6 agosto 2020

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite del 6 Agosto

Ha senso tenere questa rubrica nell'agosto 2020?
Qualcuno la legge, qualcuno al cinema ci va?
E a fare cosa visti i film in uscita?
Se guardiamo ai nuovi c'è solo da stendere un velo pietoso, per fortuna alcune sale ripropongono restaurati titoli selezionati di Fellini e Jim Jarmusch, meritano di certo più attenzione di questi:

Galveston
Con la regia di Mélanie Laurent, la sceneggiatura di Nic Pizzolatto e Elle Fanning protagonista era lecito pensare ne venisse un gran film, polveroso come Pizzolatto sa fare.
Ma l'uscita in Italia con due anni di ritardo e in quest'estate sfortunata non è casuale.
Io ne ho parlato QUI

High Life
Altra uscita del 2018, altro cast e regia che promettevano bene (Claire Denis dirige Jake Gyllenhaal, Robert Pattinson, Mia Goth, Juliette Binoche, André Benjamin).
Essendo incappata solo in commenti negativi, da questa odissea nello spazio di un gruppo di ergastolani me n'ero tenuta alla larga e non credo che sarà il titolo giusto per andare in sala.
Trailer

The Empty
È estate ed è tempo di horror.
Lo sarà a breve pure qui, ma quando si parla di sparizioni ed evocazioni demoniache, non si suscita troppo interesse.
Trailer

Amo la Tempesta
Cervelli in fuga da recuperare?
Ci pensa Angelo, divorziato e senza lavoro, incaricato dall'ex moglie a cercare il figlio emigrato in Germania. Gli altri genitori di quartiere chiedono lo stesso, e parte un'avventura on the road che però dal Trailer sembra tutt'altro che scoppiettante.
Nour - in uscita il 10 agosto
Sergio Castellitto interpreta il medico di Lampedusa Pietro Bartolo parlando così di quei barconi che sbarcano, delle storie di chi cerca salvezza, concentrandosi sulla giovane Nour.
Trailer

5 agosto 2020

Under the Silver Lake

È già Ieri -2018-

Sam vive a Los Angeles, una Los Angeles tormentata da un serial killer di cani, dove un grande magnate scompare nel nulla, dove esplode la band di Jesus and the Brides of Dracula.
Sam è un patito di vecchi film, ma mai come la madre appassionata a vecchie star del cinema muto.
Sam non ha amici stretti, non ha una ragazza, ma ha compagni di videogiochi, un'aspirante attrice con annessi benefits.
Sam non ha un lavoro, non ora almeno, la sua auto gli viene pignorata (ma prima vandalizzata), dal suo appartamento viene sfrattato.
Sam come un moderno L. B. Jefferies spia la vicina hippie con i suoi pappagalli, spia la giovane nuova arrivata Sarah, di cui si invaghisce all'istante.
Sam sembra avere delle chance, ma arriva un pirata e se la porta via.

4 agosto 2020

I Know This Much Is True

Mondo Serial

So che almeno questo è vero.
Derek Cianfrance dopo il suo Blue Valentine era diventato un regista atteso e richiesto.
Almeno dalla sottoscritta.
Ma queste attese sono state infrante con il non troppo riuscito Come un tuono, con il melenso La luce sugli oceani ricordato ormai solamente per l'amore scoppiato sul set fra Fassbender e la Vikander.
Il suo debutto seriale poteva rimetterlo nella giusta carreggiata?
Forse, mi dicevo.
Certo, aveva scelto Mark Ruffalo come doppio protagonista, aveva scelto le non troppo simpatiche Juliette Lewis e Kathryn Hahn, ma aveva scelto anche la fresca Imogen Poots e Marcello Fonte come narratore.
Il ragionevole dubbio glielo si poteva concedere.

3 agosto 2020

Il Lunedì Leggo - Eccomi di Jonathan Safran Foer

Chissà se mai lo capirò e lo accetterò il fatto di sentirmi a casa nelle famiglie ebree d'America.
Me le ha fatte conoscere Philip Roth, con tutto il loro carico di sensi di colpa, frustrazioni, repressioni e chiodi fissi.
Genitori ingombranti, imbarazzi adolescenziali e così tante paturnie, riflessioni a cervello mai spento che dicono tanto di quello che non voglio sapere.
Ci torno dopo anni di assenza con Jonathan Safran Foer, quello che per molti è l'erede di Roth, per altri è solo uno dei più sopravvalutati scrittori americani.
Mi tengo a debita distanza da entrambe le definizioni e conosco i Bloch.

Marito e moglie, tre figli, un cane, un nonno brontolone, un bisnonno di peso e cugini da Israele al seguito.
Conosco Jacob soprattutto, scrittore di serie TV per HBO, represso e impotente, pieno di non detti, un telefono nascosto su cui sfogare le sue pulsioni e la sensazione di non sapere mai che fare.
Non quando è assieme a Julia, nonostante un patto stretto prima del matrimonio di dirsi sempre tutto, non quando sta con i figli, non quando è lui il figlio e il nipote.
L'intelligenza di Sam, il buon cuore di Max e le domande curiose di Benji lo mettono sempre in crisi.
Il confronto perenne con quel cugino che vive oltreoceano lo fa sentire in difetto, fa della sua sicurezza casalinga un'insicurezza. Del suo essere americano ma pure ebreo, un nodo difficile da sciogliere.
Forse per questo ha iniziato quella relazione solo telefonica con una collega.


Quel che è peggio, è che tutto questo sembra saperlo anche Julia, sua moglie, che lo conosce, lo analizza, lo studia.
Lei che non vuole ammettere il suo bisogno di solitudine, di costruire finalmente una delle tante case che progetta in cui non ci sono camere da letto per figli, c'è solo la sua.
Per lei, sola.
Anche se Mark fresco di divorzio la provoca, flirta, anche se quel telefono che trova e che spia, potrebbe essere la carta per smettere di essere la casalinga perfetta che tutto risolve, che si prende cura di un cane che non ha mai voluto, che deve fare la poliziotta cattiva con quel figlio che passa troppe ore a costruire una vita finta davanti ad uno schermo, che minaccia così di non fare il suo Bar Mitzvah.


