Andiamo al Cinema
Non serve indire nessun giorno speciale per rivelare il mio giudizio su Steven Spielberg.
Regista generazionale, regista legato a doppio filo al telefilm che mi ha cresciuto, regista che alterna buoni titoli, titoli ispirati, titoli che non mi coinvolgono.
Insomma, un buon regista, un buon mestierante, che ama raccontare pagine di storia americana e anche riscriverla.
Se i suoi classici sono in fondo anche i classici della mia infanzia, con gli ultimi lavori ci siamo allontanati. Pur ammirando la sua tecnica, pur ammirando la sua regia, non hanno avuto presa a livello di storie, di film tout court, né l'adattamento di un classico della fantascienza né la rivisitazione di un musical altrettanto classico, ma a colpirmi è stato il racconto altamente personale della sua infanzia e della sua formazione di regista, un racconto finalmente di cuore.
Lo stesso poteva succedere qui, in un film a cui in fondo lavora da sempre, un film che va a scandagliare sulla sua forte convinzione di una vita che c'è, là fuori, e che è già venuta in contatto con noi e che si riallaccia a quei classici di cui sopra, vuoi quello più bambinesco, vuoi quello più impegnato.
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