è.
Non farà certo rimpiangere quei pranzi tristi sulla scrivania e quelle ore che non passano mia prima di potersene andare a casa, ma mostra uno spaccato di cosa significa lavorare per uomini potenti abituati a farsi dire sempre di sì, uomini così potenti da poter essere invisibili ma farsi sentire, con la tematica del #metoo ad emergere, in modo laterale e forte, sempre tristemente e realisticamente presente.


Voto: ☕☕/5

30 luglio 2020

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite del 30 Luglio

Ce lo si chiedeva senza bisogno di una pandemia, ce lo si chiede in questo strano 2020: il cinema d'estate esiste ancora?
Volendo, sì.
Se si affrontano i dubbi sanitari e se si accettano programmazioni ballerine (lo slittamento di Onward ne è l'esempio), in sala si può ancora andare.
E questo è quello che da questa settimana si può trovare, incrociando le dita:

Il Re di Staten Island
Il nuovo film di Judd Apatow si concentra su un bambioccione di 24 anni che fuma, fa sesso senza impegno, vivacchia con amici altrettanto indecisi su che strada prendere.
Ma quando la madre vedova inizia una relazione, tutto cambia.
Titolo di punta e su cui puntare, con la sua dose di freschezza.
Trailer

Un lungo viaggio nella notte
Arriva dalla Cina ma non fa paura.
Si parla di un ritorno a casa, di una donna amata da ricercare e dei ricordi che si mescolano ai sogni e all'immaginazione.
Ma l'aria di pesantezza c'è.
Trailer

Una Intima Convinzione
Film giudiziario francese, già annoiati?
La storia a tinte nere di una donna testarda che difende uno sconosciuto dall'accusa di aver ucciso la moglie, stuzzica però chi di crime s'interessa.
Ma per il momento, non me.
Trailer

L
Film greco del 2012 ripescato dopo anni senza apparente motivo.
La storia è strana quanto sanno essere strane le storie greche, con un uomo che vive in auto, consegna miele per professione, ricorda l'amico ucciso perché scambiato da un cacciatore per un orso finché il suo sistema di ligia puntualità viene meno e scoppia.
Spaventa più del dovuto fin dal Trailer

The Hater - dal 29 luglio su Netflix
Arriva dalla Polonia e a modo suo parla di fake news e di quelle società che le diffondono.
Con un nuovo, giovane assunto a confrontarsi con la sua morale.
Dopo anni di bullismo, il bullo diventa lui.
Produzione riempi-catalogo o qualcosa di più?
Trailer

29 luglio 2020

The Souvenir

È già Ieri -2019-

Julie sogna di realizzare il suo primo film.
Lei che studia all'Accademia del cinema pensa ad un lungometraggio, ad un ragazzo che vive in una dimessa città portuale, al suo rapporto viscerale e morboso con la madre.
Ma cosa ne può sapere Julie di attaccamenti materni, di città-operaie?
Lei che viene da una nobile tenuta di campagna, lei che vive a Londra nell'appartamento di famiglia ospitando amici e tenendo feste, lei che si invaghisce del cinico, solitario e misterioso Anthony?
Anthony entra nella sua vita e la stravolge.
Diventa il suo unico inquilino, rifugiato lì per problemi sul lavoro.
Diventa la sua banca, con prestiti sempre più numerosi, cene a sue spese, viaggi da sogno a cui deve provvedere.
Troppo innamorata, o troppo ingenua, per rendersi conto di quanto Anthony la sta sfruttando, di quei buchi sulle braccia che non sono certo ferite accidentali, di quel loro rapporto viscerale e morboso.

28 luglio 2020

Emmy 2020 - Le Nomination

Oggi non è stata solo la giornata dell'attesa conferenza stampa di una 77esima Mostra di Venezia più di nicchia, ma anche il giorno in cui sono state annunciate le nomination agli Emmy.
Sì, sì, lo dico: gli Oscar del piccolo schermo.

Sorprese?
Qualcuna.
Come il tripudio dedicato alla fantastica Watchmen e pure alla fantascientifica The Mandalorian. E poi lei, Zendaya che porta da sola avanti la bandiera della magnifica Euphoria.
Poi certo c'è il non così coinvolgente The Morning Show in cui come anche per Little Fires Everywhere viene snobbata Reese Witherspoon... mi sa che i giurati provano le mie stesse antipatie.

Le conferme?
Sempre quelle, tra Mrs Maisel, The Handmaid's Tale (che torna dopo essere stata giustamente snobbata lo scorso anno), The Crown e ora che sono in pari e aggiornata pure io, le meritevolissime Succession e Better Call Saul, anche se viene esclusa inspiegabilmente quella forza della natura di Rhea Seehorn.

Con qualcosa da recuperare nel mentre (Mrs. America e Ramy in primis) l'appuntamento è ora per il 21 settembre, per un'edizione per forza di cose diversa dal solito


Tutte le nominations:

Stateless

Mondo Serial

Australia: terra di libertà e di speranze.
Meta distante ed agognata, terra in cui galeotti e immigrati sono riusciti a farcela.
Una volta, forse.
Oggi?
Oggi resta la meta da sogno per molti, giovani compresi che lì vanno a lavorare in farm e per campi senza grossi problemi, ma che resta preclusa a chi scappa da una guerra.
Senza visto, senza passaporto l'Australia diventa una meta impossibile.
Perché sì, l'immigrazione arriva pure lì, dopo giorni di mare, dopo naufragi letali, dopo che i risparmi di una vita finiscono in acqua.
I centri d'accoglienza sulla carta sono per l'appunto di accoglienza, non di reclusione. Chi è lì in attesa di essere sentito e accettato (o rispedito a casa) deve essere trattato con ogni diritto, nel rispetto della sua cultura e della sua religione, con attività ricreative, di integrazione e formazione a sostenerlo.
Ripeto: questo sulla carta.


24 luglio 2020

L'Hotel degli Amori Smarriti

Andiamo al Cinema (a noleggio)

Camera 212.
È qui che si rifugia Maria quando il suo matrimonio rischia di finire.
Colpa sua, che alla mancanza di contatto e di desiderio con quel marito perfetto, si è lasciata andare con svariati studenti, l'ultimo -Asdrubal Electorat- dal nome troppo erotico per lasciarselo sfuggire.
Che c'è di male, dice lei?
Tutto, dice lui.
Che le urla di andarsene.
Che non si fida più.
Che si sente -giustamente, ovviamente- tradito.
Lei se ne va.