Il Bar Mitzvah di Sam è il grande evento attorno a cui tutto sembra ruotare.
Così dovrebbe essere, ma JSF scombina le carte delle realtà ed immagina un terremoto che distrugge Israele, con una guerra che sembra sul punto di scoppiare, gli equilibri finalmente rotti ed ebrei da tutto il mondo chiamati a tornare a casa a difendere la loro Patria.
Deve andarci anche Jacob, ora che il suo matrimonio è a pezzi, che quel nonno che ad un'altra guerra è sopravvissuto ha deciso di dire basta, che quel cugino che ha sempre ammirato, che l'ha fatto vivere davvero una sola volta, allo zoo, a casa deve ritornarci per forza?


Mescolando reale e finzione, inserendo cenni autobiografici che i più esperti hanno colto, assistiamo a muri del pianto che crollano, metaforici e reali.
Una chiamata alle armi assieme alla decisione di una disfatta, con la famiglia Bloch nella sua coralità a mostrarsi al vetriolo.
Il racconto usa le tecniche della scrittura creativa alternando stili e punti di vista, inserendo discorsi patriottici che si mescolano a quelli antisemiti a quelli di un giovane che accetta di non diventare uomo e spiega a noi quel titolo religioso, quella parola pronunciata da Abramo a Dio.
Eccomi.


Lungo e complesso, con al suo interno una vera e propria Bibbia che rivela più di pagine e pagine su come Jacob vede la sua vita, Eccomi è quel romanzo corposo che fa davvero stare dentro un'altra casa per un po'.
Una casa caotica, con tappeti macchiati da un cane incontinente, con schermi che mostrano notizie lontane ma vicine, realtà virtuali più vere di quelle reali, una fratellanza che si crea nel momento del bisogno. Gli sguardi sul futuro che la Bibbia ci fa scorgere fanno male, ma non è con questi che JSF decide di chiudere la sua epopea.
Lo fa in modo piuttosto ricattatorio attraverso un cane come Argo, che la famiglia Bloch ha accompagnato/sopportato per anni e che per anni si è fatto accudire ed è stato argomento di conflitto e di discussioni.
Così, anche se fra i Bloch si stava stretti, anche se nessuno dei suoi componenti ha saputo suscitare la giusta punta di simpatia o di comprensione proprio perché l'ipocrisia, i difetti, le debolezze che mostrano sono così familiari, le lacrime sono arrivate improvvise.
Sentirsi a casa, anche se non in quella più comoda, fa questo effetto.

1 agosto 2020

Il Re di Staten Island

Andiamo al Cinema

Nome: Scott
Età: 24 anni
Indirizzo: a casa della madre, Staten Island
Titolo di Studi: ritirato dalle superiori
Occupazione: bighellonare con gli amici (si usa ancora il termine bighellonare?)
Aspirazioni: fare il tatuatore
Esperienze: quella quarantina di tatuaggi sul corpo e innumerevoli altri su quelli degli amici
Situazione sentimentale: sesso occasionale con la mia migliore amica, Kelsey


Com'è possibile che Scott non voglia di più dalla sua vita?
Che si attacchi alla scusa del suo disturbo di attenzione, del suo morbo di Crohn, per non trovare la sua strada, uscirsene di casa, combinare qualcosa che non siano guai?
Il fatto è che Scott non è come la sorella, responsabile e stabile che se ne parte per l'Università.
Lui soffre.
Di depressione, di tristezza, di mancanza di quel padre che se n'è andato eroicamente in servizio, lasciando lui -figlio di un pompiere- senza un punto di riferimento.
La madre fa quello che può.
Lo sgrida, lo sprona, lo lascia fare.
Pure lei, d'altronde, si ritrova un tatuaggio discutibile sul polso.


Ma le cose per Scott devono cambiare.
Non può passare pomeriggi e serate con gli amici a guardare film e approfittarsi di Kelsey.
Lei vuole qualcosa di più, loro vorrebbero qualcosa di più.
Non può continuare a sperare di fare il tatuatore se non fa esperienza e non può fare esperienza senza guadagnare almeno qualcosa.
L'ultimatum arriva da una madre che con metà del nido vuoto, s'innamora.
Di un altro pompiere, di un altro uomo, di una minaccia per Scott che cerca di sabotare la loro relazione.
Ma così, inspiegabilmente, matura.
Matura con un nuovo lavoro, un nuovo ruolo in questa nuova famiglia allargata, matura riuscendo a conoscere quel padre che non ha mai conosciuto.


La storia di Scott è quella di Pete Davidson.
Comico e scrittore per il SNL, ex importanti come Ariana Grande, Kate Beckinsale e Margaret Qualley e chiaramente più di questo.
Pete è Scott, lui che a 7 anni il padre pompiere non l'ha visto tornare a casa dopo l'11 settembre (la scelta saggia e patriottica di evitare di inserire questo dettaglio nel film merita un applauso).
Lui che soffre di morbo di Crohn, che ha trovato sollievo nell'uso quotidiano di marijuana, lui che ha vissuto con la madre per troppi anni, lui che voleva sfondare ma non trovava il modo giusto. Non come tatuatore, ma come comico, ovviamente.
Lui che soprattutto ha sofferto di depressione e a fatica ne è uscito.


Judd Apatow convinto a sentire la sua storia ne ha tratto un film decisamente più maturo e diverso rispetto al suo solito.
La vena comica demenziale c'è, la faccia strana di Pete Davidson e le sue battute che hanno il sapore dell'improvvisazione, aiutano.
Il problema è solo che si è voluto dire troppo.
Lavori dalle regole assurde, bambini deliziosi che presto si dimenticano, rapine che lasciano il segno e il tempo che trovano...
Insomma, i 136 minuti de Il Re di Staten Island si sentono tutti e troppo per essere davanti a una commedia di Judd Apatow.
Si sente lo sforzo, il bisogno di mettere dentro questa scena e poi questa e poi questa.
Sforbiciato, avrebbe potuto essere una rivelazione.
Per le trovate, i tempi comici, l'umanità di Pete Davidson, per quei comprimari capaci di rubare la scena come Marisa Tomei, Steve Buscemi e Bel Powel.
Così com'è, resta un buon film, estivo e fresco, che fa sorridere più che ridere, che sa commuovere in quell'omaggio finale ad un padre che non c'è più.


