6 aprile 2016

Mon Roi

Andiamo al Cinema

Si potrebbe iniziare dicendo banalmente un Mens sana in corpore sano.
Ché se il ginocchio di Tony ha ceduto, se i suoi sci si sono incrociati portando i suoi tendini a rompersi, un motivo, o più di un motivo interiore deve esserci.
O si potrebbe iniziare dicendo banalmente che i francesi ci sanno sempre fare, anche di fronte all'ennesima analisi di un amore che nasce, cresce e finisce, trovano sempre qualcosa di nuovo, e di bello, da dire.
Entrambe le affermazioni vanno bene, infatti, perchè con Mon Roi, i soliti francesi sanno catturare ed essere originali, sanno essere profondi, soprattutto, e mai banali. Mettendoci di fronte, poi, a una verità nuova, a una credenza -solo loro?- per cui la rottura di un ginocchio significa anche la rottura di qualcosa dentro, di un conto in sospeso con il passato che ora chiede di essere pagato.
Non a caso, come farà notare la psicoterapeuta di Tony, nella parola ginocchio si nascondono altre due parole, "io" e "occhio", come sia in lingua originale questa strana analisi, non so.


Sta di fatto che qualcosa di vero c'è, e chiusa in una clinica che si affaccia sul mare, sola con un dolore che non vuole passare e con una fisioterapia intensiva, Tony si guarda dentro, e ripensa ai suoi ultimi anni, a quell'amore folgorante per Georgio, iniziato per caso, per sfida, per gioco, ed esploso con tutte le conseguenza del caso.
Affascinante, ricco, uno che con le donne ci sa fare, Georgio è ai nostri occhi lo sciupafemmine per antonomasia, e come il fratello di Tony, teniamo ben fermo lo sguardo e il giudizio su di lui. Ma cosa può il nostro, o il suo (tra l'altro, caro Luis Garrel, con il cappellino proprio non ti si può vedere, sappilo) giudizio di fronte a un amore cieco, che non vede gli scricchiolii, che cede alla passione, alle ex ingombranti, alla richiesta di un figlio?
Non può niente, e Tony cade in una spirale dove - non fa altro che ferirla, preso com'è nella sua bella vita, con le sue belle donne e i suoi begli amici, una spirale in cui il fisco suona alla porta e confisca, in cui c'è un appartamento da single per poter riposare, e una doppia vita che non si spiega, e mette sempre Tony dalla parte del torto.


L'analisi di questo amore fin troppo bello, fin troppo euforico, quasi fastidioso, prosegue mostrando i lati più amari e più dolorosi, come un copione che si ripete, quasi.
Nel farlo, a farne le spese è Vincent Cassel, alle prese con un personaggio subdolo che in quanto ad antipatia non si batte.
Lo sguardo femminile della regista Maïwenn abbraccia invece Tony e il suo percorso, le sue cadute e le sue riprese, fino all'accettazione finale che è una promozione e una guarigione completa. A darne voce, e soprattutto corpo, una bravissima e intensa Emmanuelle Bercot, premiata ex equo a Cannes con la Rooney Mara di Carol.
E visto che "I francesi ci sanno un gran fare" è ormai un dato di fatto, anche la colonna sonora vuole la sua parte, composta com'è di brani contemporanei e brani classici che si sposano a meraviglia con le immagini, basterebbe Easy di Son Lux come sfondo per una discoteca simil-anni '80 come esempio.
Mon Roi è così l'ennesimo centro d'oltralpe, che ama il racconto e il divenire di quel racconto, di una ferita che si rimargina, e di un corpo, di un cuore, che tornano a star bene.


Regia Maïwenn
Sceneggiatura Etienne Comar e Maïwenn
Musiche Stephen Warbeck
Cast Vincent Cassel, Emmanuelle Bercot, Louis Garrel
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10 commenti:

  1. Bello e delicato, anche se a tratti mi è sembrato girare un po' a vuoto.

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  2. Voglio vederlo da giorni. Purtroppo sto traslocando e il tempo si perde appresso agli scatoloni. Recupero il prima possibile.
    Shameless però l'ho visto. E Frank, fortunatamente, ci ha fatto preoccupare a vuoto. Sean, che a te non piaceva, ha fatto tutto da solo...

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    1. Uh, come ti piacerà, già lo so :)
      L'uscita di scena di Sean non me l'aspettavo così, vedi che facevo bene a non farmelo piacere?

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  3. Gran bel film.
    E grande la canzone Easy.
    E Vincent Cassel qui sarà anche odioso, d'altra parte il punto di vista del film è mooolto femminile, ma sta diventando sempre più uno dei miei idoli!

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    1. Aver lasciato la Bellucci gli ha fatto bene, pensa che tra qui e Il momento di follia lo trovo decisamente più affascinante pure io!

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  4. lo voglio vedere questo film, anche se per ora è difficile vederlo, specialmente dalle mie parti sigh!!

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  5. Sono i film che , di solito non mi lascio sfuggire...
    "UN sapore di ruggine ed ossa", lo danno stasera su RaiMovie, ed ho già programmato il mysky

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    1. Quanto avevo amato Un sapore di ruggine ed ossa, mamma mia.
      Ricordo la pelle d'oca mentre la Cotillars mutilata, tra sé e sé, sentiva Firework e immaginava di domare le sue orche.

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    2. Io sono la voce fuori del coro, troppe tragedie in quel film, troppi drammi. Per quanto bravi gli attori, ne sono uscita decisamente appesantita...

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  6. Maiwenn ci sa fare, l'hype per questo film è alto.
    Spero non mi deluda.

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