6 maggio 2015

The Repairman

Andiamo al Cinema

Elogio alla lentezza.
Si potrebbe definire anche così il film di Paolo Mitton, che privilegia un ritmo lento del racconto, un ritmo che si adagia sulla cadenza del suo protagonista Scanio -senza A-, sul suo modo di vivere.
Un ragazzo semplice, o sempliciotto, che preferisce una birra da solo, anche calda, se è per risparmiare, che non andare per locali con chi si crede cool e alla moda, uno che preferisce aggiustare le cose, o crearle, che non gettarle e averle nuove, uno a cui tutti quei discorsi artefatti sui bambini, sui viaggi, sui vini, interessano gran poco. Osserva, Scanio, osserva e si stupisce, riuscendo anche nell'impensabile compito di affascinare e far innamorare di sé Helena, inglese arrivata da poco nel paesino di provincia, che trova questi modi di fare diversi, appaganti e divertenti, iniziando una storia che sfocia subito in una convivenza, forse un po' troppo veloce per i ritmi a cui Scanio è abituato.


The Repairman, fin dal titolo, ha un sapore diverso, un sapore da commedia indie americana, tipica del palinsesto del Sundance, ma è ambientata invece nell'entroterra piemontese, mostrando senza troppo far sfoggio di sé, la sua natura, i suoi angoli, le sue montagne.
Quello che davvero colpisce, quello su cui lo sguardo si posa inevitabile, è un protagonista che non ha né il phisique du role né l'atteggiamento del protagonista: defilato, tranquillo e paziente, Scanio va' avanti con la sua vita, senza mai arrabbiarsi con un destino che lo beffa più volte (dalla perdita del lavoro al furto in casa) o con degli amici che cercano sempre di dirgli cosa fare e cosa sarebbe giusto facesse.
La sua storia parte in un autoscuola, in un corso per recuperare i punti della patente persa, con Scanio chiamato a spiegare quale effrazione ha compiuto, con Scanio che la prenda larga, la prende tranquilla, iniziando a raccontare gli ultimi mesi della sua vita, il suo incontro con Helena e l'evolversi del loro rapporto, alla base di quei punti persi.
Mentre gli altri ascoltatori dell'aula si addormentano o se ne vanno, noi rimaniamo avvolti dalle sue parole, dal suo ritmo, deliziandoci con i piccoli espedienti, con quell'ironia e quelle battute mai gridate o forzate che impreziosiscono il film.


The Repairman, come suggerisce il titolo, ha un sapore internazionale, soprattutto nella sua fattura, con la macchina da presa che si muove sapiente, che sa incorniciare per bene quegli oggetti che diventano (come Felipe, come quelle antenne, come quegli appunti) protagonisti altri ed essenziali.
Merito di un regista che dagli effetti speciali arriva, che ha lavorato a Londra, e che torna in patria per un racconto che di effetti speciali non ha quasi bisogno.
Ci si discosta dalle risate facili delle classiche commedie nostrane, ma ci si discosta anche da un più riuscito e altrettanto internazionale Smetto Quando Voglio, per abbracciare però una semplicità, una lentezza, che finisce per avvolgere, e soddisfare.


3 commenti:

  1. Però mi hai incuriosita parecchio. Sto rimanendo parecchio soddisfatta degli ultimi lavori made in Italy, vediamo quanto dista questo...;-)

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  2. P.S. se scrivo un'altra volta "parecchio" vinco un premio? XD

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  3. non ne avevo nemmeno sentito parlare...
    mi hai ispirata

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