Voto: ☕☕½/5

31 luglio 2020

The Assistant

È già Ieri -2019-

Un'assistente non si ferma mai.
Né di notte né di giorno.
Non se si è assunti da poco, non se si è donne in un ambiente di uomini, non se ci si deve occupare di qualunque tipo di mansione.
Presenza invisibile ma costante, Jane vive le sue giornate in ufficio.
Si sveglia in piena notte, passa l'intero weekend in attesa di essere esentata.
Organizza, pulisce, riordina, prepara, lava.
Avrebbe due colleghi, Jane, ma le lasciano le telefonate più difficili, la lasciano in alto mare, rimproverando i pranzi non precisi, le mail di scuse che manda.
Una giornata all'interno del suo lavoro e ci sembra di averle già viste tutte.
Lunghe ed infinite, stressanti psicologicamente e fisicamente.
Con un capo che non si vede mai, che si teme e si difende, che assume e riceve visite fuori dall'orario di lavoro.
Lo capisce Jane che qualcosa nell'ufficio di questo grande produttore non quadra.
Piccoli indizi, grandi sensazioni.
Denunciare?
Proprio lei che non è il suo tipo?
E a chi?
A chi già la giudica e non sta dalla sua parte, dalla parte di una possibile verità?


Forse ho raccontato troppo della trama di The Assistant, ma in realtà la trama altro non è che una giornata di lavoro di Jane, che per prima accende le luci dell'ufficio e per ultima le spegne.
Sola in una New York che dovrebbe essere il paradiso per una giovane piena di speranza, si trasforma invece in un incubo grigio e claustrofobico fatto di appuntamenti da fissare, telefonate a cui rispondere, solidarietà che manca.
Ultima ruota del carro, sfruttata e pressata, Jane non sembra avere scelta ma in realtà ci verrebbe da urlarle "Basta, vattene", "Molla tutto, vivi!".
I sogni di chi una casa di produzione la vuole scalare partono così, dal basso?
Partono svantaggiati rispetto a chi ha dalla sua un'ottima presenza ma nessuna esperienza?
L'atonia di Jane, le sue improvvise allucinazioni, sembrano dire di sì.


Julia Garner è protagonista assoluta e nonostante a pelle non sia mai piaciuta, qui regge sulle sue esili spalle l'intero film, accompagnata dalle brevi presenze del sempre odioso Matthew Macfadyen e della bella Kristine Froseth.
È lei che sempre seguiamo in spazi anonimi, sempre osserviamo in gesti quasi coreografati, sempre compatiamo e giudichiamo.
È lei che potrebbe cambiare le cose e finisce invece per venirne schiacciata.
Lo sguardo della documentarista Kitty Green qui al suo primo film di finzione, si sente e si vede tutto. Nel bene e nel male.
Con le emozioni lasciate fuori, l'occhio indagatore che vuole farsi denuncia.
Se dal lavoro si è ancora a casa, se lo smartworking ha sopperito nel bene e nel male agli orari e agli spazi d'ufficio, se le vacanze stanno per arrivare, The Assistant è forse il film un po' fuori stagione da recuperare, ambientato pure in inverno com'è.
Non farà certo rimpiangere quei pranzi tristi sulla scrivania e quelle ore che non passano mia prima di potersene andare a casa, ma mostra uno spaccato di cosa significa lavorare per uomini potenti abituati a farsi dire sempre di sì, uomini così potenti da poter essere invisibili ma farsi sentire, con la tematica del #metoo ad emergere, in modo laterale e forte, sempre tristemente e realisticamente presente.


Voto: ☕☕/5

30 luglio 2020

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite del 30 Luglio

Ce lo si chiedeva senza bisogno di una pandemia, ce lo si chiede in questo strano 2020: il cinema d'estate esiste ancora?
Volendo, sì.
Se si affrontano i dubbi sanitari e se si accettano programmazioni ballerine (lo slittamento di Onward ne è l'esempio), in sala si può ancora andare.
E questo è quello che da questa settimana si può trovare, incrociando le dita:

Il Re di Staten Island
Il nuovo film di Judd Apatow si concentra su un bambioccione di 24 anni che fuma, fa sesso senza impegno, vivacchia con amici altrettanto indecisi su che strada prendere.
Ma quando la madre vedova inizia una relazione, tutto cambia.
Titolo di punta e su cui puntare, con la sua dose di freschezza.
Trailer

Un lungo viaggio nella notte
Arriva dalla Cina ma non fa paura.
Si parla di un ritorno a casa, di una donna amata da ricercare e dei ricordi che si mescolano ai sogni e all'immaginazione.
Ma l'aria di pesantezza c'è.
Trailer

Una Intima Convinzione
Film giudiziario francese, già annoiati?
La storia a tinte nere di una donna testarda che difende uno sconosciuto dall'accusa di aver ucciso la moglie, stuzzica però chi di crime s'interessa.
Ma per il momento, non me.
Trailer

L
Film greco del 2012 ripescato dopo anni senza apparente motivo.
La storia è strana quanto sanno essere strane le storie greche, con un uomo che vive in auto, consegna miele per professione, ricorda l'amico ucciso perché scambiato da un cacciatore per un orso finché il suo sistema di ligia puntualità viene meno e scoppia.
Spaventa più del dovuto fin dal Trailer

The Hater - dal 29 luglio su Netflix
Arriva dalla Polonia e a modo suo parla di fake news e di quelle società che le diffondono.
Con un nuovo, giovane assunto a confrontarsi con la sua morale.
Dopo anni di bullismo, il bullo diventa lui.
Produzione riempi-catalogo o qualcosa di più?
Trailer

29 luglio 2020

The Souvenir

È già Ieri -2019-

Julie sogna di realizzare il suo primo film.
Lei che studia all'Accademia del cinema pensa ad un lungometraggio, ad un ragazzo che vive in una dimessa città portuale, al suo rapporto viscerale e morboso con la madre.
Ma cosa ne può sapere Julie di attaccamenti materni, di città-operaie?
Lei che viene da una nobile tenuta di campagna, lei che vive a Londra nell'appartamento di famiglia ospitando amici e tenendo feste, lei che si invaghisce del cinico, solitario e misterioso Anthony?
Anthony entra nella sua vita e la stravolge.
Diventa il suo unico inquilino, rifugiato lì per problemi sul lavoro.
Diventa la sua banca, con prestiti sempre più numerosi, cene a sue spese, viaggi da sogno a cui deve provvedere.
Troppo innamorata, o troppo ingenua, per rendersi conto di quanto Anthony la sta sfruttando, di quei buchi sulle braccia che non sono certo ferite accidentali, di quel loro rapporto viscerale e morboso.

