Andiamo al Cinema a Noleggio
Per lavorare ti serve una macchina.
Per vivere ti serve una macchina. E anche lavorare.
Per andare a trovare tua figlia a Natale ti serve una macchina. E anche lavorare. E anche vivere.
Ma se quella macchina te la rubano e non puoi lavorare, come la paghi la multa per la sua rimozione forzata che nemmeno spetterebbe a te? Che colpa ne hai? E dove puoi trovarli quei soldi?
Amanda Ogle che fatica a dichiararsi senzatetto pur vivendo da mesi dentro la sua auto in una città come Seattle in cui molti sono nella sua stessa situazione tanto da adibire a parcheggi controllati e ronde affinché non si sgarri, si ritrova senza auto, senza possibilità di pagarne il riscatto ma con molta sete di giustizia. Se la cava da sola, inizialmente, riesce a vincere davanti a una giudice che capisce il paradosso della situazione ma non basta, perché la sua auto nel mentre è stata messa in vendita.
È il primo di molti ostacoli, il più duro, quello che la riporta sulla strada dell'alcolismo, che la fa cacciare dal rifugio in cui aveva trovato una certa stabilità e che la allontana dalla figlia. Ma Amanda sa di essere dalla parte giusta, e inizia assieme a un giovane avvocato idealista una procedura legale contro un gigante senza scrupoli che continua ad alzare la multa ad Amanda, a non cedere di un passo, a tenerla in stallo in tribunale, in una tipica battaglia alla Davide contro Golia.
È una storia vera questa di Amanda, che mostra una realtà americana che si fatica a comprendere e a mostrare, fatta di persone che sbagliano e che cedono e che cercano di rialzarsi, con un sistema non sempre dalla loro parte.
Non c'è solo la storia di Amanda dentro Tow, c'è quella di molte donne senza famiglia, senza aiuti, dipendenti da sostanze o da alcool, che provano come possono a ricominciare.
Ed è nel momento in cui Amanda si apre e condivide la sua storia, nel momento in cui inizia ad aiutare le sue coinquiline forzate, che le cose cambiano, in una lezione morale piuttosto facile e piuttosto banale, ma anche molto vera.
Amanda non diventa un'eroina per cui fare il tifo, ma un simbolo di una lotta che rappresenta anche tutte loro, dove la giustizia deve riconoscere chi ha torto.
Dopo la candidatura a sorpresa agli Oscar con Se solo potessi ti prenderei a calci, Rose Byrne si conferma bravissima nel mostrare una donna con poca pazienza ma molto cuore, non arrendersi. Di rosa vestita, con capelli ossigenati d'ordinanza punk, la sua Amanda è un personaggio a tratti spigoloso ma a cui basta poco per farsi voler bene.
C'è della leggerezza, quindi, in un racconto fatto di dipendenze e di sconfitte, c'è il sapore tipico dei film indie che trasforma tutto questo in un feel good movie.
Il film di Stephanie Laing è costellato di grandi attori in piccoli ruoli in cui brillare com'è tipico dei film indie, da Octavia Spencer a Dominic Sessa, da Simon Rex a Ariana DeBose alle meno convincenti Elsie Fisher e Demi Lovato (tranne quando canta).
Sarà un lungo anno quello della battaglia legale di Amanda, in cui scontrarsi e fare pace, in cui rimediare a errori e intestardirsi con ognuno di loro, in una battaglia che diventa un simbolo, in un film che non la celebra ma ne fa il mezzo per raccontare una storia, tristemente reale, di un Paese reale.
Voto: ☕☕½/5

