23 luglio 2020

Valley Girl

Andiamo al Cinema a Noleggio

Vedo la copertina del film e ispira pochissimo.


Leggo la trama, che parla di un amore difficile tra una ragazza della Valley e un punk scapestrato, e decido di girarci a largo.
Non sembra niente di nuovo, preferisco commedie romantiche con un po' più di originalità.

Poi però ne parla Pensieri Cannibali e dice una cosa che non sapevo: è un musical.
Sì, un musical fatto di canzoni anni '80, alternando il pop più smaccato all'inevitabile punk più orecchiabile.
E cambio idea, corro a vederlo.

22 luglio 2020

Palm Springs

Andiamo al Cinema su Hulu

Si parla di matrimoni e di loop temporali.
Aspettate.
Siamo finiti in un loop temporale?
Non si era già parlato di matrimoni e di loop temporali?
Sì, con Love Wedding Repeat, ma lì tristemente la parte del loop temporale incideva poco, compariva solo oltre la metà del film senza sconvolgere troppo le carte in tavola.
Qui da Roma e dalla produzione inglese, ci spostiamo... bé, a Palm Springs.
Ovvio.
Ad un matrimonio, cosa altrettanto ovvia, dove seguiamo uno strano, scapestrato, annoiato e senza regole fidanzato della svampita testimone rovinare e rendere speciali alcuni momenti di queste nozze, muovendosi come conoscesse ogni singola mossa che sta per accadere.
Finché, proprio quando ha conquistato la bella Sarah, sorella della sposa, e con lei si apparta nel deserto di Palm Springs, un cacciatore lo insegue e inizia a centrarlo con delle frecce.
Che succede?
E cos'è quella grotta?
Perché Nyles ci si butta dentro?
Perché urla a Sarah di non seguirlo?
Sarah si risveglia e capisce perché: è ancora il 9 novembre, è ancora il giorno delle nozze della sorella, quella sorella migliore di lei, pecora nera della famiglia, biasimata e sopportata da sempre.

21 luglio 2020

I May Destroy You

Mondo Serial

Michaela Coel è la nuova Phoebe Waller-Bridge che era già la nuova Lena Dunham inglese.
Così, almeno, dicono.
Lo dicono perché entrambe hanno un passato da stand-up comedy e ora sono esplose con una comedy che comedy non è del tutto in TV, perché non hanno peli sulla lingua nel parlare della loro vita sentimentale e sessuale, e lo dicono per il modo diretto che hanno nel parlare di se stesse e quindi dei problemi della loro generazione.
Quella dei (quasi) trentenni, che non sanno che fare, che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo, il ruolo da mantenere, il partner con cui stare.
La famiglia?
Meglio gli amici.
Ma in Fleabag Phoebe mostrava tutto questo con un tocco ironico decisamente irripetibile.


Michaela Coel è invece Michaela Coel, e va più in profondità nel parlare ai tempi del #MeToo di stupro e di violenze.
Lei che vittima lo è stata davvero, ci fa conoscere la non facile Arabella, star di twitter prima, romanziera per caso venerata da quelli della sua generazione esasperata, ora in crisi con il fantomatico secondo romanzo che prevede pure un contratto da rispettare ed editori stanchi di aspettare.
Arabella sperpera l'anticipo mantenendo gli amici in cerca di fortuna come attrici o in voli verso Roma, o meglio, Ostia, dove ha conosciuto Biagio, professione spacciatore.
Li sperpera in droghe e in feste, esagera e non se ne pente.
Finché una notte, rimasta sola, torna a casa con un livido, con la memoria azzerata.
Brevi flash, un'orribile sensazione e la certezza poco a poco di essere stata stuprata.

20 luglio 2020

Il Lunedì Leggo - Il collo mi fa impazzire di Nora Ephron

Sì, il titolo con annesso sottotitolo (Tormenti e beatitudini dell'essere donna) spaventava anche me.
Com'è che mi ritrovo a leggere una serie di articoli, di post, su quel che significa essere donna, essere avanti con l'età, invecchiare?
Com'è che mi metto a leggere di quanto tempo ci si mette per rendersi presentabili, delle ore spese dal parrucchiere, dall'estetista, tutto pur di non ricorrere a quei ritocchini chirurgici che sono l'ultima spiaggia?
Com'è che ascolto le lamentele di una donna che si ferma all'apparenza, a dire che non saranno mai abbastanza i maglioni con il collo alto per nascondere gli anni, e che non fanno parte del mio armadio da quando mi sono ribellata alle imposizioni materne in prima elementare?
Perché questa donna è Nora Ephron.
Perché ha scritto le sceneggiature di Insonnia d'amore, C'è post@ per te, Silkwood, ma ha scritto soprattutto Harry ti presento Sally, quel film che più di tutti, sempre, mi piace riguardare come cura contro la tristezza.
A lei, allora, queste divagazioni le concedo.
Anche se il tutto sembra parte del repertorio di una comica anni '90, con riferimenti e battute che hanno fatto il loro tempo, che si sono sentite e risentite, con chiuse che vogliono essere ad effetto e che mettono invece un pizzico di tristezza.
Perché la Ephron non la immaginavo così.

18 luglio 2020

Moonwalkers

Andiamo al Cinema su Prime Video

Complottisti, a me!
Voi, che demonizzate i vaccini, frutto delle case farmaceutiche per arricchirsi.
Voi, che non volete il 5G e le sue radiazioni.
Voi, che le Torri Gemelle sono state abbattute da Bush stesso per giustificare una guerra.
Voi, che il Covid-19 è stato creato in laboratorio e volutamente sparso per il mondo per bloccare l'economia cinese, ops, italiana, ops, mondiale.
Voi, che l'uomo non è mai stato sulla Luna, la NASA ha scritturato nientemeno che Stanley Kubrick...
Voi, questo film fa per voi!