28 luglio 2020

Emmy 2020 - Le Nomination

Oggi non è stata solo la giornata dell'attesa conferenza stampa di una 77esima Mostra di Venezia più di nicchia, ma anche il giorno in cui sono state annunciate le nomination agli Emmy.
Sì, sì, lo dico: gli Oscar del piccolo schermo.

Sorprese?
Qualcuna.
Come il tripudio dedicato alla fantastica Watchmen e pure alla fantascientifica The Mandalorian. E poi lei, Zendaya che porta da sola avanti la bandiera della magnifica Euphoria.
Poi certo c'è il non così coinvolgente The Morning Show in cui come anche per Little Fires Everywhere viene snobbata Reese Witherspoon... mi sa che i giurati provano le mie stesse antipatie.

Le conferme?
Sempre quelle, tra Mrs Maisel, The Handmaid's Tale (che torna dopo essere stata giustamente snobbata lo scorso anno), The Crown e ora che sono in pari e aggiornata pure io, le meritevolissime Succession e Better Call Saul, anche se viene esclusa inspiegabilmente quella forza della natura di Rhea Seehorn.

Con qualcosa da recuperare nel mentre (Mrs. America e Ramy in primis) l'appuntamento è ora per il 21 settembre, per un'edizione per forza di cose diversa dal solito


Tutte le nominations:

Stateless

Mondo Serial

Australia: terra di libertà e di speranze.
Meta distante ed agognata, terra in cui galeotti e immigrati sono riusciti a farcela.
Una volta, forse.
Oggi?
Oggi resta la meta da sogno per molti, giovani compresi che lì vanno a lavorare in farm e per campi senza grossi problemi, ma che resta preclusa a chi scappa da una guerra.
Senza visto, senza passaporto l'Australia diventa una meta impossibile.
Perché sì, l'immigrazione arriva pure lì, dopo giorni di mare, dopo naufragi letali, dopo che i risparmi di una vita finiscono in acqua.
I centri d'accoglienza sulla carta sono per l'appunto di accoglienza, non di reclusione. Chi è lì in attesa di essere sentito e accettato (o rispedito a casa) deve essere trattato con ogni diritto, nel rispetto della sua cultura e della sua religione, con attività ricreative, di integrazione e formazione a sostenerlo.
Ripeto: questo sulla carta.


24 luglio 2020

L'Hotel degli Amori Smarriti

Andiamo al Cinema (a noleggio)

Camera 212.
È qui che si rifugia Maria quando il suo matrimonio rischia di finire.
Colpa sua, che alla mancanza di contatto e di desiderio con quel marito perfetto, si è lasciata andare con svariati studenti, l'ultimo -Asdrubal Electorat- dal nome troppo erotico per lasciarselo sfuggire.
Che c'è di male, dice lei?
Tutto, dice lui.
Che le urla di andarsene.
Che non si fida più.
Che si sente -giustamente, ovviamente- tradito.
Lei se ne va.


23 luglio 2020

Valley Girl

Andiamo al Cinema a Noleggio

Vedo la copertina del film e ispira pochissimo.


Leggo la trama, che parla di un amore difficile tra una ragazza della Valley e un punk scapestrato, e decido di girarci a largo.
Non sembra niente di nuovo, preferisco commedie romantiche con un po' più di originalità.

Poi però ne parla Pensieri Cannibali e dice una cosa che non sapevo: è un musical.
Sì, un musical fatto di canzoni anni '80, alternando il pop più smaccato all'inevitabile punk più orecchiabile.
E cambio idea, corro a vederlo.

22 luglio 2020

Palm Springs

Andiamo al Cinema su Hulu

Si parla di matrimoni e di loop temporali.
Aspettate.
Siamo finiti in un loop temporale?
Non si era già parlato di matrimoni e di loop temporali?
Sì, con Love Wedding Repeat, ma lì tristemente la parte del loop temporale incideva poco, compariva solo oltre la metà del film senza sconvolgere troppo le carte in tavola.
Qui da Roma e dalla produzione inglese, ci spostiamo... bé, a Palm Springs.
Ovvio.
Ad un matrimonio, cosa altrettanto ovvia, dove seguiamo uno strano, scapestrato, annoiato e senza regole fidanzato della svampita testimone rovinare e rendere speciali alcuni momenti di queste nozze, muovendosi come conoscesse ogni singola mossa che sta per accadere.
Finché, proprio quando ha conquistato la bella Sarah, sorella della sposa, e con lei si apparta nel deserto di Palm Springs, un cacciatore lo insegue e inizia a centrarlo con delle frecce.
Che succede?
E cos'è quella grotta?
Perché Nyles ci si butta dentro?
Perché urla a Sarah di non seguirlo?
Sarah si risveglia e capisce perché: è ancora il 9 novembre, è ancora il giorno delle nozze della sorella, quella sorella migliore di lei, pecora nera della famiglia, biasimata e sopportata da sempre.

21 luglio 2020

I May Destroy You

Mondo Serial

Michaela Coel è la nuova Phoebe Waller-Bridge che era già la nuova Lena Dunham inglese.
Così, almeno, dicono.
Lo dicono perché entrambe hanno un passato da stand-up comedy e ora sono esplose con una comedy che comedy non è del tutto in TV, perché non hanno peli sulla lingua nel parlare della loro vita sentimentale e sessuale, e lo dicono per il modo diretto che hanno nel parlare di se stesse e quindi dei problemi della loro generazione.
Quella dei (quasi) trentenni, che non sanno che fare, che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo, il ruolo da mantenere, il partner con cui stare.
La famiglia?
Meglio gli amici.
Ma in Fleabag Phoebe mostrava tutto questo con un tocco ironico decisamente irripetibile.


