7 marzo 2014

Snowpiercer

Andiamo al Cinema

In un futuro non troppo lontano (2031) il mondo rischierà di soffocare a causa del surriscaldamento globale, e gli esseri umani avranno la brillante idea di preparare un composto chimico che, sparato in aria, possa raffreddare l'atmosfera.
Peccato che il suddetto composto funzioni anche troppo bene, portando il mondo in un'altra era glaciale, congelando in poco tempo ogni cosa, perfino la vita.
I pochi superstiti riusciranno a salvarsi grazie alla lungimiranza di Wilford, che nel suo treno in perenne corsa attraverso il mondo ospiterà gli unici sopravvissuti.
Come in una grande sineddoche della nostra società, però, il treno è suddiviso in classi, in ranghi, e se nei vagoni di testa ci si dà alla pazza gioia con cibo vero, feste in continuazione, saune e piscina, nell'ultimo la vita è dura, sporca e il cibo solo barrette gommose di proteine di dubbia provenienza. Inevitabile quindi che l'insurrezione per queste disuguaglianze sia pronta a scatenarsi, e dopo tentativi lungo i 17 anni della corsa andati a vuoto, Curtis è pronto ad arrivare a parlare con Wilford in persona, ad ucciderlo, e a prenderne il posto.
Il suo piano sarà lungamente preparato, ma la sua riuscita non così liscia come sperato.


Che Snowpiercer prima di essere un film fosse una graphic novel è ben visibile fin dal suo inizio, grazie a una composizione stilistica ben delineata e scene che già viste su carta avevano sicuramente il loro gran bell'effetto.
Che di una trama simile potesse innamorarsene Park Chan-wook è un altro dato ben capibile, e infatti il regista coreano della Trilogia della Vendetta ne è produttore con la sua Moho Films, lasciando alla regia Bong Joon-ho, che già si era fatto notare con The Host prestandogli anche il fido Song Kang-ho.  
Che la messa in scena, e la sua struttura, siano altrettanto interessanti è infine l'ultimo dato per decretare che Snowpiercer è un film di quelli forti, capaci di avvincere e di lasciare sospesi nella visione pur con i suoi difetti.
Nonostante alcuni personaggi troppo caricati, alcune scene evitabili e un colpo di scena non così -almeno inizialmente- sconvolgente, il film è comunque capace di immergere lo spettatore in un mondo altro che altro non è che una miniaturizzazione del nostro, con ricchi e poveri a contendersi un piatto, con un equilibrio sempre più precario, con pochi, o anche un solo uomo, a governare il tutto.


Aggiungendoci un cast che sa il fatto suo tra nuove glorie (Jamie Bell, Chris Evans, Luke Pasqualino di Skins) e vecchie conoscenze (Ed Harris, John Hurt, Octavia Spencer e un'irriconoscibile e sadica Tilda Swinton), la rivoluzione di Curtis si assesta in buona posizione nel genere fantapolitico/apocalittico, riuscendo ad evitare solo in parte di cadere in scene tutte azione e inevitabile spiegone finale, preferendo invece una visione distopica lucida, carica di ironia e di tragedia, ma anche con un briciola di speranza.


12 commenti:

  1. Ecco un altro film che devo assolutamente recuperare. Mamma mia, ce la posso fare.

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    1. Per fortuna la settimana di scarse uscite di interesse permette un po' di recuperi!

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  2. è proprio "l'inevitabile spiegone finale" che io invece avrei evitato tanto volentieri, perchè fino a quel momento il film mi era piaciuto.

    (Se posso permettermi di fare la solita pignola rompiballe, è nel 2014 che il mondo rischia di soffocare e che intervengono esagerando con il refrigerante... infatti nel 2031 il treno sta girando già da 17 anni in mezzo ai ghiacci... )

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    1. Uh, fai bene a fare la pignola! Non avevo fatto i calcoli del 2031-17 anni di viaggio, ora potrei iniziare a preoccuparmi.

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  3. Credo che recupererò prima l'opera originale e poi guarderò.
    Da quello che ho capito, non delude

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    1. Da quello che eleggo in giro, e da come riesce a rappresentare il film, la graphic novel deve essere davvero d'alto livello!

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  4. Sono molto curioso di vederlo, spero di riuscire presto a farcela.

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    1. Fai bene, nonostante i difetti è un bel vedere!

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  6. Gran bel film, avvincente e sociologicamente interessante, curato maniacalmente nei dettagli come ogni produzione orientale che si rispetti. Poteva essere un capolavoro, peccato solo per il pippone finale, retorico e troppo lungo, dove Ed Harris rifà pari pari il suo personaggio in 'The Truman Show'... per 3/4 comunque cinema di gran classe.

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    1. Avvincente sì, quel spiegone fa cadere un po' il ritmo ed è anche un po' scontatino... ma tirando le somme una visione che vale!

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