17 luglio 2020

Love Wedding Repeat

Andiamo al Cinema su Netflix

Ogni tanto quella voglia di vedere un film romantico va accontentata.
Soprattutto se in piena estate, se i cinema sono vuoti, se l'alternativa la dà Netflix.
Mettici poi che la commedia romantica in questione è inglese, tratta di matrimoni ed è ambientata in una villa romana, e allora non si può che trovare la serata giusta e goderne.
I protagonisti poi sono Sam Claflin che nel genere sguazza come un moderno Hugh Grant, e Olivia Munn, amatissima in The Newsroom.
Il titolo e il breve scorcio che Netflix dà della trama parla di un matrimonio che si ripete, che si svolge più e più volte, in cerca della combinazione giusta: quella che può portare finalmente insieme Jack e Dina.
Già, perché i due sembrano avere l'universo contro.

16 luglio 2020

The Old Guard

Andiamo al Cinema su Netflix

Ogni tanto quella voglia di vedere un film d'azione sparatutto va accontentata.
Soprattutto se in piena estate, se i cinema sono vuoti, se l'alternativa la dà Netflix.
Mettici poi che lo sparatutto in questione vede protagonista la regina del genere Charlize Theron, mai dimenticata Furiosa, e già la curiosità aumenta.
Mettici poi che il cast che compone il film è internazionale e vede non una, ma ben due delle tue cotte e allora non si può che trovare due ore di tempo per spegnere il cervello, ma nemmeno così tanto.


Perché si parla di uno sparatutto che è tratto dall'omonima graphic novel di Greg Rucka, che racconta le gesta di quattro combattenti immortali che da secoli si muovono nel mondo cercando di fare del bene.
E il mondo come li premia?
Andando sempre più a rotoli, con telegiornali in cui campeggiano solo notizie di guerre, rapimenti, disastri naturali e provocati dall'uomo.
Ovvio che Andy si stanchi, si senta pessimista, speri che questa volta, quella in cui una pioggia di proiettili la investe, sia quella buona per andarsene per sempre.
Invece no, quella in cui la sua squadra appena riunita in Marocco cade, è una trappola dell'ex agente della CIA Copley che indaga su di loro e le loro azioni ed è pronto a vendere il loro segreto e i loro corpi al solito scienziato/nerd/inquietante alla ricerca dell'elisir dell'eterna vita.
Fatalità vuole che mentre i quattro sono in fuga e cercano di anticipare le mosse dei loro nemici, un'altra immortale si risvegli da morte certa, e la si debba trovare e inserire nel gruppo.

15 luglio 2020

3 Documentari Netflix - Jeffrey Epstein: Filthy Rich | Voyeur | Have a Good Trip

Jeffrey Epstein: Filthy Rich


Chi era Jeffrey Epstein?
Me lo ero chiesta quando è stato arrestato, ennesima testa che cadeva grazie al ciclone #metoo, accusato di gestire un giro di prostituzione minorile che coinvolgeva i grandi di Hollywood e non solo.
Me lo sono richiesta quando è stato trovato morto, nella sua cella di massima sicurezza, in attesa di processo.
A rispondere a questa domanda ci pensa un documentario Netflix nato più dal bisogno di raccontare quest'uomo che non di conoscerlo davvero.
In soli 4 episodi, infatti, molti misteri rimangono tali
Da dove arrivi la sua ricchezza, ad esempio, quanto il suo potere era influente, come sia riuscito a raggirare polizia, politici ma anche semplici finanzieri di Wall Street.
Il suo impero conosciuto in tutta New York proprio per il mistero che lo avvolgeva, nascondeva chiaramente del marcio.
E dietro questo marcio, come questo impero veniva sfruttato: con giovanissime ragazze pagate poche centinaia di dollari per massaggi che non erano certo massaggi, con le più promettenti o semplicemente quelle che si fermavano reclutate per adescare altre amiche o compagne. In comune un passato non facile fatto di abusi, un presente in cui le famiglie erano assenti o non ricche.


Così, una dopo l'altra, diventavano le vittime perfette e silenziose, assunte poi come massaggiatrici professionali o assistenti, in realtà prestate e vendute ad amici con cui Epstein aveva debiti da saldare.
Le loro storie ci vengono raccontate in prima persona.
Semplici ragazze attirate da del denaro facile, la cui vita cambia dopo che quei massaggi diventano altro, molestie, stupro.
Si raccontano senza filtri, vengono riportate le loro denunce rimaste ignorate dall'FBI o archiviate forzatamente dalla polizia dopo un accordo giuridicamente inspiegabile.
Si lascia spazio agli avvocati della difesa, agli amici di Epstein, ai suoi colleghi.
A chi ancora vuole intervenire in suo favore.
Ma la domanda è lecita: dopo aver visto Filthy Rich ho finalmente capito chi era Jeffrey Epstein?
Sinceramente, no.
Ho capito l'influenza e il potere che aveva, la sua ricchezza sconfinata con l'ex fidanzata Ghislaine Maxwell che finalmente è stata pure lei arrestata per lo schema piramidale disgustoso che avevano creato.
Ma il documentario è piuttosto confuso nel suo andare avanti e indietro nel tempo, le interviste sembrano più patinate del dovuto e le ricostruzioni cercano di essere sensazionaliste soprattutto nel finale in cui le telecamere arrivano fino al processo di incriminazione e decisamente di parte, con Bill Clinton sempre prontamente scagionato dalle dichiarazioni successive a qualche foto che sbuca, al suo andare in tour con "l'assistente" di Epstein.
A questo giro l'esigenza di raccontare una pagina quanto mai attuale e una figura per molti diventata improvvisamente nota, ha avuto di certo la meglio sull'approfondimento e sulla chiarezza degli intenti.

