13 marzo 2026

Se solo potessi ti prenderei a calci

Andiamo al Cinema

Se solo potessi ti prenderei a calci, dico a te Hollywood, che lasci in disparte le voci femminili per troppo tempo e poi quando finalmente riescono a farsi spazio, quando sgomitano, eccole a brillare le loro voci, la loro penna, anche quando sembrano raccontare gli stessi problemi.
Se solo potessi ti prenderei a calci, dico a te maternità, che non sei uguale per tutti, che non sei l'idillio, il sogno, la realizzazione, ma in tutte le tue sfaccettature, che siano comiche, tragicomiche, ironiche o drammatiche, diventi lo spunto per queste donne con la loro voce e la loro penna, di parlarne per sentirsi meno sole, per comprendere uno spettro più ampio di emozioni.


Se solo potessi ti prenderei a calci, dico a te Linda, che sei perfetta nel tuo essere imperfetta, madre a tempo pieno ma anche psicologa, ma anche casalinga, ma anche moglie, a cui tutto crolla addosso.
Letteralmente, c'è da dire, con il soffitto del piano di sopra a crollare se non sulla sua testa, sul suo letto, e a costringerla a trasferirsi momentaneamente in un motel, con quella figlia che bene non sta, che viene alimentata tramite un sondino e deve raggiungere in una settimana già caotica l'obiettivo impossibile di 22,5kg il tutto con il marito distante per lavoro che chiede conferme, chiede presenza, non fornisce aiuto. C'è il lavoro, si dirà, quel lavoro da psicologa che dovrebbe tenerla in bolla, e che invece finisce per aumentare il suo stress alle prese con i problemi piuttosto banali di pazienti esigenti, alle prese con il suo, di psicologo, che non sembra ascoltarla o compatirla e infine alle prese con un'altra madre, apprensiva e al limite, che diventa il suo specchio.
Una settimana, insomma, che non è facile per Linda che prenderebbe volentieri a calci tutti, compreso quel parcheggiatore che la minaccia, compresa quella receptionist che la giudica per quanto beve, per quanto fuma, per quanto lascia sola la figlia nella sua stanza alla ricerca di un momento per sé o di una fuga da sé.


Che la maternità potesse essere anche una brutta bestia ce l'hanno mostrato recentemente  Jennifer Kent, Marielle Heller, Diablo Cody e Hannah Bergholm, con venature quasi horror e paranormali.
Anche Mary Bronstein sceglie in parte questa via, facendo di quel buco che sovrasta la camera di Linda un buco nero che risucchia le sue energie, la sua attenzione e la riporta indietro nel tempo a rivivere traumi mai superati. Sceglie poi di non mostrare mai quella figlia, solo la sua voce pressante, solo le sue richieste e i suoi no e le sue richieste e le sue lamentele, rimanendo invece sul primo piano di Linda, di Rose Byrne, sulla sua ansia, sulla sua stanchezza, sul suo non farcela più.
La presenza di ASAP Rocky e di Conan O'Brien in ruoli inaspettatamente drammatici, dimostra la strada che Bronstein ha voluto prendere con il suo progetto in stallo da 7 anni: non appesantisce, non carica il livello drammatico che sarebbe comunque alto visto il soggetto, facendoci trovare volti noti, volti amati, volti votati al comico, solitamente. E che funzionano nel rendere una storia stressante e spossante a suo modo leggera, vera, con Rose Byrne che si è giustamente meritata un Golden Globe per la sua interpretazione e che si è conquistata un'inaspettata nomination agli Oscar come quota indie della stagione.


Se in Platonic ha dimostrato di essere a sorpresa la spalla perfetta per Seth Rogen, qui diventa una madre, una moglie, una psicologa e una donna sull'orlo di una crisi di nervi che un po' si odia e un po' si ama, che si mette in discussione e si compatisce, a cui voler tendere una mano o prendere a calci.
In un'edizione che vede l'assenza di Sorry, Baby fra i candidati, è la dimostrazione che le voci, le penne e i volti femminile sanno raccontare traumi e paure e momenti bui tirandone fuori un film complesso e riuscito proprio per questo, che non cerca di indorare la pillola, di arredarlo quel buco nero in cui si finisce, ma di mostrarne tutte le ombre, anche le più pericolose, anche le più brutte, per cercare poi di sentirsi meglio.

Voto: ☕☕½/5

1 commento:

  1. L'ho trovato un po' fighettino nel suo voler urlare tutti i concetti, in generale però l'operazione mi è arrivata (come dicono quelli bravi) e sono felice che il mondo si sia ricordato di quanto è brava Rose Byrne. Cheers!

    RispondiElimina