4 aprile 2014

Piccoli Affari Sporchi

Once Upon a Time -2002-

In un colpo solo ti ritrovi:
Stephen Frears che hai adorato dopo Philomena, alla regia,
Audrey "indimenticabile Amelie" Tautou protagonista femminile,
Chiwetel Ejiofor di 12 anni schiavo protagonista maschile,
e soprattutto Steven Knight conosciuto con Locke, venerato con Peaky Blinders e sorprendente con La Promessa dell'Assassino, alla sceneggiatura, che ti riporta in una Londra tutt'altro che da cartolina dove la violenza pur non essendo vendicativa come con Cronenberg è comunque quotidiana.
Tutti i nomi coinvolti in Piccoli Affari Sporchi ci mostrano infatti i margini della città, quelli popolati da immigrati spesso clandestini o rifugiati, alla ricerca di qualunque lavoro, anche umiliante, per sopravvivere in un luogo che non ritengono casa e cercare di non dover tornare in una terra che casa non possono più chiamare.


Okwe si divide così tra due lavori, facendo il tassista di giorno e il portiere in un hotel di notte, cercando di dormire il minimo necessario, approfittando del divano offertogli dalla paranoica e fragile Senay, addetta alle pulizie nello stesso albergo. Okwe è però diverso dagli altri immigrati, e si vede subito: altruista e disponibile è soprattutto uno che se la sa cavare, in Nigeria era un medico, e sarà proprio la sua natura buona a metterlo nei guai. Scoperto un cuore umano nello di una camera, risalirà poco a poco al mercato nero degli organi che cercherà di coinvolgerlo in prima persona, con un aut aut che lo metterà alle strette e la possibilità di cambiare la sua vita.


Per raccontare questa discesa e risalita dagli inferi, Frears e Knight si avvalgono dei colori plumbei e soffocanti di una Londra quanto mai grigia, e brava a nascondere in vicoli e stanze nascoste un pullulare di affari illegali e pericolosi dove la stessa vita viene messa in gioco. Facendo poi del punto di vista spesso annebbiato di Okwe, seguirne le vicende diventa in breve un condividere le sue sensazioni: la sua paura di essere scoperto, l'angoscia di essere messo alle strette, la sonnolenza continua combattuta a suon di erbe mediche.
Così facendo, regista e sceneggiatore riescono in un colpo solo ad unire le loro capacità, passando al ritmo frenetico di una fuga al vuoto di un obitorio come rifugio a fare del loro racconto e del loro protagonista un amico per cui tifare.
Il colpo di scena finale, che porterà a un happy end forse un tantino buonista, è la ciliegina sulla torta di un film magari non indimenticabile, ma che sa sfruttare al meglio i nomi in esso coinvolti facendo luce sugli angoli più bui della nostra società.


3 commenti:

  1. non fondamentale, sì, ma molto ben costruito, a me piacque parecchio. all'epoca sottovalutatissimo, da recuperare

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'unica nota dolente è il finale, ma in ogni caso una visione gliela si concede volentieri per il tema che tratta e per come lo tratta!

      Elimina
  2. A me il finale è piaciuto, un pizzico di dolcezza in un film nerissimo dove non c'è spazio per l'amore ma solo per lo sporco e il sudicio, anche e soprattutto nei rapporti umani. Un gran bel film, perchè sia stato rimosso dalla filmografia di Frears non me lo spiego. Comunque fra gli attori bravissimo anche Sergi Lopez, un attore che ho scoperto da poco e che mi piace moltissimo: come lo fa lui il viscido e stronzo pochi altri :)

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...