Voto: ☕☕/5

Voyeur

Era il 2016, ero in spiaggia e a farmi compagnia era un articolo di Vanity Fair che traduceva l'estratto dal futuro libro di Gay Talese, il famoso giornalista.
Parlava di una lettera che gli era arrivata, di un proprietario di motel che lo invitava a conoscerlo e a vedere la sua opera: era un voyeur e aveva allestito nella soffitta del suo motel la postazione perfetta per spiare senza essere visto la maggior parte dei suoi clienti.
Talese incuriosito va a conoscerlo, visita quella piattaforma e spia con lui dei clienti.
Ma che fare?
Scriverne un libro.
Passano anni di scambi di lettera, di studi, finché si spera che i reati commessi siano andati in prescrizione e Talese inizia ad imbastire il suo libro, studiando gli archivi minuziosi di questo voyeur che tutto si appuntava, come fosse un professore di desiderio che analizza coppie e orgasmi.
Il punto di svolta: l'assistere ad un omicidio, senza riportare niente alla polizia.
Quanto c'è di vero?
Quanto questo voyeur amava vedere e quanto in realtà ama essere visto e ascoltato?
Inutile dire che l'articolo in questione aveva acceso anche la mia curiosità e la notizia che Sam Mendes con Steven Spielberg avesse comprato i diritti del libro per farne un film aumentava l'interesse.
Ma passano gli anni, della questione ogni tanto mi viene in mente (ovviamente in vacanza, ovviamente dentro ad hotel), ma del film non si sente parlare.


Finché Netflix non mi consiglia la visione del documentario di Myles Kane e Josh Koury Voyeur, una lampadina si accende e una semplice ricerca google mi informa che il progetto di Mendes si è arenato proprio per la produzione di questo documentario, che meglio racconta la vicenda.
Ed è vero?
Sì, perché nel raccontare del passato di questo proprietario di motel, dell'amicizia che nasce con un giornalista-star e nel presente che li vede impegnati nella stesura finale del libro e nella sua pubblicità, c'è una chiave di lettura nuova. Che mette entrambi sullo stesso piano, entrambi attori di una loro commedia o tragedia, a cui finalmente le telecamere hanno accesso.
Chi mente?
Chi dice la verità?
A chi fanno più piacere i riflettori puntati addosso?
Quasi troppo veloce nella sua parte di ricostruzione del passato, il documentario si sofferma giustamente nel confrontare grazie al montaggio le parole, le rivendicazioni e le affermazioni di uno e dell'altro dei suoi protagonisti.
Lasciando a noi il giudizio finale.
Di certo, un film sulla questione, vorrei vederlo comunque.

Voto: ☕☕½/5

Have a Good Trip: Adventures in Psychedelics 

La cannabis -Italia a parte- è ormai stata sdoganata come droga leggera e ricreativa.
Ma gli acidi?
LSD?
Quelle droghe davvero lisergiche che portano ad allucinazioni e veri e propri viaggi?
Quelle fanno giustamente paura e vengono ancora temute.
Ma c'è chi le ammira, chi invita ad un uso controllato e moderato.
Chi?
Gente come Sting, che le prende regolarmente per comporre e capirsi davvero, o Carrie Fisher che da bipolare trovava finalmente il suo equilibrio in fase di trip.


Ma in questo documentario che gioca in modo pop e divertente sul cosa fare e cosa non fare nel prendere droghe, c'è spazio soprattutto per i Bad Trip.
Per quella volta che le droghe non hanno portato agli effetti desiderati portando invece a paranoie, incubi ad occhi aperti, scelte ingiustificabili.
Così le esperienze di Rosie Perez, Will Forte, Anthony Bourdain e molti altri si alternano, mentre vengono ricostruite tramite altri attori o in versioni animate altrettanto allucinate le loro esperienze.
Meno divertente del previsto e tutto sommato anche meno informativo nonostante un professore come Nick Offerman a farci da Cicerone, Have a Good Trip sembra quel mix di interviste tipico di MTV su un argomento comune.
Ma almeno, se mai mi/vi verrà voglia di provare un acido, qualche informazione utile ora la si ha.

Voto: ☕☕/5

14 luglio 2020

In Breve: Love, Victor | Crossing Swords | Future Man

Diverse: divertenti, profonde o esagerate, ma con in comune degli episodi dalla durata breve.

Love, Victor

In Breve: Love, Simon era stata definita una commedia teen rivoluzionaria, perché finalmente -nel 2018- al suo centro c'era una storia romantica gay.
Già, 2018.
Per fortuna il film era così speciale nel suo raccontare la normalità dell'amore e le paure dell'accettazione di sé e dei propri sentimenti da consentire lo sviluppo di una serie costola.
Il protagonista qui è Victor, che non sa chi amare, che si trasferisce con la famiglia a Creekwood, e trova proprio in Simon l'amico con cui sfogarsi via social e a cui chiedere consigli d'amore.
Mia gli fa sentire le farfalle allo stomaco, ma è con Benji che il tempo si ferma.


Chi c'è: c'è ancora Nick Robinson, che torna con la voce ma soprattutto in carne ed ossa nell'episodio più bello (Boys Trip, 1x08), in trasferta a New York che mostra la forza di una comunità. Ma soprattutto c'è il protagonista Michael Cimino, tanti volti giovani  belli, con la sola Ana Ortiz da Ugly Betty come nome noto.

Funziona? Sì.
Anche se i cliché delle serie teen (il ballo, il luna park, gli equivoci) con connessi personaggi principali (lo sportivo antipatico, lo sfigato intelligente) abbondano, i discorsi fatti, il grado di accettazione e inclusione ne fa una serie importante per i giovani d'oggi ma non solo.
Spazio anche per i genitori in crisi, anche se c'è da ammettere che al triangolo d'amore principale Victor-Mia-Benji si preferisce la coppia Felix-Lake.

Continua? Si spera di sì.
Il finale lo farebbe pensare, ora non resta che aspettare la decisione di Hulu.

Voto: ☕☕/5

Crossing Swords


In Breve: siamo in un Medioevo anacronistico, dove un figlio non amato e fratello bistratto sogna di diventare cavaliere. Lo diventerà, nonostante dei genitori poco genitoriali, una sorella pirata e dei fratelli clown e simil Robin Hood.
Dentro il castello scoprirà però le magagne di un re sperperone, di una regina ninfomane e di una principessa viziata vivendo così ogni tipo di avventura.

Chi c'è: realizzato in stile Lego, ma con pupazzetti di carta e di legno, ci sono le voci di Nicholas Hoult, Luke Evans e Tony Hale a rendere più piacevole la visione.

Funziona? In parte.
Sembra di osservare una versione animata della seconda stagione di Miracle Workers, con frecciatine altrettanto geniali, ma a tratti anche un pochino banali.
Di certo, con una dose di politicamente scorretto molto, molto alta.
Episodi a sé che richiamano i grandi classici del fagiolo magico o del Minotauro fanno sorridere, ma non ridere come si sperava.

