4 settembre 2015

Venezia 72 - Francofonia


Dall'Ermitage al Louvre.
Ad Alexander Sokurov piace mostrarci l'arte, piace raccontarcela e ricamarci sopra.
Anche se esagera.
Francofonia è infatti né più né meno che una lezione di storia, una lezione d'arte, in cui il professore si diverte tanto, giocando con quella storia, con quelle opere, prendendo tanti media, tanti spunti, per poter fare la sua lezione.

Sukorov mette se stesso, la sua voce, in primo piano, usando quadri, usando il Louvre stesso, usando vecchie foto, vecchi filmati, per raccontarci di una pagina di storia non del tutto conosciuta: quella del museo parigino negli anni dell'occupazione tedesca.
Come il più tipico dei professori, il regista si permette divagazioni, si permette riflessioni sincere, comunicando con noi, pubblico, che diventiamo più suoi confidenti, suoi allievi.
Non ci sono balletti, piani sequenza, ma ci sono prodigi tecnici e ricostruzioni, uso di droni e panoramiche emozionanti della città dell'amore, vista per la prima volta spoglia, spopolata, con due soli eroi, schierati su fronti opposti, a proteggere l'arte, la cultura di un popolo e dei popoli.
Il direttore del museo Jaujard e il conte Metternich, collaborarono per anni, e grazie alla loro collaborazione, quadri e dipinti protetti nei castelli della Loira, si salvarono dalla fame tedesca e di Hitler stesso.
Sokurov scherza anche con loro, comunica con loro, così come farà con la Marianna e il Napoleone che trova e ritrova in un Louvre di cui ci racconta i segreti, il dietro le quinte.
Come ogni lezione che si rispetti, però, anche questo Francofonia esagera, annoiando qua e là, sorprendendo con piccoli colpi di genio che innalzano una pellicola che su carta, e senza il nome di Sokurov e la sua maestria, potrebbe essere scambiato per un documentario di tipo scolastico atipico.

1 commento:

  1. Sokurov per me è sinonimo di noia e pretenziosità.
    Questa lezione di storia e d'arte quindi la bigio alla grande! :)

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