26 aprile 2020

La Domenica Scrivo - Better Call Saul (di un recupero dovuto, di una quinta stagione incredibile)

Saul si meritava una Domenica tutta per sé.
Gliela dovevo per com'è iniziato il nostro rapporto.
Tentennante.
Decisamente.
Uno spin-off da una serie osannata e consacrata, nel mio podio delle migliori serie TV di sempre (al secondo gradino, però, superata da Mad Men, seguita ex aequo da Sons of Anarchy e Halt and Catch Fire, se siete curiosi) che partiva svantaggiato ma allo stesso tempo forte di due characters come Saul e Mike da poter sviluppare e conoscere meglio nelle loro origini.
La sensazione, in quel 2015 dopo tanta curiosità e tante paure, è che si iniziasse piano, lentamente, per poter poi esplodere.
Un po' com'era stato con Breaking Bad.
Che solo dalla terza stagione mi aveva vista persa e coinvolta.
Il beneficio del dubbio restava, allora, ma l'anno dopo, con la seconda stagione, quel qualcosa non è esploso: la bellezza c'era, gli ingredienti pure ma a dominare erano ancora quei ritmi dilatati e la sensazione dilagante di non essere nel mood, di non avere la pazienza di aspettare ancora.
E mollai il colpo.



L'idea, con l'arrivo della terza stagione, era evitare il binge watching a cui sono tanto legata, non "spararmi" tutto in una volta ma seguire la programmazione, un episodio a settimana così da diluirli e affrontarli meglio.
Ma passata una settimana, poi un'altra, poi un'altra ancora, infine un anno e un'altra stagione... e la voglia non è più tornata.
Fino a quest'autunno.
Fino al famoso recuperone di Breaking Bad in vista dell'uscita di El Camino.
E nel dirmi felice nonostante un risultato non troppo entusiasmante di essere tornata ad Albuquerque, mi sono anche detta: "Ma sei scema? Ad Albuquerque potresti esserci tornata ogni anno dal 2015 a questa parte per Saul!".
Aggiungici poi la notizia che di BCS ci sarebbero state solo due stagioni ancora, con tutti gli attori a dirsi pronti, entusiasti all'idea di tornare, e mi son detta anche: "Ok, riprendiamo.
Ricominciamo!"


E tutti quei tentennamenti, quella noia, quella lentezza non le ho mai sentite.
Come con la seconda visione Breaking Bad sono entrata subito nell'azione, nello spirito di quei tempi dilatati, nel veder crescere, goccia dopo goccia, episodio dopo episodio l'animo di Saul dentro Jimmy McGill.
Con il giovine altrettanto preso, abbiamo macinato una stagione dietro l'altra con l'obiettivo di arrivare giusti all'arrivo della quinta che si è appena conclusa.
Ci siamo riusciti, e che viaggio è stato!
Un viaggio in cui ora confondo momenti e stagioni, che sembrano lontane mille miglia dagli ultimi 10 episodi visti.
Quasi un'altra serie.
Perché si inizia piano, l'ho detto, e io che ricordavo solo l'allergia elettromagnetica di Chuck, il suo essere insopportabile (pur nel giusto), io che ricordavo alla perfezione la rigorosità di Kim, i suoi post-it per poter risalire in sella, ricordavo gli spot pensati, girati, interpretati da Jimmy e da quei tre studentelli disposti a tutto... avevo dimenticato il resto.


Avevo dimenticato il passato tormentato di Mike raccontato in Five-O (1x06) che è probabilmente uno dei mie episodi preferiti, avevo dimenticato pure "Slippin' Jimmy", i suoi imbrogli, il suo amico Marco.
Avevo dimenticato le anziane truffate dalla Sandpiper.
Ho ripreso, ho rivisto, e ora posso aggiungerci solo tutto il fastidio che Chuck sa creare, il suo malessere psicosomatico che porta a una guerra senza esclusione di colpi in cui i fratelli McGill non possono che uscirne entrambi sconfitti.
Ma soprattutto, ho amato, tifato, venerato Kim.
E con lei Rhea Seehorn.
Che cresce, prende spazio, cade e scivola pure lei, senza sapere chi influenza chi, tra lei e Jimmy, capendo solo in parte la loro strana relazione, ammirando la sua intelligenza, la sua dedizione, quella voglia di fare ed essere un cambiamento.
Ho visto le loro cadute, le loro riprese, gli studi aperti e chiusi, i clienti cambiare, la stabilità arrivare e poi non essere abbastanza.

La perfezione di questo flashback!

E infine, ho visto la stagione 5.
E tutto è cambiato.
Un'altra serie.
L'ho detto.
L'esplosione è finalmente avvenuta.
Perché sì, poco a poco pure gli uomini del Cartello hanno il loro spazio: si parte da Nacho alle prese con quella mina vagante di Tuco, si arriva a Hector Salamanca pre-ding fino a Gus Fring e il suo Los Pollos Hermanos, con il progetto di quel laboratorio sotterraneo a tenere impegnato Mike, un altro incapace di starsene con le mani in mano, di godersi nipote e pensione.
Con la quinta stagione, tutto cambia, allora.
Arriva un altro Salamanca, Lalo, e fa davvero paura.
Non inizialmente, non per i suoi modi sciolti ma comunque da psicopatico.
Una volta assoldato Saul (che ormai è Saul, pur con un animo diviso come si nota da questa meravigliosa scena:)


il Cartello entra a pieno diritto nella storia, regalandoci Bagman (5x08) uno di quegli episodi da incorniciare dall'inizio alla fine, in cui la fotografia, la regia (di Vince Gilligan, per sottolineare ancor di più la sua importanza) sono perfette.

