7 maggio 2016

La Foresta dei Sogni

Andiamo al Cinema

Partiamo sempre da lì, dalle aspettative.
Matthew McConaughey protagonista, di nuovo su grande schermo dopo l'Oscar e dopo un Interstellar non da poco.
Naomi Watts sua spalla, la cui carriera grazie a Birdman sembra tornata nei giusti binari.
Gus Van Sant alla regia, che se si è concesso all'amico Matt Damon per dirigerlo nel non troppo ispirato Promised Land, ora sembra tornato pure lui a temi e ambientazioni più consone.
I temi e l'ambientazione in questione sono la morte, o meglio la vita, su cui riflettere e a cui aggrapparsi nel luogo migliore in cui morire, si proprio così: il miglior posto dove morire esiste, e secondo google è la foresta di Aokigahara, in Giappone, luogo mistico, luogo in cui in molti, giapponesi e non, vanno a suicidarsi.



Ci va anche Arthur, partendo dall'America, senza bagaglio, senza rimpianti.
Ci va, ignorando i cartelli dissuasivi che contornano il sentiero principale, ci va ma qualcosa cambia nel suo intento.
Un uomo, Takumi, si frappone al suo destino, e per essere deciso a morire, a lasciarsi tutto alle spalle, Arthur dimostrerà di essere quanto mai attaccato alla vita, superando ogni ostacolo o cataclisma pur di uscire, assieme a Takumi, dalla foresta.
Ovviamente, nel farlo, veniamo a conoscere il suo passato, quel matrimonio infelice e pieno di astio con Joan, quel matrimonio che, per cause superiori, è cambiato in meglio, almeno fino alla fine.


Raccontato così, La foresta dei sogni sembrerebbe anche un bel film.
Peccato che, da questo soggetto, ne sia stata ricavata una sceneggiatura che fa acqua da più parti.
E non parlo solo di svolte ed imprevisti che si potrebbero catalogare sotto le sfighe più impensabili, parlo soprattutto di dialoghi pesanti e ridonanti (in particolare quelli matrimoniali), parlo di cliché che non ci vengono risparmiati e parlo di spiegoni che si accumulano fino ad arrivare ad un finale dove si ricorre neanche fossimo in una serie TV di second'ordine a flash di quanto già visto/sentito per portarci a un colpo di scena in realtà già prevedibile, che spera di fare breccia nel cuore dello spettatore grazie al suo romanticismo.
Non ce la fa su di me, solitamente incline a sciogliermi in lacrime, né ce l'ha fatta a Cannes, dove il film è stato accolto da minuti e minuti di fischi.
Il problema infatti non è solo in una sceneggiatura imperfetta, ma anche in una regia che dice poco, laddove un Malick alle prese con una foresta labirintica come quella di Aokigahara avrebbe saputo tirar fuori qualcosa di altamente impressionante, Van Sant fa il suo lavoro, e nulla di più, sbagliando poi in un uso dei flashback che partono a random senza veri e propri raccordi.
McConaughey s'impegna, e il risultato lo porta a casa, la Watts è invece troppo caricaturale nel suo incarnare la desperate wife alcolizzata, ma forse il problema sta anche nel doppiaggio.
Insomma, questa foresta aveva tanto potenziale dalla sua, ma si è affossata su se stessa.


Regia Gus Van Sant
Sceneggiatura Chris Sparling
Musiche Mason Bates
Cast Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe
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The Tree of Life, Paranoid Park

4 commenti:

  1. Peccato, peccato. Lo attenderò in homevideo, ma senza troppa fretta.
    L'ambientazione è così affascinante, ma vedo che al cinema proprio non capiscono come sfruttarla: in questa foresta la Dormer ha girato un filmettino horror, The Forest, appunto, e pure quello era scarsissimo.

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  2. Ne stanno parlando tutti malissimo, e si sente ancora l'eco dei fischi di Cannes. Ciononostante continua ad attirarmi :/

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  3. Un film sicuramente non riuscito, ma per me non così brutto come in troppi lo hanno descritto: i fischi di Cannes li ho trovati ingiusti e gratuiti. A fare acqua, come dice anche Lisa, è soprattutto la parte familiare, quella raccontata in flashback: in effetti tutte le situazioni sono innaturali e poco credibili. Però le sequenze girate nella foresta e il dramma personale dei due protagonisti sono sincere e fanno riflettere. E' un film per certi versi sbagliato ma onesto, che non mi sento di bocciare del tutto. Ho trovato molto più brutto, per fare un esempio, un film falso e pretenzioso come "Le Confessioni", che pure è stato trattato in guanti bianchi dalla critica...

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  4. Peccato, Van Sant a me è sempre piaciuto parecchio.
    Con aspettative molto basse, comunque lo vedrò.

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