Continua? Sì.
Hulu l'ha rinnovata e si spera verranno smaltiti quei leggeri difetti che c'ho trovato.

Voto: ☕☕½/5


Future Man - Stagione 1


In Breve: Il più classico giocatore di videogame che nella vita fa l'inserviente, si ritrova ad essere il Salvatore del mondo e a cercare di aiutare una coppia di guerrieri che lo ha reclutato dal futuro per evitare che l'umanità come la conosciamo finisca.
Obiettivo uccidere quello scienziato suo datore di lavoro attraverso più viaggi nel tempo, dove gli imprevisti sono all'ordine del giorno.

Chi c'è: C'è Josh Hutcherson che a prima vista sembra lo stagista antipatico di Boris, motivo per cui snobbavo la serie su Prime Video.
Purtroppo però ci sono pure Derek Wilson e l'antipatica Eliza Coupe, con quei personaggi esagerati che sono Wolf e Tiger.
E poi ci sono Seth Rogen e Evan Goldberg alla produzione.

Funziona? Per me, no.
A tratti si ride e ci si appassiona tra i riferimenti pop, le battute più giuste e le vari linee temporali che si creano. Ma non sono riuscita ad entrare nel ritmo della serie, e ho patito le svolte di una prima stagione che per come ha sviluppato la sua storia, sembra averne già fatto tre-quattro.

Continua? La serie sì, per altre due stagioni concludendosi con la terza, io no.
Anche perché già Cassidy mi ha avvertito che la seconda stagione perde colpi, e io che ho patito già questa prima, dubito resisterei.
Di tempo gliene ho dedicato già troppo, mi fermo qui.

Voto: ☕☕/5

13 luglio 2020

Il Lunedì Leggo - Vincoli di Kent Haruf

Torno ad Holt, e scopro le sue origini.
Torno lì dove avevo conosciuto Addie e Louis ma soprattutto, dove avevo conosciuto Kent Haruf.
Scrittore polveroso, solido, che con fare secco racconta le vite di una cittadina immaginata ma permeata dai ricordi della sua infanzia, della sua vita in provincia.
Holt è così, e alle sue origini era davvero solo polvere, ettari di terreni in vendita per pochi dollari, case costruite in velocità e con fatica con qualche asse di legno.
La vediamo crescere e prosperare, Holt, ma vediamo anche come diventa un limite, con i suoi confini invalicabili per Edith Goodnough.

12 luglio 2020

La Domenica Scrivo - Homemade (c'è chi panifica, chi fa cortometraggi per Netflix)

Quanto tempo è passato dalla quarantena?
Quanti giorni abbiamo passato chiusi in casa?
È davvero successo o l'improvvisa libertà, il ritorno alla normalità, ci hanno fatto dimenticare quella cinquantina di giorni in cui si poteva uscire solo per cercare del lievito e per portare a spasso il cane?
Sembra un periodo distante anni luce.
Come se non fosse mai successo.
Io, avevo trovato una mia routine in quei giorni spaesati, dove il bollettino delle 18 faceva paura, dove alle canzoni dai balconi sono subentrate le frustrazioni di sempre sui social.
(Ne avevo scritto QUI e QUI)
Ne siamo usciti migliori?
Non sembra.
Diversi?
Non troppo.


C'è chi in quel periodo di chiusura forzata si è dato alla panificazione, chi ha fatto puzzle, chi yoga e meditazione.
Io ho fatto l'orto e ho smaltito un po' di titoli fermi in agenda da anni.
Poi c'è chi ha fatto dei film.
Quello ora attesissimo di Sam Levinson con Zendaya e John David Washington dovremmo aspettare un po' prima di vederlo (Malcom & Marie sarà su HBO), i cortometraggi di svariati registi in giro per il mondo li ha invece resi disponibili Netflix che questo progetto lo ha prodotto chiamando nomi noti, notissimi a realizzare qualcosa all'interno delle loro case.
Ora, non tutto è riuscito, qualcosa lo si poteva anche evitare e nel giro di 5-10 minuti non si richiede certo di creare dei capolavori assoluti.
Ma un pochino di più qualcuno si poteva sprecare.
Giocando come già nei concerti da casa delle grandi star a sbirciare e giudicare le case di questi registi e a vedere con chi se la sono passata la quarantena, si può giocare anche con questi 17 titoli in un'immancabile miniclassifica.
Ecco, durante la quarantena ho continuato a farle, perché smettere?

11 luglio 2020

Matthias & Maxime

Andiamo al Cinema 

Matthias e Maxime.
Matthias e Maxime e Frank e Rivette e Shariff e Sarah.
E Xavier Dolan, che torna a dirigere un film piccolo solo all'apparenza, senza grandi nomi, senza grandi star.
Torna e lo fa con Matthias e Maxime.
Amici da sempre, sempre insieme.
Nonostante le differenze.
Che stanno sotto la voce famiglia (stabile nonostante il divorzio quella di Matt, disfunzionale quella di Max composta da una madre violenta e tossicodipendente) e che sta soprattutto nel saper ammettere chi si è.
Se Max vive la sua sessualità in modo fluido e aperto, facendosi problemi solo per quella macchia che copre metà del suo volto e per quella famiglia da cui vuole fuggire il più lontano possibile, Matthias sta con Sarah, sta con un lavoro da colletto bianco e pensa che la sua vita perfetta sia stretta. Già finita.
Con amici troppo chiassosi e colorati a mettere in dubbio ogni sua scelta.
E Maxime?
Loro che sono amici, forse qualcosa di più, che si cercano e si compensano?
Che finiscono per baciarsi a favore di telecamera, per il più sperimentale e banale dei progetti universitari di un'aspirante regista?
Quel bacio cambia tutto, il resto degli amici lo sa, lo capisce.
Si allontanano Matthias e Maxime, cercando ognuno la sua risposta.
Maxime è pronto a mollare il Canada per due anni in Australia, Matthias non è pronto per una promozione, per quello che quel bacio ha riportato a galla.