 Vashi Nedomansky, Twitter

Non che gli altri episodi -TUTTI-, non abbiano una cura nella regia e nella fotografia da far sospirare ad ogni scena per la loro perfezione:

(vedi questa).

Ma non è finita, perché dopo Bagman c'è Bad Choice Road e c'è un finale in cui ti accorgi di non respirare da almeno 5 minuti, di essere tesa, che te lo chiedi dall'inizio, da sempre, che fine farà Kim, perché nel mondo di BB non viene mai nominata?
E quel confronto con Lalo è da Oscar.
Si arriva così all'ultimo episodio, magari inferiore di un pizzico a questi due, ma teso, decisivo. E che si ricollega a quell'unica frase pronunciata da Saul in BB che ha portato allo sviluppo e alla creazione di due personaggi come Nacho e Lalo.


E lo so che su Nacho potrei spendere altre parole, che in mancanza di Jesse è lui la mia cotta seriale, figlio tormentato che prova ad andarsene.
Lo so che potrei parlare della Mesa Verde, delle arringhe di Kim, di Howard che pur potendo stare dalla parte dei buoni, è l'equivalente degli Schwartz.
Lo so che dovrei dedicare più spazio a Chuck, alle sue crisi, ai suoi tentativi di stare meglio, a quel processo che ha cambiato tutto.
E che dire dei tanti, piccoli e grandi riferimenti alla serie madre? Dalla somiglianza a Kevin Costner a un opossum sotto il portico, così sottili che solo i fanatici esperti sanno trovare e grazie al cielo condividere su Twitter.
Ma in realtà tutto questo post domenicale è una scusa per espormi, per parlarne e per condividere questo pensiero: continuo a tormentarmi nel cercare di capire se Better Call Saul sia meglio di Breaking Bad, sì, esatto.
La può superare, l'ha già superata?
Ora che manca una sola stagione alla fine, in cui conoscere il destino di Kim, in cui capire finalmente come proseguiranno quei meravigliosi flashforward in bianco e nero, con Saul ora Gene, in un freddo Nebraska a servire Cinabon roll, la domanda è quanto mai lecita.
E rischia di avere già una risposta.
O forse non ancora?


14 commenti:

  1. Prima o poi, mi toccherà rimediare allora. Avevo provato con la prima stagione, ma feeling zero...

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    1. Capisco benissimo, ma a questo secondo tentativo il feeling è stato immediato, non so se ha contato la voglia di arrivare alla fine o semplicemente lo stimolo dato da BB. In ogni caso, vista la crescita che ha, merita.

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  2. Infatti, anch'io ho seguito la prima stagione partita bene con i primi episodi, poi sono andato avanti per una buona parte, ma alla fine ho mollato perché si stava spegnendo un po'.

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    1. Mi sento meno sola, quell'inizio è stato un inganno, o una lenta partenza in vista della crescita progressiva che ha avuto.

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  3. Migliore forse no, al pari molto probabilmente sì. Comunque Bob Odenkirk uno di noi.

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    1. Bob Odenkirk su un altro livello, non so se riuscirà a scrollarsi di dosso Saul, ma sono panni perfetti da indossare.

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  4. Non rimedierò mai penso, anche se il tempo per farlo c'è..

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    1. Mi dispiace, si è rivelata davvero una delle migliori serie in circolazione.

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  5. Ok, dopo questo post è proprio ora di riprendere questa serie. Mi piaceva molto è mi sono (inspiegabilmente) fermato alla stagione tre, promettendomi che avrei visto la quarta, mentre già la quinta stava cominciando. Prima di non finire alla deriva per sempre è tempo di maratona ;-) Cheers!

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    1. Io alla deriva ci ero finita prima di te, e vista la memoria la lunga maratona è stata un toccasana... vedrai a che livelli si arriva!

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  6. Io come te avevo mollato alla seconda stagione.
    Io, al contrario di te, non ho ancora trovato la voglia di ricominciare.
    Lo so che faccio male, però dover aspettare fino alla quinta per avere la vera esplosione non è molto incoraggiante. :)

    Anche perché ormai non mi ricordo manco gli episodi che avevo guardato...

    Prima o poi però chissà che non ci riprovi.

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    1. Dovresti, magari facendoti anche tu una bella maratona come si deve, con Sons of Anarchy aveva portato bene ;)
      Diciamo che la quinta esplode, ma già dalla terza si migliora a vista d'occhio e si è ormai dentro quei ritmi à la Gilligan.
      Hai un anno (o forse più visti i ritardi dati dalla pandemia in corso), che io mi aspetto fuochi d'artificio dal finale di serie!

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  7. Le ultime 3 puntate poi il livello si è alzato ulteriormente. Peccato che per il gran finale si dovrà aspettare parecchio!

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    1. Purtroppo, immagino sia già tutto scritto, ma le riprese chissà quando inizieranno.

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