Michaela Coel è invece Michaela Coel, e va più in profondità nel parlare ai tempi del #MeToo di stupro e di violenze.
Lei che vittima lo è stata davvero, ci fa conoscere la non facile Arabella, star di twitter prima, romanziera per caso venerata da quelli della sua generazione esasperata, ora in crisi con il fantomatico secondo romanzo che prevede pure un contratto da rispettare ed editori stanchi di aspettare.
Arabella sperpera l'anticipo mantenendo gli amici in cerca di fortuna come attrici o in voli verso Roma, o meglio, Ostia, dove ha conosciuto Biagio, professione spacciatore.
Li sperpera in droghe e in feste, esagera e non se ne pente.
Finché una notte, rimasta sola, torna a casa con un livido, con la memoria azzerata.
Brevi flash, un'orribile sensazione e la certezza poco a poco di essere stata stuprata.

20 luglio 2020

Il Lunedì Leggo - Il collo mi fa impazzire di Nora Ephron

Sì, il titolo con annesso sottotitolo (Tormenti e beatitudini dell'essere donna) spaventava anche me.
Com'è che mi ritrovo a leggere una serie di articoli, di post, su quel che significa essere donna, essere avanti con l'età, invecchiare?
Com'è che mi metto a leggere di quanto tempo ci si mette per rendersi presentabili, delle ore spese dal parrucchiere, dall'estetista, tutto pur di non ricorrere a quei ritocchini chirurgici che sono l'ultima spiaggia?
Com'è che ascolto le lamentele di una donna che si ferma all'apparenza, a dire che non saranno mai abbastanza i maglioni con il collo alto per nascondere gli anni, e che non fanno parte del mio armadio da quando mi sono ribellata alle imposizioni materne in prima elementare?
Perché questa donna è Nora Ephron.
Perché ha scritto le sceneggiature di Insonnia d'amore, C'è post@ per te, Silkwood, ma ha scritto soprattutto Harry ti presento Sally, quel film che più di tutti, sempre, mi piace riguardare come cura contro la tristezza.
A lei, allora, queste divagazioni le concedo.
Anche se il tutto sembra parte del repertorio di una comica anni '90, con riferimenti e battute che hanno fatto il loro tempo, che si sono sentite e risentite, con chiuse che vogliono essere ad effetto e che mettono invece un pizzico di tristezza.
Perché la Ephron non la immaginavo così.

18 luglio 2020

Moonwalkers

Andiamo al Cinema su Prime Video

Complottisti, a me!
Voi, che demonizzate i vaccini, frutto delle case farmaceutiche per arricchirsi.
Voi, che non volete il 5G e le sue radiazioni.
Voi, che le Torri Gemelle sono state abbattute da Bush stesso per giustificare una guerra.
Voi, che il Covid-19 è stato creato in laboratorio e volutamente sparso per il mondo per bloccare l'economia cinese, ops, italiana, ops, mondiale.
Voi, che l'uomo non è mai stato sulla Luna, la NASA ha scritturato nientemeno che Stanley Kubrick...
Voi, questo film fa per voi!

17 luglio 2020

Love Wedding Repeat

Andiamo al Cinema su Netflix

Ogni tanto quella voglia di vedere un film romantico va accontentata.
Soprattutto se in piena estate, se i cinema sono vuoti, se l'alternativa la dà Netflix.
Mettici poi che la commedia romantica in questione è inglese, tratta di matrimoni ed è ambientata in una villa romana, e allora non si può che trovare la serata giusta e goderne.
I protagonisti poi sono Sam Claflin che nel genere sguazza come un moderno Hugh Grant, e Olivia Munn, amatissima in The Newsroom.
Il titolo e il breve scorcio che Netflix dà della trama parla di un matrimonio che si ripete, che si svolge più e più volte, in cerca della combinazione giusta: quella che può portare finalmente insieme Jack e Dina.
Già, perché i due sembrano avere l'universo contro.

16 luglio 2020

The Old Guard

Andiamo al Cinema su Netflix

Ogni tanto quella voglia di vedere un film d'azione sparatutto va accontentata.
Soprattutto se in piena estate, se i cinema sono vuoti, se l'alternativa la dà Netflix.
Mettici poi che lo sparatutto in questione vede protagonista la regina del genere Charlize Theron, mai dimenticata Furiosa, e già la curiosità aumenta.
Mettici poi che il cast che compone il film è internazionale e vede non una, ma ben due delle tue cotte e allora non si può che trovare due ore di tempo per spegnere il cervello, ma nemmeno così tanto.


Perché si parla di uno sparatutto che è tratto dall'omonima graphic novel di Greg Rucka, che racconta le gesta di quattro combattenti immortali che da secoli si muovono nel mondo cercando di fare del bene.
E il mondo come li premia?
Andando sempre più a rotoli, con telegiornali in cui campeggiano solo notizie di guerre, rapimenti, disastri naturali e provocati dall'uomo.
Ovvio che Andy si stanchi, si senta pessimista, speri che questa volta, quella in cui una pioggia di proiettili la investe, sia quella buona per andarsene per sempre.
Invece no, quella in cui la sua squadra appena riunita in Marocco cade, è una trappola dell'ex agente della CIA Copley che indaga su di loro e le loro azioni ed è pronto a vendere il loro segreto e i loro corpi al solito scienziato/nerd/inquietante alla ricerca dell'elisir dell'eterna vita.
Fatalità vuole che mentre i quattro sono in fuga e cercano di anticipare le mosse dei loro nemici, un'altra immortale si risvegli da morte certa, e la si debba trovare e inserire nel gruppo.