10 luglio 2020

Nobody Knows I'm Here

Andiamo al Cinema su Netflix

Dove si sono persi gli attori di Lost?
Loro, protagonisti della serie che ha rivoluzionato il piccolo schermo, colpiti da una maledizione fortunatamente meno tragica di quella di Glee, non sono mai riusciti a rifarsi.
C'hanno provato Matthew Fox, Josh Holloway e Terry O'Quinn con altre serie tutte prontamente o quasi cancellate, c'è riuscito Daniel Dae Kim anche se Hawaii Five-O non è certo un capolavoro ma va avanti da 10 stagioni, c'è in parte riuscita Evangeline Lilly anche se solo per partecipare alla criticata Trilogia de Lo Hobbit.
E il vero beniamino della serie?
Quel personaggio simpatico a cui tutti volevano bene, lui, Hugo, Hurley, coso... sì, Jorge Garcia?
Nessuno sa che è stato qui.
Volevo dire, ha appena presentato su Netflix Nessuno sa che io sono qui.

9 luglio 2020

Silenzio in Sala - Le Uscite del 9 Luglio

Il commento è sempre quello: i cinema riaprono ma la programmazione lascia a desiderare.
Le piattaforme si accaparrano i titoli di punta (o li producono) mentre per evitare flop in sala si pescano 4 film su 4 dalla Francia, e non certo di richiamo.
Ci si riprenderà mai?

The Old Guard - dal 10 luglio su Netflix
Arriva su Netflix e ha per protagonisti Charlize Theron, Luca Marinelli, Matthias Schoenaerts, mercenari immortali.
Prevedo azione e azione, ma visto il cast lo si guarderà volentieri.
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Greyhound - dal 10 luglio su Apple TV+
Ennesimo biopic per Tom Hanks che in questo caso veste i panni del comandante della Marina Ernest Krause e della sua missione impossibile: portare in salvo senza supporto aereo 37 navi alleate.
Patriottico a sufficienza.
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Vulnerabili
Visto a Venezia qualche anno fa, questo film francese prometteva grandi cose ma il suo racconto corale che tocca violenza sulle donne, depressione, divorzio e finisce nel sangue, è sembrato più confuso che riuscito.
Ne ho scritto QUI

Nel Nome della Terra
Altro film francese anche se di ambientazione americana.
L'epopea familiare di una fattoria in Wyoming, tra prosperità e debiti, passione e crisi di coppia.
Guillame Canet non basta a convincere.
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Gamberetti per tutti
Altra commedia francese, al passo con i tempi.
Con un nuotatore punito dopo un commento omofobo ad allenare una squadra di pallanuoto che vuole partecipare al campionato LGBT in Croazia.
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L'anno che verrà
Ultimo film francese della settimana, altro film sulla scuola di periferia e dei suoi problemi, tema che in Francia continuano a sfruttare.
Anche basta.
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8 luglio 2020

How to Talk to Girls at Parties - La Ragazza del Punk Innamorato

È già Ieri -2017-

Di cosa potrà mai parlare un film che s'intitola How to Talk to Girls at Parties?
Probabilmente è un Manuale su come parlare alle ragazze ai party.
Fase uno: adocchiare la ragazza giusta.
Fase due: capire lanciando qualche sguardo se lei è interessata
Fase tre: avvicinarsi
Fase quattro: salutare educatamente
Fase finale: iniziare a parlare.
Facile no?
Già, ma un film simile chissà chi se lo filerebbe.


Un film che s'intitola How to Talk to Girls at Parties me lo immagino come una romcom, di quelle che piacciono a me.
Lui timido, vede lei bellissima ad un party.
Tenta di avvicinarsi di iniziare a parlarle, ma qualcosa va storto.
A questa festa, ad un'altra. 
E pure con altre ragazze.
Nonostante i consigli di un amico simpaticone che finiscono sempre a vuoto.
Finché non si scopre che pure lei, la prima lei, non sa come parlare a lui e l'amore nasce e vissero felici per sempre.
Banale?
Effettivamente.


Anche perché gli unici indizi che avevo su How to Talk to Girls at Parties prima di schiacciare play erano che era tratto dal racconto di quel folle di Neil Gaiman e che fosse ambientato nel periodo punk inglese.
Come l'orribile titolo italiano sottolinea, peraltro: La Ragazza del punk innamorato.
Allora il party è in realtà un concerto punk, allora lui, un punk, non sa come parlare a lei ma se ne innamora.
L'incognita, quella mina vagante di Neil Gaiman, è però lì a ricordarmi che ogni ipotesi non può che essere sbagliata.
How to Talk to Girls at Parties è un film diverso da come posso immaginarmelo.



E infatti, dopo un breve inizio che sembra il film che avevo in mente, con concerti punk, un giovane protagonista timido e sfortunato con amici simpatici e leggermente sfigati come lo è lui, cercano di raggiungere un party.
Anzi, il party post concerto della band locale, pronta o forse no a firmare con una grande etichetta.
Finiscono invece in un'altra festa, di tipo completamente opposto, simile a un vernissage, a quelle feste per artistoidi in cui poco ci si diverte, la droga circola silenziosa e non si capisce bene cosa si sta facendo.
Chi è chi.
E qui il film cambia.
Perché non sono semplici artistoidi questi tipi, sono alieni, e una ragazza in pieno rito di passaggio vuole seguire questo giovane punk e capire com'è la vita sulla Terra.
Lui la crede solo una tipa molto molto strana, parte di una setta esclusiva e totalizzante, da cui salvarla, da cui cercare di farla uscire.


Strano?
Sì, ancor di più se questa svolta proprio non ce la si aspetta, nonostante i tre anni passati ad aspettare questo film, presentato a Cannes nel 2017.
Non si può che definirlo strano, appunto.
Ma non così convincente.
Elle Fanning sarà anche quell'attrice stakanovista e instancabile alla ricerca di ruoli sempre più strani e incapace di dire di no, e qui è una bellissima aliena priva di pudori e malizia, ma a mancare è il ritmo, il giusto tono, un certo grado di coerenza nel racconto.
C'è dell'amore, ma non troppo, c'è il punk, quello sì per quanto edulcorato, c'è una Nicole Kidman materna e autoritaria, c'è un finale lisergico, in cui si torna a quella festa, in cui sembra di essere dentro ad un trip, e infine, una chiusa molto romantica, quasi autobiografica se non fosse troppo incredibile per essere vera questa storia.
Ma le aspettative e le teorie questa volta sono più alte del risultato dove la confusione regna sovrana.
Se era un manuale per approcciare le ragazze ad un party che stavate aspettando, assicuratevi di essere a quello giusto e che lei non sia un'aliena.
O magari, no: quale spunto migliore per rompere il ghiaccio?


