Mondo Serial
La delusione per come Game of Thrones si è concluso.
La noia per come si è tornati a Westeros con House of the Dragon.
Finalmente, l'entusiasmo per una piccola storia, di un cavaliere non così piccolo.
Arrivato con molte sopracciglia pronte a sollevarsi -compresa la mia- A Knight of the Seven Kingdoms cambia i toni, cambia l'atmosfera e cambia le pretese a cui il mondo di George R. R. Martin ci ha abituato.
La storia, per l'appunto, è piccola.
È quella del cavaliere Ser Duncan the Tall, che alto lo è davvero, cavaliere non sembra. Scudiero di Ser Arlan di Pennytree, cavaliere che ha vissuto la sua vita prestando servizio ai vari signori passando il resto del tempo tra bevute e bordelli, e che forse sì, chissà, forse no, Duncan lo ha voluto insignire del titolo prima di morire sulla strada verso il torneo di Ashford.
È a quel torneo che Duncan vuole fare il suo esordio, pur faticando a trovare testimoni della buona fede di Pennytree e soprattutto ritrovandosi come giovane scudiero Egg, ragazzino dalla parlata svelta e dall'ingegno niente male che pur con qualche diffidenza prende a cuore.
Perché un cuore, Duncan ce l'ha davvero a differenza di nobili e cavalieri che pensano solo alla loro gloria o alla loro pelle. Parla con i cavalli, difende i deboli e proprio per questo finirà per mettersi nei guai con quelle teste calde dei Targaryen. Perché sia mai che non ci sia un sadico, pazzo e odioso signorino biondo platino che se ne frega delle convenzioni e del cavalierato e che non sia allo stesso tempo un codardo che per evitare di perdere la faccia di fronte a un duello corpo a corpo chiama a sé il potere del Seven Trial e quindi diventano 14 i cavalieri e le vite da sacrificare alla sua accusa contro Duncan che di suo ha solo difeso un'innocente. Che poi fosse anche bella, alta e che gli ricordasse la sua prima e unica amica, questo è un altro conto.




