15 luglio 2020

3 Documentari Netflix - Jeffrey Epstein: Filthy Rich | Voyeur | Have a Good Trip

Jeffrey Epstein: Filthy Rich


Chi era Jeffrey Epstein?
Me lo ero chiesta quando è stato arrestato, ennesima testa che cadeva grazie al ciclone #metoo, accusato di gestire un giro di prostituzione minorile che coinvolgeva i grandi di Hollywood e non solo.
Me lo sono richiesta quando è stato trovato morto, nella sua cella di massima sicurezza, in attesa di processo.
A rispondere a questa domanda ci pensa un documentario Netflix nato più dal bisogno di raccontare quest'uomo che non di conoscerlo davvero.
In soli 4 episodi, infatti, molti misteri rimangono tali
Da dove arrivi la sua ricchezza, ad esempio, quanto il suo potere era influente, come sia riuscito a raggirare polizia, politici ma anche semplici finanzieri di Wall Street.
Il suo impero conosciuto in tutta New York proprio per il mistero che lo avvolgeva, nascondeva chiaramente del marcio.
E dietro questo marcio, come questo impero veniva sfruttato: con giovanissime ragazze pagate poche centinaia di dollari per massaggi che non erano certo massaggi, con le più promettenti o semplicemente quelle che si fermavano reclutate per adescare altre amiche o compagne. In comune un passato non facile fatto di abusi, un presente in cui le famiglie erano assenti o non ricche.


Così, una dopo l'altra, diventavano le vittime perfette e silenziose, assunte poi come massaggiatrici professionali o assistenti, in realtà prestate e vendute ad amici con cui Epstein aveva debiti da saldare.
Le loro storie ci vengono raccontate in prima persona.
Semplici ragazze attirate da del denaro facile, la cui vita cambia dopo che quei massaggi diventano altro, molestie, stupro.
Si raccontano senza filtri, vengono riportate le loro denunce rimaste ignorate dall'FBI o archiviate forzatamente dalla polizia dopo un accordo giuridicamente inspiegabile.
Si lascia spazio agli avvocati della difesa, agli amici di Epstein, ai suoi colleghi.
A chi ancora vuole intervenire in suo favore.
Ma la domanda è lecita: dopo aver visto Filthy Rich ho finalmente capito chi era Jeffrey Epstein?
Sinceramente, no.
Ho capito l'influenza e il potere che aveva, la sua ricchezza sconfinata con l'ex fidanzata Ghislaine Maxwell che finalmente è stata pure lei arrestata per lo schema piramidale disgustoso che avevano creato.
Ma il documentario è piuttosto confuso nel suo andare avanti e indietro nel tempo, le interviste sembrano più patinate del dovuto e le ricostruzioni cercano di essere sensazionaliste soprattutto nel finale in cui le telecamere arrivano fino al processo di incriminazione e decisamente di parte, con Bill Clinton sempre prontamente scagionato dalle dichiarazioni successive a qualche foto che sbuca, al suo andare in tour con "l'assistente" di Epstein.
A questo giro l'esigenza di raccontare una pagina quanto mai attuale e una figura per molti diventata improvvisamente nota, ha avuto di certo la meglio sull'approfondimento e sulla chiarezza degli intenti.

Voto: ☕☕/5

Voyeur

Era il 2016, ero in spiaggia e a farmi compagnia era un articolo di Vanity Fair che traduceva l'estratto dal futuro libro di Gay Talese, il famoso giornalista.
Parlava di una lettera che gli era arrivata, di un proprietario di motel che lo invitava a conoscerlo e a vedere la sua opera: era un voyeur e aveva allestito nella soffitta del suo motel la postazione perfetta per spiare senza essere visto la maggior parte dei suoi clienti.
Talese incuriosito va a conoscerlo, visita quella piattaforma e spia con lui dei clienti.
Ma che fare?
Scriverne un libro.
Passano anni di scambi di lettera, di studi, finché si spera che i reati commessi siano andati in prescrizione e Talese inizia ad imbastire il suo libro, studiando gli archivi minuziosi di questo voyeur che tutto si appuntava, come fosse un professore di desiderio che analizza coppie e orgasmi.
Il punto di svolta: l'assistere ad un omicidio, senza riportare niente alla polizia.
Quanto c'è di vero?
Quanto questo voyeur amava vedere e quanto in realtà ama essere visto e ascoltato?
Inutile dire che l'articolo in questione aveva acceso anche la mia curiosità e la notizia che Sam Mendes con Steven Spielberg avesse comprato i diritti del libro per farne un film aumentava l'interesse.
Ma passano gli anni, della questione ogni tanto mi viene in mente (ovviamente in vacanza, ovviamente dentro ad hotel), ma del film non si sente parlare.


Finché Netflix non mi consiglia la visione del documentario di Myles Kane e Josh Koury Voyeur, una lampadina si accende e una semplice ricerca google mi informa che il progetto di Mendes si è arenato proprio per la produzione di questo documentario, che meglio racconta la vicenda.
Ed è vero?
Sì, perché nel raccontare del passato di questo proprietario di motel, dell'amicizia che nasce con un giornalista-star e nel presente che li vede impegnati nella stesura finale del libro e nella sua pubblicità, c'è una chiave di lettura nuova. Che mette entrambi sullo stesso piano, entrambi attori di una loro commedia o tragedia, a cui finalmente le telecamere hanno accesso.
Chi mente?
Chi dice la verità?
A chi fanno più piacere i riflettori puntati addosso?
Quasi troppo veloce nella sua parte di ricostruzione del passato, il documentario si sofferma giustamente nel confrontare grazie al montaggio le parole, le rivendicazioni e le affermazioni di uno e dell'altro dei suoi protagonisti.
Lasciando a noi il giudizio finale.
Di certo, un film sulla questione, vorrei vederlo comunque.

Voto: ☕☕½/5

Have a Good Trip: Adventures in Psychedelics 

La cannabis -Italia a parte- è ormai stata sdoganata come droga leggera e ricreativa.
Ma gli acidi?
LSD?
Quelle droghe davvero lisergiche che portano ad allucinazioni e veri e propri viaggi?
Quelle fanno giustamente paura e vengono ancora temute.
Ma c'è chi le ammira, chi invita ad un uso controllato e moderato.
Chi?
Gente come Sting, che le prende regolarmente per comporre e capirsi davvero, o Carrie Fisher che da bipolare trovava finalmente il suo equilibrio in fase di trip.