Voto: ☕☕½/5

7 luglio 2020

Dark - Stagione 3

Mondo Serial
PRESENTI SPOILER, ALMENO CREDO

Lui era lui, stessa cicatrice, gli effetti dei viaggi nel tempo a cambiarlo così.
Bene, me lo ricordavo.
Ma ci sono già teorie che dicono che questa rivelazione non sia vera.
Lui era suo padre ma anche suo zio.
No, era lei che era sua zia, che però moriva, ma ritornava.
Ma non era lei-lei, era una lei di un'altra epoca.
No, di un'altra realtà.
Già.
Allora, c'erano le tre epoche distanti 33 anni l'una dall'altra.
Il 1953, il 1986, il 2019.
Ma poi c'era anche il passato più passato, non ho voglia di fare calcoli, può essere che fosse il 1920? Forse addirittura prima?
Sì, prima.
E c'era pure il futuro apocalittico, anzi, post-apocalittico.
Già.
E ora la realtà alternativa.
Siamo sicuri di farcela?
Di ricordarci tutto?
Di poter seguire questo finale, questa terza stagione come si deve?
Meglio cercare qualche riassunto su youtube, dai.
Coooosa?!?
Video da 30 minuti, video da 1 ora e più?!


No no, grazie.
Cerchiamo di farcela da soli.
E così io e il giovine abbiamo affrontato questa terza stagione con la sola forza della nostra memoria scarsa.
Com'è andata?
È andata che per fortuna Netflix ha creato un sito davvero davvero bello e davvero davvero utile per raccontare tutto dei vari personaggi, senza spoiler, riassumendo per bene quanto finora visto.
Inutile dire che il sito lo abbiamo consultato in continuazione, facendo pausa, interrogandoci prima e dopo, cercando di sistemare tasselli, seguire gli alberi genealogici.


Siamo ancora a Winden, e dove altro?
Siamo lì dove piove sempre e la gente non ha l'ombrello, lì dove scopriamo esistere una realtà alternativa che si è sviluppata senza Jonas.
Lui che credeva di salvare il mondo togliendosi di mezzo, evitando che il padre tornasse indietro nel tempo e lo concepisse, così facendo non salva il mondo.
Nemmeno l'altro.
Insomma, scompiglia ancor più le carte creando sovrapposizioni in cui Martha è Jonas dalla mantellina gialla.
Al centro infatti ci sono sempre loro: Jonas e Martha, un amore impossibile e senza difetti, che si rincorre per epoche, realtà, tempo.
L'apocalisse minaccia allora anche il mondo in cui sta questa Martha alternativa, e conosciamo così la Martha del futuro, quella del futuro ancora più lontano, quella del futuro appena prossimo.
Insieme ingaggiano una guerra decennale contro Adam chiamandosi Eva.
Ma va.
Già.
Simbolismi come se piovesse (ahah) tanto che le frasi tormentanti passano da essere Sic Mundus Creatus Est a Quello che sappiamo è una goccia, quello che non conosciamo un oceano e La fine è l'inizio e l'inizio è la fine.


Ora che i due si sono incontrati, si sono pure conosciuti biblicamente (ahah), quale mondo salvare, com'è che diventeranno questi giovani spaesati così potenti e così freddi e spietati?
Nelle varie epoche, mentre ci interroghiamo chi sia questo, che fine ha fatto quest'altro, e scopriamo parentele via via sempre più sconvolgenti, si aggira poi un personaggio diviso in tre età (bambino-adulto-vecchio) inquietante quanto basta.
Una cicatrice sul labbro, un filo per strangolare, la missione di tenere la strada temporale così com'è.
E chi è, questo qui?
E com'è possibile che Hannah sia insopportabile in qualunque epoca e Katharina sempre così sfortunata e Ulrich sia quello che con tutti gli errori fatti, li sconta per chiunque e com'è che Noah da giovane è così bello e com'è possibile che lei sia sua madre e sua figlia e pure lei sia sua madre e sua figlia?!?

Aiuto.

Basta.



Sono ricaduta nel circolo di Dark.
Una serie che si potrebbe sostenere più confusa che bella, più capace di far girare domande che non di intrattenere, di far usare il cervello invece del cuore.
E invece no.
Invece per quanto confusa, caotica, eccessiva e a tratti anche troppo lenta nel non voler svelare segreti e identità, per poi lasciare indietro (soprattutto in questo finale, parecchi personaggi) Dark è una bellissima serie.
Un prodotto ben confezionato soprattutto.
Con la fotografia curatissima che quasi non sorprende più, con l'attenzione ai dettagli che fanno felici i feticisti, con le musiche sempre giuste ad incastonare il finale di ogni episodio.
Dark è bella perché non si esaurisce sui titoli di coda ma continua a vivere nelle teorie, nelle domande, nelle scommesse che porta a fare (io posso dire di aver azzeccato l'identità di quella trinità inquietante, il giovine chi era al centro del finale), facendo della visione una visione partecipativa e collettiva.
Chiedendo ancora, e una volta esaurito  il giro, con questa terza stagione, portare a dire: perché non la riguardiamo, perché ora che sappiamo tutto, che "la fine è l'inizio", non ci rinfreschiamo la memoria e con facilità seguiamo tutto per bene?


Dark eletta miglior serie di Netflix, Dark osannata ma allo stesso tempo criticata da chi non ha troppa pazienza o per certi prodotti non è portato, ha di certo alzato l'asticella delle produzioni Netflix in generale, creando un prima e un dopo, che non di solo teen dobbiamo vivere.
Il finale pur spiegando per bene tutto grazie a quel gran personaggio che è Claudia, lascia in sospeso un'altra domanda su un altro personaggio (quella benda, perché quella benda!?!) dimostrando che gli sceneggiatori stessi si divertono a confonderci, ma regalando l'emozione che può dare quell'amore per un figlio, capace letteralmente di muovere il sole e le stelle, di cambiare un mondo e la realtà, senza nemmeno bisogno di venirlo a sapere.
Un semplice orologiaio di Winden può davvero cambiare il mondo e le serie TV.


