19 aprile 2013

It's All Gone Pete Tong

Once Upon a Time. -2004-


Qual è il colmo per un dj?
Essere sordo.

Ebbene sì, in questa buffa quanto per nulla divertente freddura è racchiusa la trama di It's all gone Pete Tong, film canadese capitatomi un po' per caso tra le mani.
La storia è quella di Frankie Wilde, famosissimo e lanciatissimo dj che da 11 calca l'onda dei più famosi club ad Ibiza.
Sono gli anni '90, gli eccessi, la dance e le droghe girano a piacere e la vita di Frankie è ovviamente la classica S.-D.-R'N'R ma... all'improvviso diventa sordo. I rumori troppo forti del suo lavoro e una malformazione genetica lo portano a perdere l'udito nemmeno troppo gradualmente fino a che la misera percentuale (20%) che ancora gli resta gli viene portata via in un attimo tanto assurdo quanto tragico.
Come riuscirà allora a superare un trauma simile un personaggio così eccessivo che di musica è sempre vissuto?
Come nella più classica elaborazione del lutto, la prima fase è quella del rifiuto, ostinandosi a fingere noncuranza e tranquillità pur non sentendo nulla di quello che succede attorno a lui, poi arriva la rabbia, espressa in un anno di clausura dove la droga -con demoni annessi- abbonda, e infine il momento della rinascita e dell'accettazione. Frankie troverà infatti un modo geniale (e una donna altrettanto unica) per continuare a fare quello che in fondo è più di un lavoro, è la sua vita. Produrre musica pur non sentendola, come un moderno e discotecaro Beethoven, lasciando il mondo a bocca aperta e ai suoi piedi.


Il film, già un vera chicca per l'ambientazioni 90's, è ancora più particolare perchè girato come un mockumentary. Fondamentalmente si tratta di una commedia, anche un po' goliardica, ma gli interventi a "io lo conoscevo bene" uniti a stralci di interviste e trasmissioni radio, ne fatto un falso documentario capace di ingannare pur divertendo molto più di qualsiasi documentario e lasciando il vago alone di una possibile esistenza del suddetto Frankie Wilde.
A dare corpo ed espressione all'esagerato dj un Paul Kaye davvero sorprendete. Eccessivo, fisico e scatenato, la sua recitazione disturba per la volgarità del personaggio in cerca di redenzione convincendo su tutti i fronti.
Ovviamente il tocco finale è dato dalla colonna sonora, composta da pezzi dance e rivisitazioni di classici che nel lontano 2004 ha fatto la fortuna del film.


2 commenti:

  1. Interessante la trama e il fatto che è girato come un mockumentary..me lo segno tra i film da vedere!

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    1. Brava! Il problema è che qui in Italia non credo sia arrivato -strano, eh?-, io son riuscita a recuperarlo con i sottotitoli però!

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