12 marzo 2016

Legend

Andiamo al Cinema

C'è stato l'incubo del doppio Jesse Eisenberg.
C'è stato il sogno -allucinante e allucinatorio- del doppio Jake Gyllenhaal.
E ora c'è il sogno che diventa realtà di un doppio Tom Hardy.
Un sogno ancora più bello perchè qui discorsi complicati -seppur affascinanti- come il doppio e il suo mistero sono messi da parte, perchè qui siamo nella Londra degli anni '60, nella Londra piena di stile, e piena anche di malaffari.
In questa Londra, Tom Hardy interpreta entrambi i gemelli Kray, gangster che si sono fatti strada a suon di violenze e intimidazioni, di legami con la mafia e giri di denaro sporco.
Purtroppo, però, anche il più bel sogno presenta i suoi lati negativi, non diventando propriamente un incubo, per carità, ma nemmeno una di quelle fantasie da cui non vorresti svegliarti mai.
Prima di tutto perchè Legend è riuscito ad annoiarmi -sì, annoiarmi- fino a farmi addormentare.



Proprio così, un film con Tom Hardy, un doppio Tom Hardy, mi ha annoiato, mi ha fatto assopire più di una volta. E no, il film in questione non è il tanto bello quanto lento Revenant, è un Legend che parte scoppiettante ma non esplode mai davvero, troppo pieno -o vuoto- nei suoi giri che vogliono raccontare una scalata senza colpi di scena.
Ed è un peccato, non solo perchè il protagonista, o i protagonisti, hanno dalla loro un carattere dall'ottima resa cinematografica, ma perchè le premesse facevano sperare ben altro.
Le premesse sono quelle di una Londra piena di stile, incarnato dalla bellissima e sofisticata Emily Browning, che incanta pure uno di quei gemelli, il più calmo e all'apparenza ragionevole Reggie, che le fa una corte spietata, che riesce a mettere a tacere i dubbi sulla sua moralità, perfino dalla prigione. L'altro, Ron, non ha paura a mostrarsi per ciò che è, non ha paura a dichiarare subito, a tutti, la sua omosessualità, e forse è la pazzia, la malattia mentale a parlare, forse è solo la spacconeria di sapere la sua forza.
Questi due gemelli, a suon di martellate, di pugni, di casinò e di locali, la Londra anni '60 la conquistano e la fanno vivere, conquistando pure quella donna che sa aspettare, sa annientarsi.
Perchè non tutto è oro ciò che luccica, si dice, e dietro al potere, c'è la violenza, c'è il sangue, ci sono i malaffari.
E allora, dietro un matrimonio all'apparenza felice, ci sono tante pillole che permettono di andare avanti, almeno finchè questo è accettabile.


Nulla di nuovo quindi sul fronte del racconto, pupe e pallottole, bulli e sangue, e mentre assistiamo a un'escalation della violenza che culmina con il dolore, ci si assopisce, presi dentro una trama che non sa bene dove andare, infarcendosi di tutto un po', del poliziotto che li vuole incastrare, delle follie che sperperano denaro, di madri invadenti.
Lo scatenato accento di Tom Hardy riesce a salvare solo in parte il tutto, bravo e bello, spietato e spaccone, diviso in due offre una prova perfetta, mentre la fragile Browning non sembra la presenza giusta al suo fianco, o almeno al fianco di Reggie.
E così si finisce per assopirsi, per addormentarsi, lasciando scorrere un film che scorre senza lasciare troppe emozioni, senza restare davvero, sognando ancora un doppio Jake, sognando un doppio Tom che con la sua voce culla fino al mattino.


Regia Brian Helgeland
Sceneggiatura Brian Helgeland
Musiche Carter Burwell
Cast Tom Hardy, Emily Browning, Christopher Eccleston
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3 commenti:

  1. Io non sono un grande fan del genere gangster e tendo facilmente ad annoiarmi, però questo film, pur non fenomenale, non l'ho trovato nient'affatto noioso. Non è che hai messo su il dvd de Il ponte delle spie? ;)

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    Risposte
    1. Sicura sicura, sarà stata anche la stanchezza, o le aspettative, ma non ce l'ho fatta e la visione è stata in due-tre battute. Tom scatenato, ma la regia proprio no.

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  2. Un film assolutamente convenzionale per un Hardy eccezionale.
    Peccato, si poteva dare di più.

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