1 aprile 2017

La Vendetta di un Uomo Tranquillo

Andiamo al Cinema

Blancanieves nel 2013, bello, interessante, originale, ma forse troppo grottesco per i miei gusti e per restare nel cuore.
La vita è facile ad occhi chiusi nel 2014, bello, a tratti, piuttosto irritante il più delle volte, colpa del doppiaggio, forse, o di un protagonista con cui non ho socializzato.
La Isla Minima nel 2015, thriller di quelli belli densi, solidi, in cui l'aria si taglia con l'accetta, che ha però il difetto di arrivare in Italia dopo True Detective, ricordandone troppo la trama.
Truman, nel 2016, commedia dolceamara, temi importanti, un'amicizia e un amore di mezzo, ma niente che gridi al capolavoro, che faccia davvero entusiasmare.
Io e i Premi Goya non andiamo tanto d'accordo, insomma, tanto loro esaltano il film vincitore -che di solito si porta a casa anche parecchi altri premi più o meno importanti- più io, tutta questa bellezza non la trovo.
Quest'anno, il film dell'anno per la Spagna, è La vendetta di un uomo tranquillo, passato per Venezia -dove l'ho perso e dimenticato- con il titolo Tarde para la ira.



Ed è andata esattamente come gli altri anni, trovandomi di fronte un film dal taglio deciso, con personaggi con cui è difficile simpatizzare -vuoi per i tratti, vuoi per la loro storia- e con la sensazione di un cinema fuori tempo, dal linguaggio troppo particolare e troppo serioso per i miei gusti.
Cos'hanno in comune il galeotto Curro, che esce dopo 8 anni di prigione per una rapina in cui faceva da palo e che solo l'ha visto pagare di fronte alla giustizia, e il silenzioso, tranquillo José, lo si capisce dopo poco.
Ad unirli, oltre il passato, anche l'infatuazione per Ana, moglie del primo, e madre di suo figlio, che pazientemente lo sopporta e l'ha aspettato in questi 8 anni, a prima vista mira del secondo, che la osserva, la scruta, in quel bar che gestisce.
Ma c'è un piano, c'è la vendetta del titolo da mettere in atto e che fa partire un road movie gretto e pieno di sangue.


Il cambio di registro va di pari passo con il cambio dello stile del film, che abbandona quell'apatia iniziale, quei silenzi, per far esplodere una colonna sonora diversa e non proprio a modo, e soprattutto adrenalina e ansia.
Quell'uomo tranquillo, José, si rivela spietato, quel compagno di viaggio che spietato sembrava, si fa mite, in un ulteriore cambio, quello di ruolo.
In tutto questo, però, l'attenzione svanisce, la solidità resta, il racconto si mantiene vivo, anche in quel colpo di scena finale, ma non per tutti, non per chi a un certo cinema sporco, freddo anche se in pieno sole, a un cinema che si fa western, che ne richiama pure certi stilemi, certe inquadrature non è appassionato.
Raúl Arévalo, il regista al suo esordio, dimostra di aver assimilato da attore certi sguardi da catturare, e non a caso, il suo ruolo più conosciuto è proprio quello dell'osannato La Isla Minima.
Qui, se ne ricalcano alcune tematiche, se ne ricalcano altre dal da me odiato El Desconocido, altre ancora, con la trasformazione di quell'uomo tranquillo, da Sorrentino, ma non si ha la stessa bellezza, la stessa profondità de Le conseguenze dell'amore.
Così ho capito che sì, io e il cinema spagnolo, per il suo modo di snodare il racconto, di gestire il tempo, e di inquadrare anime sporche, io e quel cinema incensato dai premi Goya, molto d'accordo non sappiamo andare.


Regia Raúl Arévalo
Sceneggiatura Raúl Arévalo, David Pulido
Musiche Lucio Godoy, Vanessa Garde
Cast Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz
Se ti è piaciuto guarda anche
La Isla Minima, El Desconocido, Le conseguenze dell'amore

7 commenti:

  1. Mai fidarsi dei Goya.
    O dei Goi. :)

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    1. Ogni anno ci casco, devo imparare dai miei errori ;)

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  2. Vabè io una sbirciatina gliela do non si sa mai, magari mi può piacere ^^

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    1. Male comunque non è, anzi, è che ha una storia e uno stile poco affini ai miei gusti. Prova e fammi sapere!

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  3. Quest'anno non ero così sicuro di buttarmi sui Goya, e ora ancora meno.
    Vedremo se avrò voglia di recuperarlo.

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    1. Di per sé in realtà è un film molto fordiano e molto western, insomma, una buona storia di vendetta, magari a te può piacere..

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