Andiamo al Cinema
Ogni film di Nolan è un evento.
Trovalo un regista capace di dividere così, ma anche di portare al cinema un numero esorbitante di spettatori. In piena estate per di più.
Trovalo uno che riesce a rendere epica la costruzione della bomba atomica e poi decide di passare direttamente all'epica classica, raccontando il racconto dei racconti, quell'Odissea studiata e letta e vista in milioni di salse.
Non l'ho capito com'è e quand'è che ha iniziato a essere il regista che è adesso, quello venerato qualunque cosa faccia e quello odiato qualunque cosa faccia, per fortuna lui tira dritto, sceglie le sue storie, può vantare un budget astronomico e ripagarlo nel primo weekend di proiezioni.
Evitarle, le polemiche, le lodi, gli schieramenti, sembra difficile dentro e fuori dall'internet, ma ci si prova.
E com'è questa Odissea?
È un'Odissea, sì. In cui si mescolano i canti noti e quelli meno noti, in cui il racconto può farsi non lineare, in cui Ulisse si trova a vagare per anni nel Mediterraneo dopo la fine della guerra a Troia, in cui veder morire un po' per volta tutto il suo esercito, i suoi uomini, mentre a casa, a Itaca, Penelope tesse la sua tela, i Proci tessono la loro vendetta, Telemaco non sa se può essere il re di cui Itaca ha bisogno.












