3 aprile 2017

Il Lunedì Leggo - Una cosa divertente che non farò mai più di D.F. Wallace

Sono nel mio periodo americano.
Intento letterariamente parlando, non letteralmente.
Sono anche in periodo di trasloco, e quindi i libri americani dalla mole imponente non vanno certo a braccetto con il mio poco tempo e le mie poche forze per buttarmi sulla lettura.
Recupero, allora, un libro letto, divorato, amato, qualche anno fa.
Non il mio primo DFW, che come già detto mi allieta una volta l'anno, ma quello di cui è più facile parlare.



Cosa dire, infatti, del cult Infinite Jest ora che di anni dalla sua lettura ne sono passati parecchi? La memoria, come sempre, gioca brutti scherzi sulla trama, ma rimangono le sensazioni, i numerosi sorrisi di divertimento, di soddisfazione, di ammirazione al cospetto di un romanzo geniale, nella sua forma, nel suo stile, nel suo sviluppo, quei viaggi in treno, quei minuti sottratti allo studio per buttarmi nelle vicende di Hal Incandenza & Co., restano, ancora.
Lo stesso vale per La scopa del sistema, che da pragmatica è stato il primo DFW, esordio strabiliante, più "facile" rispetto al suo capolavoro, e già completo.
Poi ci sono le numerose raccolte di racconti, in cui non sempre tutto funziona ai miei occhi, in cui qualche racconto, appunto, piace meno, ma basta citare Questa è l'acqua o Il pianeta Trillafon e la Cosa Brutta per riempire gli occhi di bellezza, e ci sono ovviamente anche le raccolte di saggi, come quel Considera l'aragosta che mi ha convinto ancor più a non assaggiarla mai e poi mai un'aragosta.
Ma veniamo al libro di cui è più facile parlare, un libro che fin dal titolo promette ironia, e ironia dà, a palate.
Il libro in questione -Una cosa divertente che non farò mai più- è in realtà un lungo articolo commissionato da Harper's, uno di quegli articoli che buttano gli scrittori in nuove esperienze per avere il loro punto di vista a riguardo, un po' quello che fa Hannah, in Girls.
In questo caso, quelli di Harper's, hanno chiesto allo scrittore culto, allo scrittore sulla cresta dell'onda DFW di imbarcarsi in una crociera, e raccontarne l'esperienza.
Quello che ne è uscito è più di un semplice articolo, è un racconto in piena regola in cui la personalità dell'autore è palpabilissima. Lui, solitario, depresso, lì, in mezzo a persone di mezza età, in mezzo alla buona società che in crociera si diverte, si sollazza, a quell'America media e materialista che crea un mondo a sé in cui, da estranei, si fatica ad entrare.
Io, che in crociera non andrei mai, nelle parole, nei fatti, nei momenti assurdi che DFW inanella, mi sono divertita da matti, e me lo immagino uscire dalla sua stanza, mettersi in agguato, cercando di beccare finalmente il momento in cui gliela puliscono, la stanza, e invece, ogni volta un contrattempo, una distrazione, e quella camera al suo ritorno è immacolata come per magia. E me lo immagino chiedere avanzi di pesce per richiamare degli squali, allarmare così il capitano della nave e il suo equipaggio.
Me lo immagino, insomma, DFW alle prese con un cosa all'apparenza divertente, ma che per forza di cose, non farà mai più.
La critica sociale, è viva, l'ironia, è pungente, e non si smette di leggerlo, di citarlo, in un reportage vivo più che mai, divertente, come non mai. Vero.
E quasi quasi, di andare in crociera, di verificare quel "divertimento" viene voglia. Di questo è in grado uno scrittore, di far cambiare idea, lui che invece no, non l'ha cambiata.

2 commenti:

  1. Questo, al pari di Quando siete felici fateci caso, è uno di quei volumetti che mi sono sempre saltati all'occhio per via del titolo. Non avendo letto mai Wallace, però, penso che partirò da qualche altro titolo che citi nel posto - no, non da Infinite Jest, perché sai che già Middlesex sembrava troppo mattone per i miei gusti, figuriamoci questo. Ti sono psicologicamente vicino per la questione trasloco. Lo scorso anno, proprio di questi tempi, rubavo scatoloni vuoti in giro su commissione di mio padre.

    Tra parentesi. Non so bene quale sia il tuo rapporto con la poesia (io non c'ho rapporti, la conosco solo per questioni di studio, non l'ho mai letta per leggerla), però mi è capitato per le mani un volumetto che si chiama Milk and Honey, uscito intorno all'otto marzo, e secondo me ti piacerebbe. Sfoglialo, in libreria. Ha anche illustrazioni bellissime!

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    Risposte
    1. Come Wallace iniziale non è per niente male, resta un articolo -lungo- ma c'è tutto il suo stile e la sua ironia, si ride davvero parecchio.
      Pensa che il trasloco ancora non è iniziato, ma sono iniziati i lavori per sistemare mobili e quant'altro, quando arriverà il momento degli scatoloni, mi sentirò più leggera, per assurdo...

      Le poesie, eh, sono una brutta bestia. Ne leggerei una al giorno, così, nel momento giusto, ma le raccolte mi spaventano perchè non so come approcciarle. Quel titolo mi era capitato sottomano in alcuni articoli, alla prossima capatina in libreria me lo sfoglio, grazie per la dritta!

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