Ma in questo documentario che gioca in modo pop e divertente sul cosa fare e cosa non fare nel prendere droghe, c'è spazio soprattutto per i Bad Trip.
Per quella volta che le droghe non hanno portato agli effetti desiderati portando invece a paranoie, incubi ad occhi aperti, scelte ingiustificabili.
Così le esperienze di Rosie Perez, Will Forte, Anthony Bourdain e molti altri si alternano, mentre vengono ricostruite tramite altri attori o in versioni animate altrettanto allucinate le loro esperienze.
Meno divertente del previsto e tutto sommato anche meno informativo nonostante un professore come Nick Offerman a farci da Cicerone, Have a Good Trip sembra quel mix di interviste tipico di MTV su un argomento comune.
Ma almeno, se mai mi/vi verrà voglia di provare un acido, qualche informazione utile ora la si ha.

Voto: ☕☕/5

14 luglio 2020

In Breve: Love, Victor | Crossing Swords | Future Man

Diverse: divertenti, profonde o esagerate, ma con in comune degli episodi dalla durata breve.

Love, Victor

In Breve: Love, Simon era stata definita una commedia teen rivoluzionaria, perché finalmente -nel 2018- al suo centro c'era una storia romantica gay.
Già, 2018.
Per fortuna il film era così speciale nel suo raccontare la normalità dell'amore e le paure dell'accettazione di sé e dei propri sentimenti da consentire lo sviluppo di una serie costola.
Il protagonista qui è Victor, che non sa chi amare, che si trasferisce con la famiglia a Creekwood, e trova proprio in Simon l'amico con cui sfogarsi via social e a cui chiedere consigli d'amore.
Mia gli fa sentire le farfalle allo stomaco, ma è con Benji che il tempo si ferma.


Chi c'è: c'è ancora Nick Robinson, che torna con la voce ma soprattutto in carne ed ossa nell'episodio più bello (Boys Trip, 1x08), in trasferta a New York che mostra la forza di una comunità. Ma soprattutto c'è il protagonista Michael Cimino, tanti volti giovani  belli, con la sola Ana Ortiz da Ugly Betty come nome noto.

Funziona? Sì.
Anche se i cliché delle serie teen (il ballo, il luna park, gli equivoci) con connessi personaggi principali (lo sportivo antipatico, lo sfigato intelligente) abbondano, i discorsi fatti, il grado di accettazione e inclusione ne fa una serie importante per i giovani d'oggi ma non solo.
Spazio anche per i genitori in crisi, anche se c'è da ammettere che al triangolo d'amore principale Victor-Mia-Benji si preferisce la coppia Felix-Lake.

Continua? Si spera di sì.
Il finale lo farebbe pensare, ora non resta che aspettare la decisione di Hulu.

Voto: ☕☕/5

Crossing Swords


In Breve: siamo in un Medioevo anacronistico, dove un figlio non amato e fratello bistratto sogna di diventare cavaliere. Lo diventerà, nonostante dei genitori poco genitoriali, una sorella pirata e dei fratelli clown e simil Robin Hood.
Dentro il castello scoprirà però le magagne di un re sperperone, di una regina ninfomane e di una principessa viziata vivendo così ogni tipo di avventura.

Chi c'è: realizzato in stile Lego, ma con pupazzetti di carta e di legno, ci sono le voci di Nicholas Hoult, Luke Evans e Tony Hale a rendere più piacevole la visione.

Funziona? In parte.
Sembra di osservare una versione animata della seconda stagione di Miracle Workers, con frecciatine altrettanto geniali, ma a tratti anche un pochino banali.
Di certo, con una dose di politicamente scorretto molto, molto alta.
Episodi a sé che richiamano i grandi classici del fagiolo magico o del Minotauro fanno sorridere, ma non ridere come si sperava.

Continua? Sì.
Hulu l'ha rinnovata e si spera verranno smaltiti quei leggeri difetti che c'ho trovato.

Voto: ☕☕½/5


Future Man - Stagione 1


In Breve: Il più classico giocatore di videogame che nella vita fa l'inserviente, si ritrova ad essere il Salvatore del mondo e a cercare di aiutare una coppia di guerrieri che lo ha reclutato dal futuro per evitare che l'umanità come la conosciamo finisca.
Obiettivo uccidere quello scienziato suo datore di lavoro attraverso più viaggi nel tempo, dove gli imprevisti sono all'ordine del giorno.

Chi c'è: C'è Josh Hutcherson che a prima vista sembra lo stagista antipatico di Boris, motivo per cui snobbavo la serie su Prime Video.
Purtroppo però ci sono pure Derek Wilson e l'antipatica Eliza Coupe, con quei personaggi esagerati che sono Wolf e Tiger.
E poi ci sono Seth Rogen e Evan Goldberg alla produzione.

Funziona? Per me, no.
A tratti si ride e ci si appassiona tra i riferimenti pop, le battute più giuste e le vari linee temporali che si creano. Ma non sono riuscita ad entrare nel ritmo della serie, e ho patito le svolte di una prima stagione che per come ha sviluppato la sua storia, sembra averne già fatto tre-quattro.

Continua? La serie sì, per altre due stagioni concludendosi con la terza, io no.
Anche perché già Cassidy mi ha avvertito che la seconda stagione perde colpi, e io che ho patito già questa prima, dubito resisterei.
Di tempo gliene ho dedicato già troppo, mi fermo qui.

Voto: ☕☕/5

13 luglio 2020

Il Lunedì Leggo - Vincoli di Kent Haruf

Torno ad Holt, e scopro le sue origini.
Torno lì dove avevo conosciuto Addie e Louis ma soprattutto, dove avevo conosciuto Kent Haruf.
Scrittore polveroso, solido, che con fare secco racconta le vite di una cittadina immaginata ma permeata dai ricordi della sua infanzia, della sua vita in provincia.
Holt è così, e alle sue origini era davvero solo polvere, ettari di terreni in vendita per pochi dollari, case costruite in velocità e con fatica con qualche asse di legno.
La vediamo crescere e prosperare, Holt, ma vediamo anche come diventa un limite, con i suoi confini invalicabili per Edith Goodnough.

