29 aprile 2016

Lui è Tornato

Andiamo al Cinema

Il se da cui parte il film è un se di quelli importanti:
Se Adolf Hitler tornasse in vita, in Germania, cosa succederebbe?
Come sarebbe accolto? O cosa ne penserebbe, lui, della realtà attuale?
Questo se, grande e ingombrante, se lo è chiesto dapprima Timur Vermes, scrivendone un libro, altamente ironico ma con un fondo di verità che spaventa, best seller e campione di vendite per un anno intero.
Ovvio che se ne è poi tratto un film, ma un film non come gli altri già per la sua distribuzione, un film distribuito prima su Netflix, poi come evento per due soli giorni al cinema, ma non come gli altri anche per la sua realizzazione, dove alle scene di finzione si alternano candid camera riprese dal vero in giro per il Paese.
Come un Borat, ancora più provocatorio perchè reale, Hitler si aggira per Berlino, per la Germania, intervistando e tastando gli umori del popolo.


Ci si aspetta perplessità, indignazione.
Ci si aspetta che quel popolo che con una così grave colpa ha dovuto portare per anni, a ritrovarsi il Führer in persona inorridisca, ne scampi.
E invece, sotto la porta di Brandeburgo è un pullulare di selfie, di battute, di scherzi.
E invece, cosa più spaventosa, l'insidia del razzismo, della supremazia del bianco, del non accettare il diverso, serpeggia ancora tra i malumori di un popolo che si sente invaso.
La realtà sembra così davvero superare la finzione, con laggente comune che non si ritrae, che alza il braccio in segno di saluto, e sorride a quell'Hitler che si presenta nella sua divisa sgualcita.
E quando entra in gioco la finzione, quando queste candid camera vengono messe da parte, si racconta cosa potrebbe mai pensare il capo del partito nazista ritrovandosi in una Germania multietnica, dove la TV, potente mezzo di propaganda è invasa da programmi di cucina, dove internet si fa enciclopedia.
Il Führer, che si risveglia stordito, e che viene spalleggiato da un cameran con velleità di regista che ne vede un attore perfettamente calato nella parte, finisce così su quel mezzo che è la televisione, scombinando ogni previsione catastrofista: le sue parole di rabbia, la sua sola presenza, non disturbano.
Anzi.
Queste parole vengono accolte con consenso, vengono condivise.


Passano gli anni, viene messa a tacere la coscienza storica, e in un momento in cui non sono gli ebrei a far paura, ma altri diversi, altri stranieri, le barriere che si alzano sono le stesse.
Lui è tornato, sotto forma di una commedia dall'ironia tagliente e pungente, fa un quadro preoccupante dell'oggi, con poca indignazione, tanta approvazione.
Lo fa nel modo semplice e diretto delle candid camera, cosa che giustifica un taglio registico del film di livelli piuttosto bassi.
La fotografia, le luci, le stesse interpretazioni non sono particolarmente curate, anzi, gli standard sono quelli televisivi, gli attori, fin troppo caricaturali, fanno storcere il naso in più di un'occasione.
Non lui, però, non Oliver Masucci/Adolf Hitler.
Lui, che con le sue parole ben scandite, con i suoi discorsi pieni di pathos, spaventa, ma mai quanto quelle mani che applaudono, quelle teste che annuiscono.
Quel se, tanto ingombrante quanto importante, ha portato ad un risultato difficile da digerire: lui non è tornato, lui non se n'è mai andato.


Regia David Wnendt
Sceneggiatura David Wnendt, Johannes Boss, Minna Fischgartl, Timur Vermes
Musiche Enis Rotthoff
Cast Oliver Masucci, Fabian Sawatzki, Katja Riemann
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7 commenti:

  1. la cosa che fa riflettere (e al contempo terrorizza) è che, e le recenti elezioni in Austria non fanno che confermarlo, se davvero tornasse ci sarebbe un sacco di gente disposta a dargli retta.

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  2. Visione che ho apprezzato moltissimo, grazie Netflix!
    È impressionante come questo film, questa 'commedia', sia riuscita ad inquadrare la situazione europea meglio di migliaia di discorsi impegnati e seriosi..

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  3. Il lato più preoccupante di questa messa in scena, è che davvero lui non se n'è mai andato! E continua a rinascere ogni volta che qualcuno pensa che il diverso da noi possa essere d'intralcio alla serenità della nostra vita!

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  4. Ciao non ho visto il film,ma ho letto il racconto,bellissimo.
    Ciao fulvio

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  5. Un film adatto ai tempi e probabilmente anche fin troppo veritiero.

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  6. Uno dei film più interessanti di quest'anno per il momento non troppo entusiasmante, almeno a livello di tematiche e di idee.
    Però la forma come dici troppo televisiva non mi ha convinto molto ed è un peccato, perché poteva essere un vero cult.

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  7. decisamente un film che vorrò vedere
    anche se in quel di brescia non ho visto alcuna sala che lo desse

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