4 novembre 2015

Amore Tossico

Once Upon a Time. -1983-

Claudio Caligari, classe 1948, corta filmografia:
Amore Tossico, 1983.
L’odore della notte, 1998.
Non essere cattivo, 2015.
Proprio quest’ultimo, presentato a Venezia, scelto come film italiano per rappresentarci nella categoria miglior film straniero agli Oscar, è stato la molla fondamentale per farmi finalmente conoscere e apprezzare questo regista.
Un regista colpevolmente mai sentito, mai letto in nessuno dei testi di storia del cinema universitaria, i cui film sono passati in sordina, ai più, a me, finora.
Partiamo queste breve, purtroppo brevissima riscoperta, a partire dal suo esordio nel cinema della finzione, dopo una manciata di documentari che già parlavano di un tema che non lo abbandonerà mai: la droga.


L’ambiente sarà sempre quello, la Roma di borgata, Ostia.
I protagonisti giovani di strada, coatti e sinceri, che della droga si inebriano, uniti tra loro in amicizie particolari, vere.
Amore Tossico questo racconta, l’arrivo di una droga pesante come l’eroina, la rincorsa al prossimo buco, tutti i mezzi possibili per arrivarci, per racimolare abbastanza soldi, muovendosi come un branco a caccia.
Come in un film neorealista, come un film pasoliniano, non ci sono attori professionisti qui, ci sono quei ragazzi che si muovono tra le strade romane, tutti coinvolti in passato, o ancora dentro, alla dipendenza, che si sparano in vena una dose e già cercano la successiva, che si impelagano in mille disavventure per riuscirci.
Per questo il film ha impiegato più del previsto per essere realizzato, aspettando le crisi di astinenza, aspettando il rilascio da eventuali arresti, modificando quella sceneggiatura, che sembra un documentario, che ha quel tocco unico che sa quanto mai di vero, ancora un volta.


Siamo immersi in quel mondo che sembra così distante, così sporco e impensabile nell'Italia del vivere bene: osserviamo, seguiamo Cesare e i suoi amici, dentro quegli anni ’80, dietro a quell’euforia che la droga comporta, che come in un Trainspotting romano lascia da parte –ma solo per poco- tutti i drammi che ne derivano: prostituzione, furti, overdose, morte, AIDS.
E proprio di questa moriranno anni dopo i tre personaggi principali.
Amore Tossico è così un continuo rimando tra finzione e realtà, con dialoghi, situazioni, più vere de vero, dentro quel degrado, dentro quei tormenti, di una gioventù allo sbando, di genitori che non li sanno contenere e capire, che si fa per noia, per piacere, per abitudine.
Amore Tossico entra così dentro, strappando risate amare, diventando un cult con frasi, con fatti, con situazioni, trovando in un tragico finale tutto il suo senso.
Facendo soprattutto pensare a un futuro roseo per quel regista che esordisce così potentemente, e che invece si dovrà aspettare più di 10 per trovare nuovamente in sala.


9 commenti:

  1. credo che il punto sia che Caligari è considerato più un artista visuale, un videomaker, che un regista tout-court (un po' come Sarchielli e Grifi, anche se i confini sono arbitrari). Credo di avere letto qualcosa su di lui su Flash Art, per dire, al pari degli esperimenti che fecero Mario Schifano o Ugo Nespolo. Mi pare che Caligari abbia diretto anche L'imperatore di Roma, giusto? Ma forse sbaglio, io credevo addirittura che fosse morto...

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    1. Mi sa che ti confondi un po'...
      Caligari ha iniziato da documentarista, e i suoi film non sono accostabili alla videoarte, almeno non per me: immersi nella realtà come in questo caso, ma anche attenti a un linguaggio cinematografico che richiama il genere poliziesco e americano (soprattutto in L'odore della notte).
      E poi, sì, è morto, nella fase di montaggio di Non essere cattivo, con all'attivo tristemente solo 3 film.

      L'imperatore di Roma, wikipedia mi informa, l'ha diretto Nico D'Alessandria.

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  2. Un film davvero forte, capace di lasciare il segno in chi guarda. Peccato sia così eccessivamente ignorato nel nostro paese.

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    1. Un peccato davvero, sono dovuti passare 30 anni prima che lo conoscessi, e me ne dispiace tanto.

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  3. Un film bellissimo, forte, neo-neorealista. Vero e sincero, per me un cult.

    Moz-

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    1. Ora lo é anche per me, dialoghi e frasi impossibili da dimenticare!

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  4. Penso davvero che sia l'ultimo film neorealista italiano.
    Da noi è un cult

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    1. Una forza ineguagliabile, immagino la sua forza per chi lo ha scoperto per tempo..

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  5. Sì, in effetti mi sono un po' confuso... solo la morte recente ho imbroccato, mannaggia.

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