12 luglio 2020

La Domenica Scrivo - Homemade (c'è chi panifica, chi fa cortometraggi per Netflix)

Quanto tempo è passato dalla quarantena?
Quanti giorni abbiamo passato chiusi in casa?
È davvero successo o l'improvvisa libertà, il ritorno alla normalità, ci hanno fatto dimenticare quella cinquantina di giorni in cui si poteva uscire solo per cercare del lievito e per portare a spasso il cane?
Sembra un periodo distante anni luce.
Come se non fosse mai successo.
Io, avevo trovato una mia routine in quei giorni spaesati, dove il bollettino delle 18 faceva paura, dove alle canzoni dai balconi sono subentrate le frustrazioni di sempre sui social.
(Ne avevo scritto QUI e QUI)
Ne siamo usciti migliori?
Non sembra.
Diversi?
Non troppo.


C'è chi in quel periodo di chiusura forzata si è dato alla panificazione, chi ha fatto puzzle, chi yoga e meditazione.
Io ho fatto l'orto e ho smaltito un po' di titoli fermi in agenda da anni.
Poi c'è chi ha fatto dei film.
Quello ora attesissimo di Sam Levinson con Zendaya e John David Washington dovremmo aspettare un po' prima di vederlo (Malcom & Marie sarà su HBO), i cortometraggi di svariati registi in giro per il mondo li ha invece resi disponibili Netflix che questo progetto lo ha prodotto chiamando nomi noti, notissimi a realizzare qualcosa all'interno delle loro case.
Ora, non tutto è riuscito, qualcosa lo si poteva anche evitare e nel giro di 5-10 minuti non si richiede certo di creare dei capolavori assoluti.
Ma un pochino di più qualcuno si poteva sprecare.
Giocando come già nei concerti da casa delle grandi star a sbirciare e giudicare le case di questi registi e a vedere con chi se la sono passata la quarantena, si può giocare anche con questi 17 titoli in un'immancabile miniclassifica.
Ecco, durante la quarantena ho continuato a farle, perché smettere?

11 luglio 2020

Matthias & Maxime

Andiamo al Cinema 

Matthias e Maxime.
Matthias e Maxime e Frank e Rivette e Shariff e Sarah.
E Xavier Dolan, che torna a dirigere un film piccolo solo all'apparenza, senza grandi nomi, senza grandi star.
Torna e lo fa con Matthias e Maxime.
Amici da sempre, sempre insieme.
Nonostante le differenze.
Che stanno sotto la voce famiglia (stabile nonostante il divorzio quella di Matt, disfunzionale quella di Max composta da una madre violenta e tossicodipendente) e che sta soprattutto nel saper ammettere chi si è.
Se Max vive la sua sessualità in modo fluido e aperto, facendosi problemi solo per quella macchia che copre metà del suo volto e per quella famiglia da cui vuole fuggire il più lontano possibile, Matthias sta con Sarah, sta con un lavoro da colletto bianco e pensa che la sua vita perfetta sia stretta. Già finita.
Con amici troppo chiassosi e colorati a mettere in dubbio ogni sua scelta.
E Maxime?
Loro che sono amici, forse qualcosa di più, che si cercano e si compensano?
Che finiscono per baciarsi a favore di telecamera, per il più sperimentale e banale dei progetti universitari di un'aspirante regista?
Quel bacio cambia tutto, il resto degli amici lo sa, lo capisce.
Si allontanano Matthias e Maxime, cercando ognuno la sua risposta.
Maxime è pronto a mollare il Canada per due anni in Australia, Matthias non è pronto per una promozione, per quello che quel bacio ha riportato a galla.

10 luglio 2020

Nobody Knows I'm Here

Andiamo al Cinema su Netflix

Dove si sono persi gli attori di Lost?
Loro, protagonisti della serie che ha rivoluzionato il piccolo schermo, colpiti da una maledizione fortunatamente meno tragica di quella di Glee, non sono mai riusciti a rifarsi.
C'hanno provato Matthew Fox, Josh Holloway e Terry O'Quinn con altre serie tutte prontamente o quasi cancellate, c'è riuscito Daniel Dae Kim anche se Hawaii Five-O non è certo un capolavoro ma va avanti da 10 stagioni, c'è in parte riuscita Evangeline Lilly anche se solo per partecipare alla criticata Trilogia de Lo Hobbit.
E il vero beniamino della serie?
Quel personaggio simpatico a cui tutti volevano bene, lui, Hugo, Hurley, coso... sì, Jorge Garcia?
Nessuno sa che è stato qui.
Volevo dire, ha appena presentato su Netflix Nessuno sa che io sono qui.

9 luglio 2020

Silenzio in Sala - Le Uscite del 9 Luglio

Il commento è sempre quello: i cinema riaprono ma la programmazione lascia a desiderare.
Le piattaforme si accaparrano i titoli di punta (o li producono) mentre per evitare flop in sala si pescano 4 film su 4 dalla Francia, e non certo di richiamo.
Ci si riprenderà mai?

The Old Guard - dal 10 luglio su Netflix
Arriva su Netflix e ha per protagonisti Charlize Theron, Luca Marinelli, Matthias Schoenaerts, mercenari immortali.
Prevedo azione e azione, ma visto il cast lo si guarderà volentieri.
Trailer

Greyhound - dal 10 luglio su Apple TV+
Ennesimo biopic per Tom Hanks che in questo caso veste i panni del comandante della Marina Ernest Krause e della sua missione impossibile: portare in salvo senza supporto aereo 37 navi alleate.
Patriottico a sufficienza.
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Vulnerabili
Visto a Venezia qualche anno fa, questo film francese prometteva grandi cose ma il suo racconto corale che tocca violenza sulle donne, depressione, divorzio e finisce nel sangue, è sembrato più confuso che riuscito.
Ne ho scritto QUI

Nel Nome della Terra
Altro film francese anche se di ambientazione americana.
L'epopea familiare di una fattoria in Wyoming, tra prosperità e debiti, passione e crisi di coppia.
Guillame Canet non basta a convincere.
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Gamberetti per tutti
Altra commedia francese, al passo con i tempi.
Con un nuotatore punito dopo un commento omofobo ad allenare una squadra di pallanuoto che vuole partecipare al campionato LGBT in Croazia.
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L'anno che verrà
Ultimo film francese della settimana, altro film sulla scuola di periferia e dei suoi problemi, tema che in Francia continuano a sfruttare.
Anche basta.
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