Voto: ☕☕½/5

6 luglio 2020

Il Lunedì Leggo - America Oggi di Raymond Carver

Com'è che di Raymond Carver non avevo ancora letto niente?
Venerato, amato, copiato e misterioso.
Caposaldo della letteratura americana e frutto di sapiente lavoro di editor.
Carver lo aspettavo da un po' sul mio comodino.
Lo avevo scoperto un pomeriggio di chissà quanto tempo fa, a lavoro, con la radio sintonizzata per problemi tecnici non sulla musica, ma su RadioRai3 ad ascoltare Ad alta voce.
Parte la voce piuttosto fastidiosa alle mie orecchie di Ernesto Goio, parte e legge un racconto di Carver.
Lo interpreta, in realtà.
E io dal lavoro mi estraneo, entro dentro questa storia, questa vita americana fatta di case perfette, spazi infiniti e famiglie che perfette in realtà non sono.
Ma la storia resta lì, a metà, e io il giorno dopo a lavoro non ci sono, il finale lo perdo.
C'ho provato qualche tempo fa a ritrovare quel racconto, ascoltando come ho raccontato in podcast su RaiPlay, resistendo per un po' finché alla voce di Goio sono capitolata.
Basta.
Carver me lo leggo da sola, mi sono detta.


Poche raccolte di racconti le sue (sette in tutto), ma ovviamente anche tanti rimaneggiamenti.
Come questo America Oggi che racchiude al suo interno quei racconti che Robert Altman ha preso e adattato per il suo film omonimo.
Il solo tratto finora dai suoi racconti.
Il film -visto anche questo chissà quanto tempo fa- neanche lo sapevo partisse dagli scritti di Carver.
Ricordo poco, ricordo il finale, ricordo di aver scoperto un regista che come me amava la coralità.
Quindi arrivo a questi racconti vergine, in una raccolta che al suo interno contiene prefazioni, interviste, recensioni e saggi.
Tutte di firme autorevoli, da Altman stesso, alla vedova Tess Gallagher, fino a Francesco Piccolo.
Ma Carver?
Com'è, letto da sola?
È come te lo aspetti, come l'ho sempre immaginato.
Se dovessi prendere un'immagine, sarebbe quella di un quadro di Edward Hopper.


La stessa malinconia, la stessa solidità, la stessa America fatta di cittadine, di famigliole, di disperati, ritratti nel buio di luci al neon.
Le sue storie vanno a scavare nelle famiglie borghesi, in quei quartieri residenziali tutti uguali ma così diversi.
Sembrano non raccontare niente, ma la sensazione è che dicano tutto.
Sogni proibiti, impulsi repressi, il marcio che c'è sotto ogni maschera.
Ci sono vicini che scoprono il benessere che c'è nella porta accanto (Vicini), ci sono mariti opprimenti che giudicano la moglie con gli occhi altrui, quelli dei clienti della tavola calda in cui lavora (Loro non sono mica tuo marito).
Ci sono amanti che si rivelano peggiori della moglie stessa (Vitamine), ci sono tradimenti che incrinano la perfezione che si credeva di avere (Vuoi star zitta, per favore?).
Ci sono cani che diventano un simbolo di ribellione, di caduta totale (Jerry, Molly e Sam).
E ci sono poi tinte nere, nerissime, nascoste dietro a pulitrici di moquette (Creditori) o approcci viscidi di una domenica pomeriggio, senza bisogno di spiegare, di dire, di rilevare troppo (Di' alle donne che andiamo). 
Basta il ritmo, quelle stese omissioni a far capire la situazione macabra che si si sta presentando.


E poi ci sono quei racconti diversi, che li senti che sono più importanti.
C'è Una cosa piccola ma buona che racconta l'irraccontabile: l'ansia, il dolore, lo spaesamento di due genitori che assistono il figlio morente all'ospedale mentre vengono tempestati da telefonate di chi avrebbe ragione, senza però conoscere la situazione che questa famiglia sta vivendo. Con una vendetta che non diventa tale grazie a un piccolo gesto, ma buono.
C'è Limonata, che sempre di un figlio che non c'è più racconta, cercando di trovare l'origine che ha causato quell'incidente che si poteva evitare, in una poesia brevissima ma quanto mai intensa.
E infine ho finalmente ritrovato lui: Con tanta di quell'acqua a due passi da casa, quel racconto sentito chissà quanto tempo fa per radio, di cui finalmente leggo la fine.
Di una moglie che racconta dell'uscita di suo marito con gli amici a pesca. 
Un'uscita di tre giorni, lontano da casa, così lontano che quando trovano in riva al fiume il corpo di una ragazza, nudo, decidono di aspettare, cosa cambierebbe? 
La ragazza è morta, loro hanno fatto tanta strada. 
Si può aspettare. 
Si può pescare, si può bere, si può dormire. 
E solo quando il weekend è finito, tornarsene a casa, avvisare lo sceriffo.
Come divertirsi con una ragazza morta, nuda, nell'acqua lì a pochi passi?
Come tornare e non dirlo subito alla propria moglie?
Come fare finta di niente, non dare peso alla cosa?


Con tanta di quell'acqua a due passi da casa viene raccontato da quella moglie che non capisce, che si allontana, che vede finalmente il marito sotto una nuova luce, quella vera.
Sono piccoli momenti, sono gesti e decisioni, quelli che rendono la vita di queste famiglie apparentemente perfette, diverse.
Tutti sentono che qualcosa manca, tutti si sentono prigionieri.
E i racconti, tutti, partono già avvertendo di questi piccoli momenti che tutto cambieranno, portando ad aspettarli mentre si contestualizza, mentre si parla d'altro.
La si sente, quella crepa, farsi sempre più evidente.
L'America di oggi e di ieri non sembra diversa, alla ricerca di un sogno che non si può realizzare, di incubi in cui cercare di continuare a vivere.
Carver, in questa raccolta non ufficiale ma curatissima, ne esce come quello scrittore a cui basta poco per tratteggiare i suoi personaggi, e con quel poco rivelare così tanto da far male.